INCOMPIUTO

di Ottorino Tonelli

Ciò che si rompeva sarebbe stato rappezzato; quello che si piegava sarebbe stato sostenuto; ma, prima che se ne presentasse la necessità e senza che essa si presentasse, nessuno si sarebbe messo a fare un lavoro con un piano e con previsioni precise, nessuno sarebbe andato a stuzzicare le fondamenta degli edifici, mutando l’aspetto della città, stabilito da Dio.

Ivo Andrić, Il ponte sulla Drina

Raccontava un tecnico carpentiere in ferro inviato in Calabria per costruire una mega struttura altissima, che, quando ormai stava per completare l’opera, iniziò a sentire forti rumori e vibrazioni provenienti dal basso. Preoccupato scese a vedere di cosa si trattava: una nuova squadra di carpentieri tagliava e saldava altri elementi sull’opera in via di completamento:

– Stiamo facendo delle modifiche al progetto.

Fu la spiegazione dello strano armeggiare.

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NON APRITE LE SCATOLETTE

di Ottorino Tonelli

Cosa occorre per fare l’artista? La tecnica, l’ispirazione, l’aspirazione a diventare famoso, ad accumulare soldi? Forse si, ma anche e soprattutto un grande ego che lo faccia aspirare a sopravvivere al suo esistere terreno: all’eternità. Come Leonardo, Dante, Michelangelo…

Andy Warhol da giovane colorava cartelloni pubblicitari ma l’ego lo spingeva a cambiare mestiere, voleva fare il pittore d’arte. Dipinse un tot di quadri che mostrò a un importante gallerista: bocciato. Dipinse un’altra serie di quadri, stilisticamente diversi dai primi che mostrò allo stesso gallerista: bocciato. Fece una terza serie di quadri di un genere ancora diverso dai precedenti che mostrò al medesimo gallerista: approvato. Ne seguì una mostra e fu l’inizio del successo.

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L’UOMO CHE DÀ DI BIANCO IN NERO

di Ottorino Tonelli

Non ricordo il nome del paese in cui parcheggio per necessità, per caso o per sbaglio come capita nei lunghi viaggi di trasferimento su strade secondarie, nella speranza di vedere e forse scoprire qualcosa di bello.

L’uomo che incontro, e a cui chiedo dove si trovi un bar, con l’intento di fugare ogni dubbio e ogni equivoco, afferma categoricamente che il suo paese è il più bello d’Italia, se non del mondo, aggiunge. Senza un minimo di ritegno, ben sapendo che i turisti, avvezzi a vedere e giudicare frettolosamente, vanno messi sull’avviso, quasi gridasse attenzione!… ci troviamo di fronte a… unico!… eccezionale!… meraviglioso!…

No. Il bar non c’è in questo paese.

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RICORDI DI SCUOLA

Nota di Angelo Errani:

In questi giorni, in cui il tempo riesce forse a farci percepire quanto sia importante, ho avuto l’opportunità di ritrovare piccole/grandi cose dimenticate nei cassetti. Ciò che potete leggere in queste pagine sono ricordi di scuola di una brava maestra. Andavo a trovarla settimanalmente quando, ormai molto anziana, non usciva più dalla sua camera e, in una di quelle occasioni, le chiesi di scrivere per noi i suoi ricordi di scuola. Come era sua abitudine, fece i compiti. Si chiamava Maria Galanti. Era mia madre.
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STORIA BREVE DELLA MIA QUARANTENA

di Lorella Malpassi

Storia breve della mia quarantena iniziata il venerdì 21 febbraio.

Primissima fase: qua stanno tutti fuori, che esagerati, che cavolo ci fanno perdere 15 gg di scuola, do i compiti sui libri che per fortuna avevo consegnato, mamme non preoccupatevi, rivolto la casa, cerco di tenere le distanze, ma esco, mi prendo dei tempi, in fondo un po’ di riposo mi farà poi bene, un concerto che salta il 23, certo che il maestro ha delle ansie!
Fase iniziale di lockdown per tutti: oddio la guerra, il gioco si fa duro, trenta TG al giorno mentre mi affanno a capire cosa sia la didattica a distanza, oddio proprio a me…

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CARA METRO-POLIS, TI SCRIVO – EFFETTI PANDEMICI COLLATERALI

Nasce una nuova rubrica sul blog di Metro-Polis, uno spazio per tutte le lettrici e per tutti i lettori che desiderano condividere con noi alcuni pensieri: Cara Metro-Polis, ti scrivo. Un modo per sentirci ed essere più vicini e una cornice all’interno della quale pubblicheremo messaggi o email che arriveranno in redazione. Se desiderate scriverci, potete farlo all’indirizzo redazioneblog@metropolisbologna.it!

Email di Paola Falleroni del 17/05/2020

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EVOLUZIONE DELL’ARTE

di Ottorino Tonelli

Nessuno ci toglie dalla testa che esista un processo evolutivo nell’arte. Ma non nel senso che l’arte bizantina è bella, e poi viene l’arte romanica che è più bella, e poi arriva il Rinascimento che fa le scarpe a tutti perché è ancora più bello, e così via. Continue reading

DIARIO DI BORDO – SETTIMA SETTIMANA

di Mattia Macchiavelli

BOLOGNA, 25/04/2020
DIARIO DI BORDO N°14

La prima cosa che ho visto, aprendo gli occhi questa mattina, è stato il video degli Oblivion dal titolo Quando c’era lui, impregnato dell’ironia potente che contraddistingue la proposta artistica di uno dei gruppi più geniali di sempre. E, subito dopo, un messaggio di Patrizia, che conteneva le parole potenti di Elvio Fassone: «“Oh bella, ciao!” Noi diciamo “ciao” a tutti quelli che credono e hanno creduto in qualche cosa di grande, e per questa cosa sono stati disposti al sacrificio. Diciamo “ciao” ai pochi che sono ancora fra noi, e ai tanti che ci hanno lasciati. Continue reading

DIARIO DI BORDO – SESTA SETTIMANA

di Mattia Macchiavelli

BOLOGNA, 19/04/2020
DIARIO DI BORDO N°13

No. Non siamo in guerra. Non siamo soldatini che fanno il loro dovere in difesa di una patria la cui costruzione e la cui identità non si sa bene dove stiano o a che punto siano. Non dovremmo sentire la necessità del reggimento e non dovremmo volerci opliti. Non abbiamo bisogno di eroi belligeranti, né di martiri, né di monumenti in onore dei caduti, né di inni. Tuttavia, il discorso pubblico, politico e mediatico, è impregnato di questa metafora folle e vive di una retorica che ci mobilità – fuori e dentro – , che ci predispone a una guerra perenne, totale e quotidiana. In questo mondo ridisegnato da un virus e dalla nostra incapacità di gestirlo, diveniamo tutte sentinelle del potere: attente, alla finestra, pronte a gridare alla trasgressione, con un livore interiore sopito da un po’, ma riscoperto in questa cattività. Sentinelle in attesa di ordini, del cui contenuto poco ci importa, l’importante è che siano direttive emanate da un’autorità forte o percepita come forte. Continue reading

DIARIO DI BORDO – QUINTA SETTIMANA

William Turner, la visione di Medea

BOLOGNA, 09/04/2020
DIARIO DI BORDO N°11

Oggi è un mese esatto che non esco di casa. Completamente. Non ho messo il naso fuori nemmeno per andare a vuotare il rusco. Forse perché le cose o le faccio per bene o non le faccio. Forse sono pazzo. Rosalba direbbe che sono della Vergine. Oppure è perché, se mettessi un piede fuori dal portone e facessi quei due scalini che portano al marciapiede, saprei che riportarlo dentro mi costerebbe il doppio della fatica. O è perché sono un animale da poltrona e quindi non mi costa così tanta fatica. È anche cambiata il giusto la mia routine: il 9 marzo avrei dovuto avere 3 riunioni, domani ne avrò 2; il mese scorso ero pieno di scadenze, questo mese sono pieno di scadenze; ieri ero inquieto, oggi sono inquieto.
Sto ascoltando quasi ogni giorno Gabbiano, di Giuni Russo. Mi ero messo ad ascoltare tutta la sua discografia durante i miei viaggi in macchina, per inserire le canzoni che preferisco nella mia playlist su Spotify. È stato Leonardo, una sera, dopo il mio ennesimo consiglio musicale non richiesto, a dirmi «No ma devi fare la playlist di Core», forse per sfinimento. Così ho fatto, seguendo il mio disturbo ossessivo complessivo di natura hegeliana, che mi spinge a cominciare le cose dall’inizio per poi arrivare alla fine, passo dopo passo. Allora ho cominciato a battezzare artisti e ascoltarne interamente la discografia, o opere, o musical e ascoltarne tutti i brani. Per ora, nell’ordine, ci sono finiti dentro: qualche canzone da Coco, Milva, un paio di brani da Wiked, Alice, gli ABBA, Mahmood, Gene Pitney, Ambra Angiolini, MYSS KETA, Tosca, Lady Gaga e ho cominciato Giuni Russo, per l’appunto.  Il fatto che sia praticamente un mese che non ascolto Dolly Parton mi fa sentire in colpa, soprattutto dopo la morte di Kenny Rogers; penso rimedierò. Mi manca molto il canto, credo sarà una di quelle cose che riprenderò una volta finita la clausura: mi manca il rigore di note che non prendo, la costanza di un esercizio che è fisico e che è mentale in egual misura. Mi manca anche Ginevra. Spero che questo stop che ci scombina tutti, fuori e dentro, sia talmente potente da spronarmi a riprendere sul serio, non come tutte le altre volte, perché alla fine me lo riprometto da anni. Continue reading