CINQUE TITOLI IN DOTE: MEDEA – PIER PAOLO PASOLINI

Per entrare a far parte di Metro-Polis non si richiede alcuna appartenenza politica o confessione religiosa, così come non è richiesta nessuna adesione a correnti di pensiero o credo ideologici.
L’unico invito che rivolgiamo a chi vuol diventare nostro socio, è quello di portarci in dono cinque titoli: possono essere titoli di libri, di film, di articoli di giornali, di canzoni, di poesie, di telefilm, di interviste, etc… L’importante è che questi titoli riflettano l’identità di chi li porta con sé in dote, in modo da poter costruire insieme l’identità collettiva di Metro-Polis.

In questa rubrica potrete trovare, mese per mese, i Titoli in Dote che i nostri soci hanno deciso di condividere.

MEDEA – PIER PAOLO PASOLINI

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APPETIZER BOOKS: UNA PICCOLA MORTE – MOHAMED HASAN ALWAN

di Francesco Colombrita

«L’utero era la nostra Patria. Nascendo siamo andati in esilio»

IBN ‘ARABI

Edito E/O, 2019, 560 pp

Nacque a Murcia, in Spagna, nel XII secolo, un bambino destinato a lasciare un segno nella storia dell’Islam, e non solo. Muhyi-d-din Ibn ‘Arabi è uno di quei pensatori la cui penna ha squarciato limiti di tempo e spazio per depositare i germogli delle sue opere nelle menti di molti intellettuali dei tempi a venire.

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A GRAZ

di Ottorino Tonelli

«Fu un viaggio di nessuna difficoltà materiale, senza mari o frontiere da superare, attraverso regioni poco accidentate anche se deserte per collocazione geografica. Restarono a casa loro, Mercier e Camier, ebbero questa inestimabile occasione. Non dovettero cimentarsi, con maggiore o minor fortuna, con modi di vita stranieri, con una lingua, un codice, un clima e una cucina bizzarri, in ambienti che avessero, dal punto di vista della somiglianza, un sia pur minimo rapporto con quello a cui l’infanzia prima e l’età matura poi li avevano abituati. Il clima, anche se a volte inclemente (ma c’erano avvezzi), non superò mai i limiti del temperato, vale a dire di ciò che un uomo del loro paese, convenientemente vestito e calzato, può sopportare».

(S. Beckett, Mercier e Camier)

«Me ne mancano due, poi me le sono fatte tutte le capitali europee», mi disse Tizio con rammarico e con l’intento di raggiungere l’obiettivo: se San Pietroburgo, Leningrado, Pietroburgo o Mosca, Torino, Firenze o Roma… vai a sapere cosa gli mancava. Continue reading

IN VIAGGIO – ULISSE OLTRE I LIMITI

di Rosalba Granata

Anonimo fiorentino, Il naufragio della nave di Ulisse, fine 1300 circa.

Pietà. Disprezzo. Indignazione. Rispetto. Sono diversi i sentimenti che prova Dante negli incontri con i dannati.
Per esempio nei confronti degli ignavi mostra assoluta ripugnanza mentre si sente coinvolto fino alle lacrime dal discorso di Francesca. Quando si trova davanti alla fiamma che racchiude Ulisse in Dante prevalgono curiosità e interesse uniti a rispetto. Si ferma davanti a lui e, attraverso Virgilio, gli chiede della sua ultima avventura.

Ulisse inizia a parlare e il suo discorso ci tocca profondamente.

Nemmeno gli affetti più cari per il figlio Telemaco, per la moglie, Penelope, per il vecchio padre riuscirono a tenerlo ad Itaca. Il desiderio di conoscere lo spinse ancora una volta per l’alto mare aperto.

Né dolcezza di figlio, né la pièta
del vecchio padre, né il debito amore
lo qual dovea Penelopé far lieta,
vincer potero dentro a me l’ardore
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto,
e de li vizi umani e del valore;
ma misi me per l’alto mare aperto
(Inferno, Canto XXVI) Continue reading

LA BIBLIOTECA DI BABELE – EXIT WEST DI MOHSIN HAMID

di Il club del libro

A giugno la Biblioteca di Babele, il club del libro targato Metro-Polis, ha continuato il percorso all’interno dell’istanza del viaggio dedicando l’incontro a Exit West, di Mohsin Hamid. Il tema è quello della migrazione, affrontato con un piglio decisamente originale.

In un mondo molto simile al nostro, che difficilmente potremmo mancare di riconoscere, si verifica un fenomeno piuttosto strano. Alcune porte, dicono, iniziarono a mutare, trasformandosi e divenendo passaggi per altri luoghi del pianeta: Continue reading

15 MINUTI CON METRO-POLIS: SORRISO

di Simone Romano

Il percorso partecipato di Metro-Polis è iniziato con Valentina che ha adottato la parola “finestraper descrivere la caratteristica di completa apertura della nostra associazione verso il mondo e verso altre realtà, è continuato con Patrizia che ha adottato la parola “ponte” che, insieme a “rete”, è una delle metafore che guidano l’azione di Metro-Polis, e allo scorso aperitivo ha visto la tappa di Beatrice con la parola “bicicletta, che come oggetto e simbolo ha attraversato tutta la storia della nostra associazione.

Io ho scelto la parola “sorriso” per descrivere Metro-Polis, perché mi è venuto in mente che tre anni fa, in occasione di uno degli incontri ad hoc del percorso partecipato, “ “sorriso” è stata una delle parole scelte per descrivere Metro-Polis, accostata ad altre parole come per esempio “accoglienza”. Continue reading

EDITORIALE: IL MAGICO MONDO DEI BURATTINI

di Valentina Bonzagni

Ci sono due occhi di bambino dietro il vetro che gli sorridono. Entra deciso con una sporta, grande, da far la spesa, piena. Lui sta per chiudere che deve andare a pranzo, e le tagliatelle si sa, ci si mette un attimo a sbagliarle. Che poi san di colla e il ragù rimane lì da solo nel piatto che si vergogna, e la moglie sgrida. Ha le idee chiare, il cinno. Vuol dar via la sua collezione di burattini per le 4 teste del Frabboni, che dice che le ha viste lì in vetrina e son proprio belle, poi sono ancora da colorare e da vestire che così le fa come gli pare. «Mo insomma, non saremmo mica pari cinno, però c’hai quegli occhi svegli lì che un no, da me, oggi, non se lo meritano. Va mo là, son tue…ma com’è che ti chiami?». Sulla porta mezza chiusa, con un gran sorrisone, risponde: «Wolfango!».

C’è un ricordo sottile sottile, un filo di zucchero rosa, un cubo lucido rosso e verde di Lego, una bambina curiosa che proprio non capisce come funziona il tempo. È lì che pensa cosa vuol dire ieri, cosa vuol dire domani, cosa vuol dire 1980…allora chiede alla mamma se lei c’era nel 1980 e la risposta è sempre quella, quella che si vuol sentire dire: «Se, te sai dov’eri nel 1980, eri ancora nel panierone del Cuccoli!», ma che mistero bellissimo, due parole strane: panierone, che poi è facile, la mamma lo dribbla serenamente, ma Cuccoli… «eh eh su Cuccoli ti voglio vedere mamma». «Eh, dunque, Cuccoli è un modo di dire». «Nooo il modo di dire non dovevi tirarlo fuori, non vuol dire niente, non mi spiega niente, siamo nell’89, ho 5 anni non so leggere e internet non è neanche una parola, non ho il cellulare non ho il tablet…aspetta un attimo ho papà». Papà è gigante, è buono, e sa tutto. Tutto. E se non lo sa lo cerca, poi se lo ricorda e te lo dice. Niente, non lo sa neanche papà, siamo fritti. Vabbè glielo richiedo domani…

C’è una gita alla mostra dei quadri. Ma i ragazzini son contenti perché si esce, si va in giro e poi la prof gliel’ha detto che sono quadri che si capiscono, mica come quelli dei santi che non sai mai cosa sta succedendo e qual è quello con la pecora, quello con le frecce, quello del drago. Sono quadri enormi, adesso sono davanti a uno che è il dipinto del nocciolo di una pesca. Si vedono tutte le venature, il lucido del succo rappreso e la polpa rimasta attaccata. Son tutti incantati perché anche quando si fanno le nature morte si disegna la frutta ma con la buccia tesa, colorata, viva. Mentre lì davanti a loro un signore abilissimo aveva fatto diventare bello anche il rusco. Dal nulla una voce chiede: «come si intitola secondo voi il quadro?», «e in bolognese lo sapete come si dice nocciolo di pesca?». I ragazzini sono pronti, sanno che nocciolo si dice alma, e lo sanno perché tra loro c’è Riccardo, un grande appassionato di burattini, e i burattini parlano bolognese, si sa.

Wolfango, Riccardo Pazzaglia, Frabboni, Cuccoli, sono i protagonisti dell’Aperitivo a Tema di Metro-Polis Il magico mondo dei burattini. Una serata in cui abbiamo scoperto quanto sia radicata e rappresentativa del territorio la tradizione di muovere e far parlare dei “fantocci” davanti a un pubblico, quanto anche di noi stessi raccontino con ironia e fantasia.

Sono le parole emozionate di Alighiera Peretti Poggi, figlia del grande pittore bolognese Wolfango, che ci fanno strada tra i ricordi della passione del pittore per il mondo dei burattini. Sullo schermo scorrono alcuni dei 300 disegni in versione femminile, Balanzoncina, Sganapina, Arlecchinella…Alighiera ci narra il padre e la Bologna del suo tempo, regalandoci il primo aneddoto, quello del ragazzino che va in bottega a scambiare la sua collezione per quattro teste del Frabboni.

Riccardo Pazzaglia è il burattinaio della città, custode della tradizione e innovatore, suo ad esempio, su progetto di Wolfango, l’adattamento dell’Amleto per i burattini. Insieme ad Alighiera e Wolfango ha creato la rassegna di spettacoli Burattini a Bologna (da giugno a settembre ogni giovedì in Corte Isolani) che è diventata anche un bellissimo libro Burattini a Bologna. La storia delle teste di legno, Edizioni Minerva.

Entusiasta comico e coinvolgente ci ha guidato durante tutto l’aperitivo in un viaggio nel tempo che parte da Cuccoli, passa per Frabboni per arrivare ai nostri giorni. Era lui il ragazzino del terzo aneddoto che narra il primo contatto con Wolfango, destinato a trasformarsi in una vero e proprio sodalizio.

I Cuccoli erano padre e figlio bolognesi che per quasi un secolo hanno intrattenuto la città con i loro spettacoli in piazza. Celebri e apprezzatissimi sono entrati nel gergo popolare e nei ricordi dei bolognesi con l’espressione “finire nel panierone dei Cuccoli”, cesta in cui venivano riposti i burattini dopo gli spettacoli, una sorta di dimenticatoio temporaneo, un luogo sospeso.

I Frabboni di via del Pratello erano in tre, due fratelli burattinai e una sorella sarta. Intagliavano le teste e le mani dei burattini che rimanevano grezze, sarebbero state decorate in un secondo momento, e la sorella cuciva i vestiti. Ci sarebbe ancora molto da raccontare ma non è questo il luogo, invito chiunque fosse interessato a dare un’occhiata al libro citato sopra, è una splendida raccolta di arte, letteratura e storia locale.

Grazie ad Alighiera e a Riccardo abbiamo scoperto i bellissimi disegni di Wolfango, gli studi per burattini e l’evoluzione del nostro teatro di figura che ha portato fino alla realizzazione dell’Amleto.

Per Metro-Polis una serata piena di storia, emozioni e suggestioni, un momento in cui tornare bambini e lasciarsi affascinare dall’arte e dall’estro che stanno dietro a questo modo giocoso di raccontare la realtà.

APPETIZER BOOKS: FROTTE DI PESCI ROSSI – OKAMOTO KANOKO

di Francesco Colombrita

Edito Lindau, 2018, 160 pp

La passione va spesso di pari passo con l’ossessione. Per alcune persone, perseguire uno scopo diviene un’esigenza abbagliante, che non fa che sbiadire tutto il resto. A Fukuichi non importava più molto altro, se non di trovare il perfetto esemplare di un pesce rosso, prodotto in anni di allevamento, con la speranza di trarre la bellezza ultima dagli sforzi di tutta una vita. 

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APERITIVO A TEMA GIUGNO – DISABILITÀ E STEREOTIPI

di Angelo Errani

Parte I – Normalità e differenze: ma che cos’è la normalità?

Convenzionalmente chiamiamo differenze ciò che non corrisponde alla normalità. Ma che cos’è la normalità?

Bauman osserva che la normalità è il termine elaborato ideologicamente per significare maggioranza.«Che cosa altro infatti significa diverso se non l’appartenenza ad una minoranza statistica?» (Bauman, 2012). Continue reading

TUTTO È POLITICA. GEMELLI, COMUNICARE CON LEGGEREZZA

di Rosalba Granata

«Come chiunque altro, io non dispongo che di tre mezzi per valutare l’esistenza umana: lo studio di se stessi è il metodo più difficile, il più insidioso, ma anche il più fecondo; l’osservazione degli uomini, i quali nella maggior parte dei casi si adoperano per nascondere i loro segreti o per farci credere di averne; e i libri […] ho letto, più o meno, tutto quel che è stato scritto dai nostri storici, dai nostri poeti, persino dai favolisti […] e son loro debitore d’un numero di informazioni forse maggiore di quante ne abbia raccolte nelle esperienze pur tanto varie della mia stessa vita.

La parola scritta m’ha insegnato ad ascoltare la voce umana […]. Viceversa con l’andar del tempo, la vita m’ha chiarito i libri».

(Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano) Continue reading