APPETIZER BOOKS: IL PAESE DELLE MAREE – AMITAV GHOSH

Edito da Neri Pozza, 2004, pp. 460

Si racconta che, quando il mondo si stava formando, la dea Ganga decise di discendervi con un impeto improvviso e distruttivo, mancando di contenere la sua forza. Tale era la violenza dell’impatto che la terra stava per spaccarsi in due. Fu allora che Siva, agilmente, calò la sua treccia imbrigliando quel fiume che scorreva inarrestabile, portandolo a sfociare nel grande mare nero. Dissolvendosi, la chioma è mutata in materia. Quelle terre così create, sono il Sundarban. Ghosh ci porta a scoprire un luogo di tutti e di nessuno, al momento al confine tra India e Bangladesh, sede della più grande foresta di mangrovie del pianeta. Mutevole, mai uguale, questa regione diviene la sede di un romanzo del ritorno, una scalata a ritroso verso ciò che si è perso della propria identità. Kanai Dutt era fuggito da tempo, scoprendo una vita diversa, un lavoro lontano dalle tradizioni e dalle contraddizioni della laguna che trasforma se stessa ogni giorno rimanendo immutabile. La giovane Piya, biologa marina, si reca al confine della coscienza per portare a termine una ricerca sul delfino del Gange, trovandosi a contatto con una realtà che metterà in crisi le sue convinzioni. La potenza corale che fa da sfondo alla narrazione sembra indissolubilmente legata all’inconscio e a quelle storie che da piccoli fanno tremare i bambini; condensato nella figura della tigre, oggetto di venerazione e di leggende, lo scontro con l’alterità si manifesta nel modo più inatteso, sotto lo sguardo silente di alberi secolari. Il paese delle maree è un libro semplice ma profondo, che non pretende di giungere alla verità ma getta le basi per domande fondamentali. Amitav Ghosh dopo averlo scritto ha dato origine a una notevole meditazione sul clima e l’ambiente (frutto dei dati da lui raccolti per la stesura) esposta poi in un altro testo che vale la pena di sfogliare, La grande cecità: il cambiamento climatico e l’impensabile.

Francesco Colombrita

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