DAI CLASH A DANIEL BLAKE

di Roberta Merighi

«Abbiamo avuto un po’ di libertà dalla sicurezza sociale» dice il leader dei Clash Joe Strummer in una intervista rilasciata a una rivista musicale nel 1976 (e riportata da Giuseppe Allegri nel suo ultimo libro Il reddito di base nell’era del digitale). Il cantante racconta di aver conosciuto gli altri componenti della band mentre era in fila per ritirare il sussidio di disoccupazione. Essere “on the dole” (essere, cioè, a carico della sicurezza sociale), senza “contropartite”, continua Joe Strummer nella sua intervista, ha permesso loro di dedicarsi pienamente alla inclinazione artistica che li accomunava, senza essere costretti ad accettare lavori di qualsiasi tipo per sopravvivere.

Daniel Blake è il personaggio del film omonimo di Ken Loach (del 2016), è un falegname alle soglie dei 60 anni che dopo una grave crisi cardiaca, impossibilitato a lavorare, è costretto a chiedere un sussidio di disoccupazione. Ma per ottenerlo deve ottemperare a richieste (impegni nella ricerca del lavoro), che non può soddisfare a causa proprio della sua malattia, rimanendo impigliato nella maglie di una burocrazia incapace di venire incontro alla sua reale e disperata situazione. Continue reading

APERITIVO A TEMA: LA MIGRAZIONE VISTA DALL’ALTRA PARTE

In occasione dell’Aperitivo a Tema che avrà luogo domenica 17 dicembre presso il Centro Socio Ricreativo Culturale Stella (già Trento Trieste), in via Savioli 3dalle ore 19:00 in poi, in cui parleremo de La migrazione vista dall’altra parte”, Silvia Salucci ha scritto un’introduzione ai temi che tratteremo. Approfondiremo contesti e realtà diverse rispetto a quella italiana, grazie alla voce di chi ne è stato protagonista in prima persona. Saranno con noi Martina Bovo, che ci racconterà della propria esperienza in Libano, Erika Capasso e Giulia Zanetti, della onlus HAYAT, che ci parleranno invece della situazione turca.

5 giugno 1947. George Marshall, segretario di Stato, annuncia la decisione degli Stati Uniti d’America di creare un ponte di aiuti umanitari e finanziari per supportare la ripresa dell’Europa occidentale dopo la seconda guerra mondiale.
L’Europa è il primo beneficiario diretto di una misura economico-finanziaria internazionale che vede da una parte un approccio interventista degli Stati Uniti ma dall’altra un Piano che riesce a sostenere i paesi europei dalle disastrose conseguenze belliche.

Segna una ripresa, ma anche una dipendenza. Continue reading

IL LESSICO DELLA SPERANZA

Diversi anni fa, quando ancora Metro-Polis non era nemmeno nelle nostre intenzioni, Rosalba, Beatrice ed io andammo ad assistere a una conferenza del professor Stefano Zamagni presso il Liceo Laura Bassi di Bologna. Fu una lezione ricca di emozioni e feconda di fascino: l’economia letta con le categorie della letteratura, della mitologia e della filosofia. Un’economia viva, reale, presente, capace di abbandonare l’eccessiva matematizzazione dei propri modelli al fine di riconnettersi alla sua identità più profonda, ovvero l’essere una scienza umana, sociale. Un modo, quindi, di presentare l’economia alto, colto, ma allo stesso tempo accessibile a tutte e tutti, alla portata di chi non è esperto. In quel momento maturò in noi la convinzione che Stefano Zamagni avrebbe incrociato ancora le nostre strade, portandoci nuovamente in dono quel bagaglio così dirompente di cultura ed esperienza. Continue reading

APERITIVO A TEMA: NUOVI MODELLI DI SVILUPPO ECONOMICO

Il prossimo Aperitivo a Tema di Metro-Polis si terrà venerdì 31 marzo, presso il Centro Socio Ricreativo Culturale Stella (già Trento Trieste), in via Savioli 3, dalle ore 19:00 in poi. In questa occasione parleremo di “Nuovi modelli di sviluppo economico” e affronteremo questa tematica insieme al nostro ospite Stefano Zamagni, professore di economia politica dell’Università di Bologna.
Beatrice Collina ci introduce alla serata con l’articolo seguente.

Laura Comitogianni

Un esercizio particolarmente difficile consiste nel mettere in discussione i modelli di vita, di cultura, di società in cui siamo quotidianamente immersi. È complicato prendere le distanze e osservare dall’esterno, e dunque problematizzare, ciò che appare ai nostri occhi “normale” e scontato. Essere completamente calati in un contesto rende complicato analizzare quello stesso contesto in modo critico e chiedersi se le cose potrebbero essere diverse da come sono. Ma il fatto che certi modelli siano profondamente interiorizzati da singoli individui e gruppi non significa che siano effettivamente capaci di rispondere alle esigenze per cui storicamente e culturalmente sono stati creati; non significa che non siano modificabili o, addirittura, sostituibili. Continue reading