THAILANDIA: IL PARADISO SI PAGA IN BATH. E NON COSTA NULLA.

“Vai in Thailandia..? Ohmmamma che bello! Che fortuna!”
“Vai in Thailandia..? Ohmmioddio! Buona fortuna! Io, tra igiene e cibo, volevo scappare!”

skyline

Queste sono le due frasi-tipo che ho sentito pronunciare almeno una dozzina di volte da quando io e Giulia abbiamo deciso la meta del nostro viaggio invernale.

Versioni opposte. Che non facevano altro, entrambe, che accrescere in noi la curiosità di andare a scoprire e a toccare con mano cosa davvero fosse la Thailandia! Chi aveva ragione…?
Io, per natura, davo ragione in partenza alla prima versione. Ma chissà, non si può mai dire.

Ed ecco allora che si parte! Bologna, Milano, Dubai. Bangkok!

L’itinerario che abbiamo ideato prevede 4 giorni a Bangkok, un giorno e mezzo ad Ayutthaya, una notte in treno, tre giorni a Chiang Mai, un giorno a Krabi e tre giorni di relax a Phi Phi Island, prima di tornare in patria.

templio-1Quali sono le cose che mi ricordo di Bangkok? Le prime sensazioni che ho provato uscito dal “non-luogo” dell’aeroporto?
Innanzitutto la meravigliosa sensazione di essere noi gli ospiti! È un brivido che a me assale tutte le volte che esco dall’Italia. Sono infatti 23 anni, da quando sono nato, che vivo a Bologna. Mi viene, quindi, naturale quando giro per la mia città sentirmi a casa. E notare tutti quelli che evidentemente non sono Bolognesi. E sono sempre orgoglioso nel guardarli, come se gli volessi trasmettere il fatto che sono proprio fortunati ad essere in giro per Bologna, la mia città, meravigliosa ed unica.
Ecco. Come conseguenza diretta di questo mio attaccamento alla mia città, appena arrivo in un altro Stato, invece, mi guardo attorno, spaesato, guardo le persone che ho al mio fianco in metropolitana, e mi rendo conto che sono io quello che viene guardato come “lo straniero”. E a me è una sensazione che piace da morire. È in quel momento che finalmente mi sento in viaggio. È in quel momento che inizia l’avventura!

Appena scesi dalla metropolitana poi arriva una zaffata che subito mi rimanda alle altre due cose che ho impresse templio-2come “i primi ricordi di Bangkok”: il caldo e l’odore. Il caldo in realtà è piacevole. Sono le 7 di sera. A Bologna c’erano 4 gradi 24 ore prima. E l’essere accolto da un caldo umido di una trentina di gradi non può che farmi piacere. L’odore, allo stesso modo, è un misto di spezie e smog. Un odore che, non so perché, era abbastanza come mi ero immaginato l’odore di Bangkok. Mi piace. E ancora non lo so, ma piano piano mi entrerà nei polmoni e sarà una delle cose di cui avrò più nostalgia una volta lasciata la città.
Anche perché in pochi lo sanno, ma i ricordi legati ai profumi durano molto più a lungo di tutti gli altri. Gli odori legati all’infanzia, poi, pare non svaniscano mai.

Per buttarci subito nel traffico di Bangkok prendiamo un taxi. Siamo stanchi e carichi di valige, quindi non contrattiamo neanche il prezzo. E con 5€ di taxi (capiremo poi nei giorni successivi di aver speso un sacco!) arriviamo nella nostra GuestHouse. Anzi, arriviamo nei paraggi della nostra GuestHouse. Da lì poi inizia la ricerca, assieme al nostro taxista, per i vicoli. Perché neanche lui, abbiamo capito, aveva in realtà idea di dove fosse l’indirizzo che gli avevamo dato. E quindi via a chiedere informazioni a tutti i Thailandesi che incontriamo sulla strada!

bangkok-1A Bangkok abbiamo quattro giorni. E per visitarla decidiamo di seguire 3 semplici regole: camminare tanto e abbastanza a caso, mangiare solo in strada e non perderci neanche un mercato.
Sembrano tre regole banali, ma sono fondamentali per cogliere la Bangkok più autentica che c’è.

Camminando non ci si perde neanche un centimetro della città (ovviamente la parte centrale della città!), cosa che invece si farebbe usando i taxi. E la cosa meravigliosa è che davvero non si deve aver paura di nulla, e si può tranquillamente seguire il proprio istinto per dirigersi da un punto A a un punto B. Vedi un vicolo un po’ buio ma pieno di bancarelle interessanti…? Vai! Vedi un capannone pieno di gente che urla…? Passaci in mezzo! Un cunicolo pieno di piante e panni stesi che sembra porti a casa di qualcuno…? Prova a entrarci! Nessuno ti dirà nulla. Tutti ti sorrideranno. E finirai sempre per vedere qualcosa di interessante, che altrimenti ti saresti perso.
A Bangkok, ed in generale in Thailandia, la micro-criminalità è quasi inesistente, e il rispetto per gli stranieri (grande fonte di guadagno) è totale. Quindi dimenticatevi tutte le precauzioni che dovete prendere per attraversare il centro di Bologna alle 3 di notte… e andate!

nonninaMangiare in strada invece serve a entrare in contatto con il vero cibo Thailandese: economico, freschissimo e buonissimo! Anche i Thailandesi stessi, che spendono meno a mangiare fuori che in casa, mangiano per strada, quindi perché non imitarli?
Adesso voi immaginate se a Bologna ogni singolo marciapiede fosse invaso da tutte le nostre nonne e zie, che la mattina si alzano all’alba, prendono il loro carretto e vanno in strada. E lì si mettono a tirare la sfoglia per fare le migliori tagliatelle, i migliori tortellini e le migliori lasagne, oppure si mettono a fare le polpette, il polpettone, i saltinbocca, o ancora i pomodori gratin, le zucchine ripiene, i fiori di zucca. Sarebbe il delirio! Saremmo tutti 150kg a forza di mangiare ad ogni angolo cose sublimi. Ecco. Questa è la Thailandia. Il Paese dove i marciapiedi non sono fatti per camminarci ma per mangiare! 0.25€ per un involtino primavera, 1.50€ per un piatto di noodles, 1€ per degli spiedini, 2€ per una zuppa, 1.50€ per una birra ghiacciata. Tutto sempre a portata di mano. Tutto sempre cotto davanti ai tuoi occhi. Tutto sempre buonissimo! Come si fa a non approfittarne…?

streetEd infine i mercati. I mercati sono come i nostri mercati estivi nelle città di mare o in campagna. Solo che sono trenta volte più grandi, sono aperti tutti i giorni, sono pieni di gente come dei formicai e trovi esposta una quantità di merce che non ci si può neanche immaginare. Tonnellate di cibo. Tonnellate di fiori, vestiti, utensili, giocattoli, statuine, medaglioni. In qualsiasi mercato potete trovare qualsiasi cosa.
E ovviamente sul prezzo tutti contrattano. Quindi immaginatevi il delirio.
Ma noi ci abbiamo passato ore dentro i mercati. Perché vedi cose che qui non esistono. Vedi scene di vita quotidiana che sembrano anni luce indietro a noi. E vedi mestieri che per noi sono morti, sepolti e dimenticati.
meccanico

Questa è Bangkok. Vanno poi ovviamente citati i meravigliosi templi buddhisti, decoratissimi e scintillanti, e tutte le varie strutture appartenenti alla Famiglia Reale. Il tutto, ovviamente, circondato da un traffico che per noi sarebbe da manicomio. Ma i Thailandesi sanno che è così. Ed invece che arrabbiarsi hanno capito che l’unica soluzione è aspettare con pazienza. Non ho mai sentito un clacson suonare in tutto il mio soggiorno. E vi assicuro che ho assistito a scene che vanno oltre il mio livello di sopportazione alla guida di qualche centinaio di unità. Ma d’altronde da un popolo che va in 4 su uno scooter senza casco, che vede i semafori più o meno come una luminaria natalizia e che sfreccia tra le auto con i fatiscenti e coloratissimi Tuk Tuk, cosa ci si può aspettare…?

ayutthaya

Dopo quattro giorni a Bangkok, con il cuore a pezzi per dover già lasciare questo meraviglioso casino, dove sarebbe impossibile vivere, ma dove è meraviglioso ciondolare in giro, prendiamo il trenino per Ayutthaya, l’antica capitale del Regno del Siam, a 80km a nord. Sarebbe un viaggio di un’oretta. Ma non quando lo fai su un treno di terza classe Thailandese, che parte con un’ora di ritardo, marcia a circa 50km all’ora e si ferma ogni volta che c’è qualcuno in mezzo ai binari (e no, non è cosa rara).

treno

Però abbiamo la fortuna di trovarci seduti per caso a fianco ad un Riminese che 8 anni fa si è trasferito qui per insegnare inglese. E allora ci facciamo raccontare un po’ della vita dei Thailandesi vista da un Thailandese d’adozione.

italiano

Diamo sfogo a tutte le domande che ci sono venute in mente nei primi nostri 4 giorni in questo meraviglioso Paese. Dal rapporto che hanno con il loro Re (eravamo in città proprio durante le celebrazioni dei 100 giorni dalla morte del Re più longevo e amato della storia dell’Umanità), passando per il costo della vita e gli stipendi, arrivando fino al cibo, al traffico e alla situazione politico-economica del Paese.
Insomma. Il viaggio in terza classe si è alla fine dimostrato provvidenziale e utilissimo.

Arrivati ad Ayutthaya ci troviamo davanti un paesino. Siamo in realtà un po’ sotto shock perché non ci par vero di buddha-reclinatopoter attraversare le strade senza rischiare di essere investiti, o di non avere sempre un fiume di gente attorno, o di non avere una bancarella di cibo ogni 10 metri.
Ma decidiamo che alla fine anche noi avevamo bisogno di un po’ di tranquillità. Quindi appoggiamo le nostre cose in ostello e ci mettiamo a girare a zonzo tra le magnifiche rovine del glorioso regno del Siam. Templi, palazzi, statue. Tutto porta i segni di un’antica bellezza.
Dopo aver visto il famoso Buddha sdraiato decidiamo di uscire dalla parte centrale della città, circondata da un fiume, e ci facciamo una bella camminata sotto il sole. Siamo diretti ad un Mercato Galleggiante che pare sia subito fuori dalla città. Siamo gli unici turisti in giro. Ed in effetti arrivati a destinazione ci rendiamo conto di essere circondati solo da gente del posto: buon segno! Ed ecco che ci appaiono davanti una ventina di barchette di legno ormeggiate a un porticciolo. Su ognuna ci sono uno o due nonnine intente a cucinare e servire le loro leccornie. Il posto ha una sola regola: tutto può costare al massimo 20 bath (0.25€). Ed è così che con 1€ ci facciamo un pranzo da leccarci i baffi, in due. Che meraviglia!
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Dopo due giorni di rovine e interminabili camminate in tranquillissimi e curati parchi, è giunto il momento di ripartire. Di nuovo in treno. Ma questa volta di notte. Si parte alle 23.35. In teoria. In pratica alle 00.55. E si arriva alle 12.10 a Chiang Mai. In teoria. In pratica alle 17.10. Aaah, la Thailandia! Ma il bello è che in Italia avremmo passato ogni minuto del viaggio a inveire contro Trenitalia, il governo e lo Spirito Santo. Mentre qui tutti sanno che è così e non fanno una piega. Se avevi fretta prendevi la macchina!

treno-junglaChiang Mai ha una conformazione che ricorda Bologna. Anzi, ora che ci penso è proprio uguale! Le antiche mura che circondano il centro della città, i viali di circonvallazione subito fuori e le colline a pochi passi dalle mura. È una città ricca di turismo, soprattutto asiatico. Con poco da vedere ma tanto da fare. Trekking nella jungla, rafting giù dai torrenti, massaggi thailandesi e… corsi di cucina! Ed è proprio a questo che dedichiamo un’intera giornata del nostro soggiorno! Ci affidiamo ad una scuola che ha la sede in una fattoria fuori città. Ci vengono a prendere, ci portano a fare la spesa al mercato cittadino e poi via, in campagna! Qui cuciniamo una serie di piatti Thai, partendo da zero. Ognuno cucina il suo e poi se lo mangia! Siamo in gruppo con 4 americani, 2 irlandesi e 2 cilene. La giornata vola, noi ci divertiamo da morire e mangiamo divinamente (d’altronde… con dei cuochi così!).

cibo-1

Le giornate scorrono veloci, tra massaggi, acquisti da artigiani locali e giri a zonzo per la città alla scoperta di alcuni cibo-2luoghi un po’ nascosti ma magici. E in un batter d’occhio arriva il momento di salire sull’aereo! Direzione Krabi, una città di passaggio da cui partono navi per tutte le isole della costa Ovest Thailandese. È da qui che prendiamo la barca per giungere alla nostra ultima tappa: Phi Phi Island. Arriviamo, prendiamo una pagoda e sbarchiamo nel nostro angolo di paradiso.

phi-phi-1Phi Phi Island è una delle isole che fu maggiormente colpite dal famoso tsunami del 2004. Fu spazzato via tutto, ed in effetti la cosa che subito salta all’occhio è che tutti gli edifici che ci sono sono nuovissimi. Ovviamente, purtroppo, durante la ricostruzione non si è badato troppo ai permessi e alla salvaguardia del territorio, quindi la zona di Ton Sai, dove si arriva con la barca, è a tutti gli effetti una Riccione Thailandese. Basta però fare il giro dell’isola, come abbiamo fatto noi, per ritrovarsi in spiagge raggiungibili solo via mare, circondate dalla jungla, in cui abbandonarsi al relax totale.
Ed è così che ci ritroviamo nella nostra palafitta di bamboo, senza acqua calda, con l’energia elettrica solo nelle ore centrali della notte e con una spiaggia meravigliosa a 30 passi dalla porta di casa.
Alla nostra destra quattro baracche di pescatori. Alla nostra sinistra nulla.

Ed è così che concludiamo il nostro viaggio. Iniziato nel delirio di Bangkok, e finito nella pace di Phi Phi Island.
phi-phi-2

Com’è quindi questa Thailandia? Cosa ci portiamo a casa?
Direi una cosa, prima fra tutte: l’ospitalità! I Thailandesi sono un popolo che sa accogliere e coccolare i suoi ospiti come nessuno al mondo, credo. Il suo segreto…? Li riempiono di sorrisi, dalla mattina quando si svegliano fino alla sera quando vanno a letto.

Perché la loro lingua è pressochè incomprensibile, ma un sorriso vale più di mille parole.

ขอบคุณประเทศไทย!
Kop khun khaa Thai!
Grazie Thailandia!

fine

Jacopo Chelli

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