APPETIZER BOOKS: LA STATUA DI SALE – GORE VIDAL

Edito Fazi, 2018, pp 229

di Francesco Colombrita

Un figlio normale, di una famiglia smaccatamente borghese della repubblicana Virginia degli anni ’30, dovrebbe essere un bravo studente, fare sport, ereditare la carriera famigliare o darsi alla politica; guardare di sottecchi la gente diversa e non desiderare altro che iscriversi a un country club; avere le amicizie giuste ed essere popolare e ben voluto. Non è il caso di Jim Willard. Ottimo atleta e apparentemente un ragazzo come tanti, il protagonista di questo romanzo epocale di Vidal, è schivo e un po’ ribelle e prova qualcosa per il suo amico Bob. Forse era sempre stato così, o forse tutto è nato dopo quel giorno al fiume, nella capanna dello schiavo. Sarà la traccia indelebile di un’attrazione prima sfiorata e poi afferrata con forza, a spingere questo giovane verso un viaggio rocambolesco, ma mai sopra le righe, attraverso un’America che si sta affacciando alla guerra mondiale, piena di marinai lascivi e star del cinema che nascondono molto sotto l’apparenza.

Mantenendo come stella polare l’obiettivo di incontrare di nuovo l’amico di un tempo, unica persona che possa dire di aver amato. Un romanzo di formazione chiave per la storia della letteratura LGBT+, che oltre ad aver mostrato un’omosessualità maschile priva di stereotipi e caricature, delinea con semplicità alcune di quelle che sono le infinite sfaccettature dell’attrazione e del sentimento: quali che siano i poli dell’attrazione. Tra un party e una partita a tennis, tra un viaggio in Sud America e il servizio militare, tra la vita di tutti i giorni e le occasioni perdute, questo racconto riesce a toccare, nella sua ordinarietà, le corde di un’umanità universale: tanto che lo stesso Mann arrivò a commentarlo nei suoi diari, definendolo «Un importante documento umano, di eccellente e illuminante verità».

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