QUATTRO BIOGRAFIE DI DONNE

Ospite del precedente Aperitivo a Tema di Metro-Polis è stata la scrittrice Marta Franceschini, la quale ci ha incantati narrandoci le vicende di Laura Bassi. In preparazione e come premessa a questo intervento, abbiamo preparato quattro piccole biografie di donne eccentriche, di rottura, che in un qualche modo hanno segnato la storia marcandola della loro inconfondibile impronta. Leggendo insieme queste quattro narrazioni abbiamo viaggiato nei secoli e abbiamo potuto sbirciare esistenze che profumano di meraviglia.
Un gioco, insomma, che come molti altri all’interno di Metro-Polis non è che una chiave capace di schiudere scrigni ricolmi di fascino e mistero.
In attesa dell’Editoriale sull’Aperitivo a Tema di maggio, godiamoci la lettura di queste sempre attuali, e un po’ nostre,  protagoniste.

Mattia Macchiavelli

Schermata 2015-06-06 alle 19.03.46Veronica Franco

Veronica Franco, poetessa e cortigiana onesta, nacque a Venezia nel 1546.
La società rinascimentale di Venezia riconosceva due diversi tipi di cortigiane: la cortigiana onesta, ossia la cortigiana intellettuale, e la cortigiana di lume, prostituta dei ceti bassi, che viveva e praticava il mestiere vicino al Ponte di Rialto.
I clienti di Veronica erano nobili, prelati, intellettuali e artisti.
Nel 1574 vi si aggiunse Enrico di Valois, che dalla Polonia, di cui era re, stava andando a Parigi, per salire sul trono di Francia con il nome di Enrico III.
Veronica Franco fu probabilmente l’esempio più celebre di cortigiana onesta, di una città prosperosa e cosmopolita e visse circondata dagli agi per la maggior parte della sua vita.
Scrisse due volumi di poesie e fu un’intellettuale completa: scrittrice, musicista, curatrice di raccolte poetiche, saggista, entrò a far parte di uno dei circoli letterari più famosi della città.
La sua vita, nonostante non si sia quasi mai allontanata da Venezia, è stata ricca di eventi e colpi di scena. In particolare: la sfida con Maffio Venier; il processo davanti all’Inquisizione e la proposta di aprire un istituto per le ex-prostitute.
Venier, di antica e potente famiglia, insultò Veronica in alcuni versi anonimi. La accusò tra l’altro di essere marcia di sifilide. Scoperto l’autore dei versi ingiuriosi Veronica lo sfidò ad  un duello all’arma bianca, e per prepararsi iniziò a prendere lezioni di scherma. In un secondo momento si ripiegò su un duello poetico.
Nel processo davanti all’Inquisizione, che si aprì nell’ottobre del 1580, Veronica fu accusata dalla servitù, di praticare la stregoneria, di mangiare pollastri, uova e formaggi nei giorni di magro e di tenere una bisca in casa. Accuse così potevano condurre al patibolo. Veronica si difese da sola e fu assolta ed  ebbe la possibilità di continuare nell’impegno culturale e sociale. Con i risparmi fondò “La casa del soccorso” per accogliere le donne stanche di prostituirsi.
«Una donna colta, ironica, antesignana di una nuova femminilità, decisa a battersi contro le diseguaglianze tra i sessi», commenta Fabio Vacchi.
Negli anni 90 Dacia Maraini la fece  protagonista di una pièce teatrale. Sulla sua vita è stato girato anche un film «Padrona del suo destino».

Rosalba Granata

Alma Mahler-Werfel Schermata 2015-06-06 alle 19.06.36

Vienna, 1879 – New York, 1964
Donna influente negli ambienti artistici a metà tra i due secoli. Fascino e racconti sulla sua vita si intrecciano fino ai nostri giorni. I suoi numerosi amanti (tra i quali Klimt) ne fanno musa ispiratrice. Sposa e vedova di quattro arti (cit. dei maliziosi): Gustav Mahler (compositore), Walter Grupius (architetto e fondatore della Scuola Bauhaus), Oskar Kokoschka (pittore espressionista) e Franz Werfel (scrittore e drammaturgo).

“La mia vita sta davanti a me come un libro aperto. Vedo ancora la morte di mio padre, la morte di Gustav Mahler di Manon (la figlia) e Franz Werfel. Nella mia vita ho perduto molto, ma non mi posso lamentare. Il dolore è compensato da tanta felicità di cui ho potuto godere”.

Alma Maria Schindler, figlia del pittore Emil Jakob Schindler e di Anna von Bergen, era considerata negli ambienti culturali della capitale austriaca “la più bella ragazza di Vienna”, un soprannome banale ma che in realtà cela una personalità complessa ed intrigante. Avrà esperienze ricche e drammatiche grazie a tre matrimoni e alla nascita di diversi figli, alcuni dei quali morti piccoli.
Compositrice (Mahler cercherà di ostacolare la passione musicale della moglie), la produzione è costituita da 14 Lieder sui testi di Rilke, Werfel e Novalis. Scrive un’unica opera letteraria “La mia vita”, un’autobiografia appassionata (Ed. italiana Castelvecchi editore). Donna emancipata senza la pretesa che il suo tempo capisse.
Il cinema contemporaneo le dedica un film “Bride in the wind” del regista Bruce Beresford, nel 2001.
Oskrar Kokoschka le dedica una bambola-feticcio che si fa costruire da un artigiano terminata la loro tumultuosa relazione. Prototipo di bambola gonfiabile.

Silvia Salucci

Schermata 2015-06-06 alle 19.08.30Zelinda Resca (1924-1999)

La Resistenza è stata una delle pagine più tristi e più belle della mia vita.

Zelinda Resca riassume così la propria esperienza di staffetta partigiana. Nata il 23 febbraio 1924 a Castello d’Argile e cresciuta a Corticella, entra in clandestinità nell’aprile 1944. È lei stessa a raccontare le tappe della sua vita in Un racconto sottovoce. Una storia semplice, che ripercorre tanto gli episodi famigliari quanto quelli dell’esperienza partigiana: la continua paura di essere scoperta, l’amore per quella bicicletta che facilitava il compito di staffetta, l’incredulità di essere sopravvissuta alle torture dei tedeschi alla vigilia della liberazione. Zelinda, nome di battaglia Lulù (come la protagonista di un dramma di Frank Wedekind), ci dimostra quanto sia stato fondamentale il ruolo delle donne nella Resistenza.

Il carcere è stata la cosa più ingiusta che ho dovuto subire. 

Il vero dramma di Zelinda inizia però alla fine della guerra. Dopo un periodo di ritrovata serenità, è accusata insieme ad altri ex partigiani di omicidio e occultamento di cadavere in seguito al rinvenimento, presso Casadio di Argelato, di cadaveri di fascisti, tra cui i fratelli Govoni. Zelinda è incarcerata per un anno a San Giovanni in Monte a Bologna in attesa del processo. Dopo il verdetto di colpevolezza, viene trasferita al Manicomio Criminale di Aversa, dove resterà fino alla fine del 1953. I durissimi periodi di detenzione la provano psicologicamente e fisicamente. I pessimi rapporti con le suore, prima a Bologna (per motivi politici) e poi ad Aversa (dove si verificano abitualmente casi di abusi sessuali), le fanno perdere quella fede che l’aveva sempre accompagnata e che non aveva mai percepito in opposizione alle sue idee politiche. Nel processo d’appello tutte le accuse (discutibilmente costruite) cadono e Zelinda può tornare finalmente alla sua vita, dai suoi tanti amici e sostenitori, riprendere il lavoro e l’attività politica, sposarsi. Ma i segni di quell’ingiustizia resteranno per sempre scolpiti nella sua anima e nel suo corpo.

Beatrice Collina

Isadora Duncan (1877-1927)Schermata 2015-06-06 alle 19.10.50

«Il carattere di un bambino è già delineato quando è ancora nel grembo di sua madre. Prima della mia nascita, mia madre […] non poteva nutrirsi che di ostriche in ghiaccio e champagne. Quando mi domandano da quando ho cominciato a danzare, io rispondo: “Nel grembo di mia madre, senza dubbio, in seguito alle ostriche e allo champagne”».

Con queste parole inizia la sua autobiografia Isadora Duncan (My Life, pubblicata postuma), personaggio di spicco nel panorama della danza dell’inizio del XX secolo, riconosciuta a livello internazionale come madre della danza moderna e contemporanea.
Il 1900 è un secolo di grandi sconvolgimenti che influenzano la cultura in tutte le sue espressioni, dalla letteratura all’arte, dalla musica alla poesia, e di certo la danza non è esclusa da questa ondata di cambiamento e rivoluzione. Isadora è un personaggio per certi versi controverso, è stata descritta come una grande artista e allo stesso tempo come una meretrice della vita dissipata, pronta a tutto per i suoi interessi personali. Il suo carattere si delinea fin da bambina: è uno spirito libero, forte, rivoluzionario, un’eroina romantica dotata di un’indole raffinata che si esprimerà con estrema eleganza nella sua danza.
La vita di Isadora è molto movimentata, densa di ostacoli economici e di eventi tragici (perde entrambi i figli di 7 e 3 anni annegati nella Senna). Nonostante ciò, Isadora cerca di non abbattersi e trovare sempre la motivazione per realizzare ciò in cui crede, cioè restituire alla danza la sua originaria libertà, un movimento primitivo e spontaneo ispirato alla coreutica dell’antica Grecia; per questo danzava scalza e con abiti leggeri. La danza era espressone della sua grande personalità, e non semplicemente la liberazione da rigide convenzioni ginniche o lo spogliarsi da abiti che mortificavano, a suo modo di vedere, il corpo delle danzatrici. Muore tragicamente a Nizza strangolata dalla sciarpa che indossava le cui frange si erano impigliate nei raggi delle ruote dell’automobile. «Se non conosci l’origine del movimento, riprodurlo è soltanto una sciocca e vacua esecuzione»: questo diceva Isadora.

Laura Comitogianni

 

 

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