ESCHER: IL DISEGNO DELL’IMPOSSIBILE

In occasione del secondo Fuori-Porta di Metro-Polis, che si terrà il 24 Maggio p.v., data in cui visiteremo insieme la mostra su Escher allestita a Palazzo Albergati (Via Saragozza, Bologna), Micol Gelsi ha scritto per il Blog di Metro-Polis un articolo in cui ci racconta come sia avvenuto il suo incontro con Escher grazie alla mamma. Micol inizia con un aneddoto: è rapita dalle Metamorfosi di Escher all’aeroporto di Amsterdam, tanto da rischiare di perdere il volo. Prosegue il suo articolo facendoci entrare nel mondo di questo grande artista, muovendo la nostra curiosità. Dopo averlo letto, non si può certo fare a meno di visitare la mostra!

Laura Comitogianni

Ero davvero di corsa, il gate era già aperto e il mio volo sarebbe partito in non più di 15 minuti, eppure non mi è stato possibile non fermarmi. Ho dovuto fermarmi, perché «da Escher non si esce, e mi ritrovo qui da Capo» (come canta Caparezza), e percorrere con lo sguardo, voltando la testa per più di 180 gradi, il pannello che corona la hall di attesa dell’Aeroporto di Schipol ad Amsterdam: le Metamorfosi di Escher.

metamorphoseIII_deel4-800x218Un stampa bianco e nero che si sviluppa su più di 18 metri di lunghezza, in cui succede davvero di tutto. Quadrati di una scacchiera  si trasformano in gechi che vanno a comporre gli ottagoni di un alveare da cui escono volando api che si scontrano poi con pesci in chiaro scuro, il cui negativo prende il volo nelle figure di uccelli neri, che incontrano poi altri uccelli rossi e altri bianchi, che a loro volta vanno a ripiegarsi in superfici che compongono cubi che arrivano a creare uno scorcio cittadino in tre dimensioni; per poi vedere le torri trasformarsi nuovamente in torri-pedine sopra una scacchiera e i quadrati di una scacchiera.

Niente è più sconcertante del dinamismo delle figure che nascono e letteralmente prendono vita da rigide e modulari costruzioni geometriche. Rappresentazioni portatrici di storie ermetiche che il pubblico non può fare altro che contemplare.
m_c_escher_007_mani_che_disegnano_1948Ho avuto occasione di conoscere Escher molti anni fa, per colpa di mia madre, che nel suo laboratorio di informatica a scuola tappezzava le pareti di immagini di sue opere; la mia preferita era quella con le due mani che disegnano a vicenda in una spirale eterna e beffarda per cui una è condizione essenziale dell’esistenza dell’altra.
Non si può descrivere l’abilità tecnica  di questo disegnatore olandese di inizio ‘900, che, a partire dal un foglio bianco su cui appare la sagoma nera del polsino di una camicetta, modella in chiaroscuro una mano realistica che pare uscire dal piano, con le sue ombre, le sue nervature e i muscoli contratti, le dita sottili che stanno impugnano la matita, impegnata  a sua volta nel disegno del polsino della camicetta dell’altra mano, quella opposta, quella gemella, quella complementare.

Nel museo permanete di Maurits Cornelis all’Aia si possono vedere moltissimi suoi disegni originali, e comprendere come evolve la sua carriera nel corso degli anni, dalle produzioni giovanili che lo avevano allontanato dal mondo dell’architettura portandolo irrimediabilmente a quello della grafica e del disegno, alle suggestioni dovute ai viaggi in Italia e alla scoperta del mondo classico, ai suoi studi sulle leggi matematiche che regolano il tempo e lo spazio e, infine, alla sua ossessione sul come poterle superare.

Ho sempre creduto che avesse avuto una formazione di matematico; in realtà l’inclinazione per il disegno, sia in campo puro che applicato (litografia, grafica per prodotti ecc..) lo aveva sin da giovane condotto verso una carriera artistica, ma giunto in Spagna in visita all’Alhambra, davanti alla complessità perfettamente risolta delle decorazione arabe, emerge l’ amore per un tipo di rappresentazione contaminata dal pensiero scientifico: la divisione regolare delle superfici, la ricorrenza periodica di motivi geometrici che si richiamano tra loro e le simmetrie ribaltate sono solo alcune delle caratteristiche di base teorica che contraddistinguono la sua produzione.

illusioni-scale-relativita-escherMa abilità tecnica e costruzioni matematiche ancora non bastano, perchè la sua grandezza viene in un secondo momento quando, appresi questi strumenti, inizia a  lavorare alla ricerca dell’evocazione dell’ambiguità visiva, degli spazi impossibili e delle illusioni ottiche. Incontriamo nelle sue opere giochi di chiari e scuri, interni ed esterni, salite e discese che si fondono nella magica bidimensionalità della carta; se si percorrono con lo sguardo, insieme alle sue figure camminanti, i gradini delle scale di Salide e Discese, così perfettamente costruiti in prospettiva, si finisce per ritrovarsi nello stesso piano iniziale, rapiti in un moto perpetuo, senza capire come sia potuto accadere e si avverte come la sensazione che Escher, mentre le disegnava, già stesse ridendo di tutti noi, della capacità della mente umana di percepire lo spazio e la profondità, e di come il disegno possa ingannarla, essendo esso “pura illusione: suggerisce tre dimensioni sebbene sulla carta ce ne siano solo due”.

La sua esposizione temporanea sta viaggiando in tutto il mondo, arrivando il 12 marzo di quest’anno anche a Bologna (aperta fino al 19 luglio), ottenendo grande successo da parte dei visitatori grandi e piccoli che, non solo possono trovare qui opere, ma vengono anche proiettati nel suo mondo attraverso divertenti istallazioni e illusorie costruzioni spaziali; quindi, amanti dell’immaginario, cosa state ancora aspettando?

Micol Gelsi

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