6 AGOSTO/9 AGOSTO 1945: HIROSHIMA E NAGASAKI

di Roberta Merighi

Questo articolo avrebbe dovuto essere pubblicato il 6 agosto in occasione della commemorazione della prima atomica, sganciata su Hiroshima. Per un inconveniente tecnico ciò non è avvenuto. Ci teniamo comunque a darne diffusione ora, tanto più per il richiamo, allora involontario, all’attuale situazione Afghana.

«Baby is born» sono le parole con cui fu annunciato a Truman il successo dell’esperimento nucleare effettuato il 16 luglio del 1945 nel poligono di Alamogordo, nel New Mexico. La bomba atomica era nata.

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UN RICORDO DI JOVAN DIVJAK

di Roberta Merighi

«Quanto manca alla cima, prof.?» mi chiedono alcuni studenti che stanno arrancando, insieme a me, su per la collina di Sarajevo dietro la nostra guida che, nonostante abbia passato i 70 anni, con passo agile e rapido vi si inerpica, rischiando di arrivare solo alla meta. Che è un belvedere, prima tappa del tour, da cui ci indica dove fossero le postazioni serbe e quelle di difesa bosniache, là sul monte Igman, la sola vetta tenuta dall’Armija, l’esercito bosniaco. E poi, ecco, si scende verso il cimitero ebraico, dove era posizionata l’artiglieria serba, che ancora mostra i segni impressi dalla guerra sulle lapidi delle tombe. E poi, visita al famoso tunnel scavato sotto l’aeroporto, unica zona franca della città, pattugliato dai caschi blu ONU francesi. Il tunnel, scavato segretamente a partire dalla cantina di un’abitazione privata, era l’unica via che permettesse i collegamenti con il resto del paese. Unica via di approvvigionamento della città devastata dagli obici e dall’artiglieria nemica e sotto il tiro dei cecchini, rimasta senz’acqua e senza gas per riscaldarsi nei lunghi e freddi inverni, e con penuria di cibo. E unica via per far entrare le armi per la difesa di Sarajevo sotto assedio, ma anche sotto embargo delle armi da parte della comunità internazionale. Continue reading

EDUCARE, VERBO DELICATO

 (Margherita Zoebeli, Zurigo 1912- Rimini 1996))

 di Angelo Errani

Desidero dedicare la ricorrenza dell’otto marzo a Margherita Zoebeli. È, forse, quello di Margherita, un nome poco presente nella recente letteratura dell’educazione, come spesso avviene infatti in questo nostro tempo limitato al presente e abituato ad usare, per poi subito gettare via e dimenticare.

Ma la storia è la nostra casa: ne siamo stati accolti venendo al mondo, e vi abbiamo poi trovato la cura e le risorse materiali e culturali per riuscire a diventare quel che oggi siamo. In ogni casa, oltre al calore delle presenze, ci sono le tracce di chi ha cercato di rendere più piacevole quel luogo, segni che il pensiero, spesso tutto occupato dalla routine quotidiana, rischia di trascurare, di non saper rintracciare.

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MERCOLEDÌ 27 GENNAIO: GIORNATA DELLA MEMORIA.

di Angelo Errani

Citazione da Primo Levi:

«Pannwitz è alto, magro, biondo; ha gli occhi, i capelli e il naso come tutti i tedeschi debbono averli, e siede formidabilmente dietro una complicata scrivania. Io, Haftling 174517, sto in piedi nel suo studio che è un vero studio, lucido, pulito, ordinato, e mi pare che lascerei una macchia sporca dovunque dovessi toccare. Quando ebbe finito di scrivere, alzò gli occhi e mi guardò.

Da quel giorno io ho pensato a Pannwitz molte volte e in molti modi. Mi sono domandato quale fosse il suo intimo funzionamento di uomo, come riempisse il suo tempo, all’infuori della polimerizzazione e della coscienza indogermanica; soprattutto quando io sono stato di nuovo un uomo libero, ho desiderato di incontrarlo ancora, e non già per vendetta, ma solo per una curiosità dell’anima umana. Perché quello sguardo non corse fra due uomini; e se io sapessi spiegare a fondo la natura di quello sguardo, scambiato come attraverso la parete di vetro di un acquario fra due esseri che abitano mezzi diversi, avrei anche spiegato l’essenza della grande follia della terza Germania. Continue reading

UNA RIBELLIONE NECESSARIA, PER UN MODELLO ALTERNATIVO DI PRESENTE

di Federica Stagni

Il primo gennaio del 1994 il mondo scopriva l’EZLN: Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale che, dopo dieci anni di preparazione clandestina alla rivoluzione, occupava militarmente sette città del Chiapas. Quel giorno entrava in vigore il NAFTA (North American Free Trade Agreement), un accordo commerciale tra Messico, USA e Canada. «Noi diseredati siamo milioni e per questo invitiamo i nostri fratelli e sorelle a unirsi a questa lotta come unica via». Da quel momento gli Zapatisti hanno combattuto, e continuano a combattere, contro le conseguenze esclusorie di accordi economici di libero scambio che arricchiscono una minoranza della popolazione mondiale sfruttandone una larga maggioranza, ma soprattutto sfidano l’inevitabilità di un ordine geopolitico che accetta il capitalismo come unico possibile sistema economico. Gli zapatisti non sono sovversivi ma legittimi ribelli contro l’imperialismo americano che mai come durante questa recente crisi sanitaria ha esacerbato le disuguaglianze già esistenti.   Continue reading

12 DICEMBRE 1969

Un giorno dopo il quale nulla sarà più come prima.

di Angelo Errani

Ritengo doveroso ricordare che oggi è il 12 dicembre e che cinquantuno anni fa in questa data irruppe l’orrore di una stagione di stragi che hanno poi segnato i giorni più tremendi delle nostre vite.

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IL SETTIMO SIGILLO DI BERGMAN: PESTE E CAPRO ESPIATORIO

di Rosalba Granata

Goya: Il sonno della ragione genera mostri.

«Quando alcuni di questi penitenti vennero a Liegi, tutti corsero con grande meraviglia a vederli compiere le loro flagellazioni […] così in tanti vi presero esempio, che chiunque voleva imitarli in segno di devozione; ma alla fine, tanto si diffuse questo comportamento che tutte le città erano piene di questi penitenti, che si facevano chiamare flagellanti […].

Quando si vide che questa mortalità e pestilenza non cessava per quanta penitenza si facesse, sorse una voce che diceva che questa mortalità veniva dagli ebrei e che gli ebrei avevano gettato veleni nei pozzi e nelle fontane in tutto il mondo» Continue reading

LA MORTE NERA: CRONACHE DAL MEDIOEVO – I RACCONTI DI CANTERBURY

di Patrizia Fiocchi

Geoffrey Chaucer e The Canterbury Tales 

Geoffrey Chaucer (1340-1400), viene spesso definito «il padre della poesia inglese» poiché fu il primo appunto a usare l’inglese, la lingua del popolo (a quei tempi alla Corte si parlava il francese). Nacque a Londra intorno al 1340, figlio di un ricco mercante di vino, e per la maggior parte della vita fu legato alla Corte inglese. Combatté in Francia nella Guerra dei Cent’Anni, e sposò poi Philippa, una dama della Regina. Si legò sempre di più alla ricca famiglia dei Duchi di Lancaster e scrisse un famoso poema sulla morte della Duchessa. Nel 1372 visitò l’Italia, dove venne in contatto con le opere di Petrarca, Dante e Boccaccio. Dante gli diede l’idea di utilizzare la lingua del popolo anziché quella dei colti, e il Decamerone di Boccaccio quella di un’opera strutturata in racconti di diversi personaggi, uniti da una cornice comune.  Continue reading

LA MORTE NERA: CRONACHE DAL MEDIOEVO

di Patrizia Fiocchi

La Peste nella cultura medievale

La Peste, spesso denominata Morte Nera (Black Death), verificatasi in Europa tra gli anni 1347 e 1350, ebbe effetti devastanti sulla popolazione e un notevole impatto sulla cultura medievale nelle sue diverse espressioni.

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SREBRENICA 11 LUGLIO 1995

di Roberta Merighi

 «Noi non sapevamo che cosa stava per succedere. Nessuno ci diceva nulla. Mio padre continuava ad essere ottimista e continuava a credere che i soldati olandesi avrebbero protetto i civili, senza badare al fatto che egli stesso vedeva i Cetnici [così erano chiamati i nazionalisti serbi] all’interno della fabbrica [la base dei caschi blu]. […] Gli olandesi non avevano armi […] e notai che non sembravano più così sicuri come al nostro arrivo alla base. Ciò che veramente mi sorprese fu che essi stessi stavano presso quei sacchi di plastica dove gli uomini erano costretti a svuotare le loro tasche. Siccome camminavo dietro a mio padre Lutvo, vidi quando un soldato olandese lo forzò a lasciare nei sacchi persino il suo berretto. Io pensavo ai soldati olandesi che ci avevano promesso che nulla di brutto ci sarebbe successo, che ci avevano detto di non aver paura perché ci avrebbero protetto. Quando fummo molto vicini ad uno degli autobus parcheggiati, uno dei Cetnici che indossava una uniforme olandese si avvicinò e disse a mio padre: “Tu vecchio seguimi”. Io mi girai e vidi un folto gruppo di uomini che erano già stati separati dagli altri. Mio padre Lutvo fu costretto a raggiungerli. A causa degli olandesi il sogno di mio padre di raggiungere un territorio libero non si avverò». Continue reading