I LAVORATORI DETENUTI: IGLI

  1. Fare impresa in Dozza
  2. I lavoratori detenuti: Igli
  3. I lavoratori detenuti: Marco
  4. Casa Circondariale di Bologna: una risorsa per la città

2. I LAVORATORI DETENUTI: IGLI

Per raccontare l’esperienza di Fare Impresa in Dozza, riporto l’intervista a due detenuti, Igli e Marco (i nomi delle persone sono di fantasia), che lavorano nell’officina meccanica presente nella Casa Circondariale di Bologna.

Igli

Igli ha 33 anni, è un migrante albanese detenuto presso la Casa Circondariale di Bologna dal 2010. Dal 2004, aveva già sperimentato il carcere diverse volte, con pene limitate per condanne legate al piccolo spaccio, fino all’arresto del 2007 per un reato più grave. Dopo la scuola elementare, frequentata a Durazzo, ha abbandonato gli studi:

Il momento più brutto, dopo aver abbandonato la scuola […] vagavo così in giro insieme ad amici a dare fastidio alle famiglie. Ci arrangiavamo come bambini, la mattina al Bingo e il pomeriggio a rubare il rame e il ferro da rivendere, poi al mare a fare il bagno […] mio papà mi vedeva in ferrovia ma non poteva fare nulla.

A diciassette anni, nel corso degli eventi di guerra civile del 1997 in Albania, viene arrestato per traffico d’armi e rapina. Entra nel carcere di Durazzo e, una volta terminata la pena, nel 2000 decide di partire per l’Italia.

In Albania non c’è niente e, una volta macchiato, avevo paura di tornare in carcere […] Non so come siamo salvi, sono morti più da noi che in Kosovo o in Serbia. Ho visto bruciare vive le persone, andavamo a prendere tutto quello che si trovava, pane, zucchero, abbigliamento, tutto quello che il popolo non aveva mai potuto permettersi siamo riusciti a prenderlo. Ho portato a mia madre una lavatrice, allora serviva un prestito in banca per poterla comprare. Vendevano anche armi ai kosovari rubate nelle basi militari.

l43-gommone-migranti-140702165046_mediumA vent’anni, grazie a un prestito ottenuto dai genitori da una banca, riesce a salire su di un gommone a Valona ed arriva a Lecce. Dopo avere vagato per due giorni nelle campagne, e dopo essersi nascosto nel baule di una macchina fino a Bari, riesce a salire su di un treno per Foggia e poi ad arrivare a Milano, ospite di un vicino di casa della famiglia di Durazzo. Si trasferisce infine a Savona dove, dal 2000 al 2003, lavora in un’azienda edile come manovale in nero, perchè privo del permesso di soggiorno.

Mi è sempre piaciuto ungermi con olio e grasso, ho visto e imparato dai più grandi in Albania come montare i pezzi […] lavoravo anche 12 ore al giorno, mi piaceva lavorare così non vagavo in giro senza meta, ma non conoscevo le regole.

In seguito alla sanatoria del 2002, il datore di lavoro gli chiede 700 euro al mese per ottenere un permesso di soggiorno di sei mesi, ma, in realtà, non versa tutti i contributi richiesti e il permesso scade. Nel 2003 Igli si sposta a Ravenna e riprende a lavorare in un cantiere edile per un imprenditore albanese che lo aiuta a rinnovare il permesso di soggiorno, ma il lavoro è poco e inizia a frequentare il […] giro dello spaccio […] per pagare l’affitto, mangiare, un pò tutto […].

imageViene arrestato una prima volta nel 2004 e, successivamente, nel 2005. Esce dal carcere nel 2006 in seguito all’indulto, ma viene arrestato nuovamente nel 2007. Dal carcere di Ravenna viene spostato a Piacenza, poi a Modena e infine, avendo partecipato a scontri violenti con detenuti nord-africani, viene trasferito a Bologna. Nel carcere di Modena consegue il diploma di scuola media inferiore e, una volta trasferito a Bologna nel 2010, frequenta il corso di formazione per montatore meccanico e, nel 2011, rivede, per la prima volta dal giorno dell’emigrazione, i genitori.

Come hanno aperto le strade, i miei genitori sono venuti subito […] non mi hanno abbandonato […] A mio fratello è andata bene a Milano, ha trovato lavoro, io sono stato fregato, non sapevo niente, da lì non ho più avuto voglia.

Nel 2012 viene assunto con un contratto di lavoro a tempo indeterminato dall’azienda Fare Impresa in Dozza.

Sono più che contento, abbiamo cominciato a pagare un pò tutto: avvocati, dentista, cibo, vestiti, la biancheria e ho cominciato a mandare soldi a casa, più di 4.000 euro.

In carcere ha frequentato anche il corso di teatro e di canto, dove ha conosciuto la sua compagna, una giovane detenuta della sezione femminile.

Non mi piace sognare e vedere i sogni svanire, ci rimango male. Sogno di poter continuare a lavorare in una officina meccanica come questa. Sogno di poter rivedere la mia famiglia, trovare un pò di pace […] in Italia c’è una cosa brutta, il permesso di soggiorno, ho paura perchè lo Stato italiano ragiona così e non mi fido di quello che mi dicono. Se sei albanese e fai questi errori, è finita. Ho paura di tornare clandestino […] Sogno un documento per stare al lavoro, perchè ci vogliono ancora anni perchè l’Albania entri in Europa […] se mi sbalzi fuori, con che cosa mangio?

Francesco Errani

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