I GIORNALI SCADUTI – IL TEMPO DELLA SEMINA/IL TEMPO DEL RACCOLTO

PREMESSA

Riordino ritagli. Mille frammenti di articoli, immagini che ho accumulato. La motivazione era sempre che mi potevano essere “utili”… La scuola, i ragazzi, nuovi spunti da utilizzare. Una mostra sui futuristi, un articolo su cinema, letteratura e cibo, un personaggio che veniva “celebrato”, da Obama a Berlinguer, da Pertini a Jobs… e poi un avvenimento di attualità, magari una catastrofe naturale o uno scandalo, la fame nel mondo, l’elogio della gentilezza e della mitezza, della democrazia, i diritti, un commento di Rodotà, e poi don Ciotti o Pertini che “fanno più politica dell’intero gruppo dirigente PD… e gli articoli, le immagini si accumulavano una sull’altra… Il senso della storia, la strumentalizzazione della storia, le memorie della Resistenza… Sì, questo lo devo assolutamente utilizzare domani in classe… E poi venivano ricoperti da altri articoli, appunti, progetti, verifiche su Foscolo con o senza crocette… fogli, fogli che si accumulavano. Che mi sembravano essenziali, e poi… dimenticavo.

E poi ho cercato di  mettere ordine. Butto, poco, rileggo, tanto.

E ritrovo. Ricollego.

Non vengono discorsi sistematici ma flash. Ricordi. Che si possono collegare al presente o aiutare la memoria di un recente passato.

IL TEMPO DELLA SEMINA/ IL TEMPO DEL RACCOLTO


E in mezzo ai ritagli dei giornali scaduti oggi ho ritrovato “una perla”. Almeno per me.

Ricordo quanto mi colpirono nell’estate del 2008 due articoli di Nando dalla Chiesa. Il primo si intitolava La questione morale ci riguarda. La “doccia fredda” degli scandali anche del Centro-sinistra, che ci turbavano, ci mettevano dubbi, ci sporcavano nella nostra convinzione di essere diversi, migliori, e Nando ci diceva “il problema è culturale”, non solo di regole, e affermava che la “rivoluzione culturale del Centro-sinistra passa anche per la questione morale”.

Ma è soprattutto il secondo articolo quello che mi era rimasto più in mente e che ho ritrovato con più gioia. C’è un’Italia che rinasce. Sì, lo intitolava proprio così nel tenebroso 2008, apice del berlusconismo. Parlava di “segni di primavera”. Segni positivi, vitali nella società. L’esplosione di feste e rassegne culturali piene di pubblico. La rinascita di un cinema italiano di impegno civile. La rete informatica con le sue nuove possibilità di comunicazione e di informazione, il fiorire di siti e blog interessanti e stimolanti. I centomila della manifestazione di Libera a Bari, centomila che scendono in piazza non per un avvenimento che ha suscitato emozione o per interessi immediati, ma per l’affermazione di una cultura della legalità. La riscoperta, con Internet, della parola scritta, della comunicazione scritta. Segni positivi che precedono i grandi cambiamenti. Ma, si chiedeva, come possiamo tradurre tutto questo in “qualità politica”? “La città che abbiamo intorno è bombardata… e sulle macerie regna il museo delle cere. Eppure sono proprio le città bombardate che si possono ricostruire… L’importante è che quando il cambiamento si manifesterà più compiutamente non trovi in attesa di interpretarlo (e di soffocarlo) il museo delle cere”. 

Questo nel 2008. E sappiamo come (forse anche da chi) sia stato soffocato.

E oggi?

Perché c’è sempre un tempo della semina ed uno del raccolto. E il ciclo, come ci insegna lo zodiaco, non si ferma mai…

Rosalba Granata

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