PHILOSOPHY AND THE CITY: VOGLIA DI SOLE

Dopo l’estate caldissima che abbiamo passato, mi sono ripromessa che quest’autunno-inverno non mi sarei lamentata. Non avrei brontolato sul cambio d’orario, quindi del buio del pomeriggio, del primo ghiaccio sulla macchina e l’inevitabile ritardo alla stazione dei treni, la nebbia che isola il paese dal resto del mondo… ma non ce la faccio!!! Quando un raggio di sole sbuca da quelle nuvole autunnali mi torna il sorriso e dico alla gente che incontro: ma che bello l’inverno con il sole! Adoro questo freddo secco! La gente mi prenderà per matta ma il sole è davvero importante nelle nostre vite. Il sole fa crescere le piante, ci riscalda, ci fa uscire dalle nostre case, mette di buon umore, fa ricordare il mare e le vacanze… infatti il sole è principio ontologico e gnoseologico!

Ecco che torno a fare la matta, vi direte! Assolutamente no. Nel libro VII de La Repubblica, il filosofo greco Platone ci propone la famosa allegoria della caverna, una metafora per raccontarci il cammino verso la vera conoscenza che deve fare l’uomo e, come adesso vi racconterò, il sole ha un ruolo importantissimo in questo percorso.
cavernaImmaginate una caverna, dove al suo interno ci sono dei prigionieri, legati fin dall’infanzia con lo sguardo rivolto verso il fondo della caverna. Alle loro spalle è stato acceso un grande fuoco e immaginate che tra questo e i prigionieri ci sia una strada rialzata con un muretto e lungo questa strada alcuni uomini camminano portando statuette, figure di legno e oggetti di ogni tipo. Questi passanti proiettano le loro ombre sul muro oltre il fuoco e il muretto. Queste ombre sono l’unica cosa che i prigionieri vedono e se la gente si fermasse a parlare, l’eco che sentirebbero i prigionieri sarebbe pensata come la voce che esce dalle ombre del muro.
Supponiamo ora che uno dei prigionieri venga liberato e che sia obbligato a guardare verso l’uscita della caverna. Prima di tutto i suoi occhi non vedrebbero niente perché abbagliati dalla luce e proverebbe dolore. Subito dopo, gli oggetti che vede passare sopra il muretto della strada gli sembrerebbero meno reali delle ombre che era abituato a vedere sul muro. Se poi il prigioniero liberato fosse costretto a uscire dalla caverna, rimarrebbe sicuramente accecato dalla luce del sole ma piano piano si abituerebbe alla sua nuova condizione e inizierebbe a scorgere prima le ombre delle persone e degli oggetti, poi le loro immagini riflesse nell’acqua e infine potrebbe distinguere e vedere bene gli oggetti. Dopodiché, il prigioniero liberato sarebbe in grado di guardare direttamente il sole e capirebbe che è esso a produrre le stagioni e gli anni. È il sole a essere la causa delle cose del mondo. Giunto a questa conclusione, il prigioniero liberato si ricorderebbe della condizione in cui era nel buio della grotta e dei suoi compagni e avrebbe pietà di loro. Vorrebbe subito correre a liberare i suoi compagni ancora incatenati nel fondo della caverna! Ritornando nuovamente al suo posto nel buio della caverna, il prigioniero liberato sarebbe nuovamente accecato, questa volta dalla troppa luce, e non vedrebbe niente. Per questo fatto, egli sarebbe oggetto di riso da parte degli altri prigionieri e in più penserebbero che l’ascesa gli ha rovinato gli occhi. Anzi, se tentasse di liberarli per convincerli ad uscire, essi potrebbero addirittura ucciderlo, perché non varrebbe la pena la fatica di questo percorso per vedere le cose che lui dice di aver visto fuori dalla caverna.
Su questa allegoria sono stati scritti fiumi, anzi oceani, di parole. Quello su cui voglio soffermarmi in questo primo articolo su Platone è l’importanza del ruolo del sole.
Plato-raphaelIl sole ha una duplice valenza: esso ci dà la possibilità di vedere le cose per quello che sono, senza di lui noi non vedremmo niente o al massimo, alla luce di un fuoco, potremmo vedere delle ombre, che però non sono la realtà. Il sole però è anche causa dell’essere delle cose, senza di lui le piante non crescerebbero e quindi non ci sarebbe la vita. Principio gnoseologico, ossia ciò che ci rende capaci di conoscere le cose per quello che sono davvero. Principio ontologico perché è la causa dell’essere o dell’esistenza delle cose sensibili. Ovviamente Platone non si riferisce semplicemente al nostro sole ma questa allegoria è un modo per farci capire la faticosa impresa che un uomo deve compiere per raggiungere la vera conoscenza delle cose, la quale giunge a compimento con la conoscenza delle Idee. Idee che hanno un’esistenza separata dalle cose sensibili, proprio come il sole, ma che sono la sostanza delle cose, cioè il loro principio gnoseologico e ontologico, sono ciò che ci fanno sapere cosa sono le cose e la loro ragion d’essere.
Per questa volta basta così con Platone… perché il cammino è lungo e faticoso e non vorrei fare la fine del prigioniero liberato se decidesse di liberare i compagni! Nel frattempo… iniziate a guardare il sole con occhi diversi!

Gloria Bonora

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