UN FIORE NEL DESERTO – STORIA DI UN PROGETTO DI AUTO-SOSTENIBILITÀ IN RAJASTHAN, INDIA

di Marta Franceschini

Ho visitato Madrasa Hanfiya nel Marzo 2018. Avevo sentito parlare di questa scuola e del suo progetto rivoluzionario di libera-educazione, e volevo vedere coi miei occhi di cosa si trattava.

Otto ore di macchina, su strade per lo più sconnesse, per arrivare nel distretto di Barmer, nel mezzo del deserto del Rajasthan. In pratica, al centro del nulla. Chilometri e chilometri di secca terra d’arbusti, per lo più coltivata a cumino, e spezzata da pochi alberi bassi e temerari come guerrieri dalle mani nude.

La scuola è nata qui grazie alla donazione di un terreno, sul quale sorgevano un paio di capanne. Ma la scelta del territorio ha voluto anche rispondere a esigenze geografiche particolari: l’area infatti è il cuore della povertà rajasthana, dove popolazioni rurali e abitanti di sperduti villaggi sopravvivono a stento da generazioni. Tra questi, le comunità musulmane sono da secoli le più svantaggiate, vuoi perché la religione islamica ha accolto masse di convertiti provenienti dalle caste più basse della società indù, compresi gli ultimi degli ultimi, ovvero i cosiddetti fuori-casta; e vuoi, per le politiche non sempre limpidissime che si sono susseguite dall’Indipendenza (1947) in poi nei confronti della minoranza musulmana. Continue reading

LONDRA, CASA: L’INIZIO DEL VIAGGIO

La mia esperienza a Londra copre quasi metà della mia vita, infatti sono venuta qui per la prima volta quando avevo 16 anni e ora ne ho la bellezza di 30. Avevo fatto pochi viaggi in Europa fino ad allora perché non avevo ancora ottenuto il passaporto italiano. I miei genitori sono d’origine Eritrea quindi secondo la tanto discussa legge sulla cittadinanza, avrei potuto ottenere il passaporto italiano al compimento dei diciott’anni. Ringrazierò sempre mamma Italia per avermelo negato per sedici anni, pur essendo nata nel bel paese; ma i miei più sinceri ringraziamenti vanno a mio padre che, per tutelare me e mio fratello, ha scelto di iniziare il tortuoso percorso per l’ottenimento della cittadinanza italiana grazie al quale, io a sedici anni e mio fratello a dieci, siamo diventati formalmente italiani. Continue reading

APERITIVO A TEMA: LA MIGRAZIONE VISTA DALL’ALTRA PARTE

In occasione dell’Aperitivo a Tema che avrà luogo domenica 17 dicembre presso il Centro Socio Ricreativo Culturale Stella (già Trento Trieste), in via Savioli 3dalle ore 19:00 in poi, in cui parleremo de La migrazione vista dall’altra parte”, Silvia Salucci ha scritto un’introduzione ai temi che tratteremo. Approfondiremo contesti e realtà diverse rispetto a quella italiana, grazie alla voce di chi ne è stato protagonista in prima persona. Saranno con noi Martina Bovo, che ci racconterà della propria esperienza in Libano, Erika Capasso e Giulia Zanetti, della onlus HAYAT, che ci parleranno invece della situazione turca.

5 giugno 1947. George Marshall, segretario di Stato, annuncia la decisione degli Stati Uniti d’America di creare un ponte di aiuti umanitari e finanziari per supportare la ripresa dell’Europa occidentale dopo la seconda guerra mondiale.
L’Europa è il primo beneficiario diretto di una misura economico-finanziaria internazionale che vede da una parte un approccio interventista degli Stati Uniti ma dall’altra un Piano che riesce a sostenere i paesi europei dalle disastrose conseguenze belliche.

Segna una ripresa, ma anche una dipendenza. Continue reading

DIARI DI PALESTINA

1. La strada racconta

2. Un’altra goccia d’acqua

3. I bambini palestinesi stanno piangendo

4. Dato per scontato

5. Capaci di stupore

6. 38 miliardi

Poi arriva il senso d’impotenza. Pervasivo, non lascia spazio a tante altre sensazioni, riflessioni o pensieri razionali. T’invade come uno tsunami e non c’è alcuna resistenza che tu possa opporre. Succede mentre sei in fila a un checkpoint e aspetti che controllino tutti gli spostamenti della tua vita così come tutto ciò che, nel tuo passato, potrebbe rappresentare una minaccia allo loro tanto fragile “sicurezza nazionale”. Succede mentre saluti i bambini con cui hai trascorso le tue ultime tre settimane, che hai sgridato, che hai cercato di correggere quando commettevano piccoli errori e ai quali hai provato a dare il più possibile con la consapevolezza che comunque non basterà e non sarà quello a cambiare le cose. Ti travolge quando tra gli articoli della BBC leggi in prima pagina del nuovo accordo Israele-Stati Uniti sugli armamenti Israeliani: “Washington fornirà aiuti militari allo stato d’Israele per 38 miliardi di dollari”. 38 miliardi di dollari erogati in 10 anni. Ma la cosa più ironica di questo accordo è che questi fondi potranno essere spesi solo in armamenti di produzione americana. Continue reading

DIARI DI PALESTINA

1. La strada racconta

2. Un’altra goccia d’acqua

3. I bambini palestinesi stanno piangendo

4. Dato per scontato

5. Capaci di stupore

Partire non è mai facile. Lasciare la propria casa, le persone che si conoscono da sempre e i luoghi in cui si è cresciuti, è un gesto coraggioso. Ma nella vita bisogna avere coraggio, bisogna essere capaci di correre dei rischi altrimenti non ci sarebbero storie incredibili da raccontare e bellissimi libri di avventure da leggere. Quando poi si decide di essere abbastanza coraggiosi per partire è altrettanto necessario ritrovarsi capaci di stupore. Lasciarsi sorprendere, stupirsi, perché solo in questo modo si è in grado di imparare qualcosa di più dal luogo in cui si è ospiti. Non si può sapere tutto, c’è sempre un margine d’imprevedibilità che è comunque bene mettere in conto. Allo stesso modo è fondamentale lasciare da parte quell’inevitabile etnocentrismo che noi occidentali ci portiamo sempre dietro come la nostra ombra. Continue reading

DIARI DI PALESTINA

1. La strada racconta

2. Un’altra goccia d’acqua

3. I bambini palestinesi stanno piangendo

4. Dato per scontato

Sono le diciannove e trenta, dai minareti si diffonde l’ultimo litanico richiamo alla preghiera della giornata per i mussulmani. In ogni caso, anche chi professa un’altra fede, non può permettersi d’ignorarla. Questa cantilena, che come si è affrettato a puntualizzare Amir non è un canto, bensì una recitazione di versetti coranici, entra in tutte le case, da tutte le finestre, anche da quelle chiuse e ti ricorda di portare i tuoi ossequi a quel Dio che anche per oggi ti ha protetto, ti ha custodito e ha permesso che passassi una giornata serena, senza intoppi come quella precedente e, si spera, anche quella successiva. La devozione dei credenti mussulmani è ai miei occhi sorprendentemente profonda. Non tutti ovviamente si precipitano verso la Moschea non appena ne odono il richiamo ma se ne hanno l’occasione e un tappetino a portata di mano s’inginocchiano rivolti alla Mecca e recitano quei tanto famosi e ultimamente così spesso dibattuti versetti del Corano. Continue reading

THAILANDIA: IL PARADISO SI PAGA IN BATH. E NON COSTA NULLA.

“Vai in Thailandia..? Ohmmamma che bello! Che fortuna!”
“Vai in Thailandia..? Ohmmioddio! Buona fortuna! Io, tra igiene e cibo, volevo scappare!”

skyline

Queste sono le due frasi-tipo che ho sentito pronunciare almeno una dozzina di volte da quando io e Giulia abbiamo deciso la meta del nostro viaggio invernale.

Versioni opposte. Che non facevano altro, entrambe, che accrescere in noi la curiosità di andare a scoprire e a toccare con mano cosa davvero fosse la Thailandia! Chi aveva ragione…?
Io, per natura, davo ragione in partenza alla prima versione. Ma chissà, non si può mai dire.

Ed ecco allora che si parte! Bologna, Milano, Dubai. Bangkok! Continue reading

DIARI DI PALESTINA

1. La strada racconta

2. Un’altra goccia d’acqua

3. I bambini palestinesi stanno piangendo

img_1662Questi primi giorni dopo il mio arrivo si sono susseguiti in maniera lineare e senza troppi sconvolgimenti, la mattina preparo le lezioni e al pomeriggio tengo due corsi d’inglese. Dalle 13 alle 16 seguo bambini dagli 8 agli 11 anni e provo ad insegnargli un inglese basilare, per ora abbiamo fatto l’alfabeto, i numeri e qualche frase semplice come “what’s your name?”, “How old are you?” e così via. Con loro faccio particolarmente fatica dal momento che il mio arabo si limita a “grazie” e “ciao”. Cerco di lavorare principalmente con immagini. Dalle 16 alle 18 invece, provo a fare conversazione e inglese “avanzato” con ragazzini di età compresa fra i 12 e i 14 anni. Saif, 14 anni, spicca immediatamente rispetto agli altri. Non parla benissimo l’inglese ma capisce molto meglio di qualunque altro suo compagno. Mi ha dato l’idea di essere uno di quei ragazzi che in generale s’impegna molto a prescindere da ciò che fa. Quando finiamo le lezioni di gruppo resta sempre un po’ più degli altri e mi chiede di raccontargli della mia città, della mia vita in Italia e di quello che vorrei fare “da grande”. Continue reading

DIARI DI PALESTINA

1. La strada racconta

2. Un’altra goccia d’acqua

img_1664

In questa mia prima giornata a Jenin sfortunatamente non ho avuto modo di sentirmi particolarmente utile. Il mio referente locale ha insistito per mostrarmi la città e “take it is”, prendersela con comodo per questo primo giorno. Ovviamente non immaginavo che “visitare la città” significasse passare a salutare, di casa in casa, di negozio in negozio, tutti i suoi amici e le rispettive famiglie. La prima tappa è stata un campo vicino al checkpoint per Nazareth, inizialmente non mi era ben chiaro come mai stessimo uscendo dal centro per vagare nei campi. Le strade in questa zona non sono asfaltate e quando lo strato di polvere mi ha permesso di vedere meglio quello che avevo di fronte ho capito. All’epoca degli ottomani in quel punto scorreva un fiume. Questo fatto è testimoniato dalla presenza delle macerie di un ponte completamente distrutto dai carri armati israeliani. Continue reading

VIAGGIO IN PORTOGALLO – IL BAIXO ALENTEJO

Questi disegni fanno parte della maquette provvisoria di un libro che ho progettato in due settimane. Il libro di per sè non mi soddisfa e non si può certo considerare un buon libro. I disegni invece non mi dispiacciano totalmente. Il progetto si vorrebbe come guida turistica per bambini su di una regione, o meglio una sub-regione, così si chiama in portoghese, del Portogallo. Il Baixo-Alentejo. Fare questo libro è stato interessante anche per tutto ciò che mi ha fatto scoprire su questo territorio.

Così senza indugiare ancora ecco il Baixo Alentejo, o almeno una piccola parte.

immagine-13 Continue reading