CARA METRO-POLIS, TI SCRIVO – 17/03/2020

Nasce una nuova rubrica sul blog di Metro-Polis, uno spazio per tutte le lettrici e per tutti i lettori che desiderano condividere con noi alcuni pensieri: Cara Metro-Polis, ti scrivo. Un modo per sentirci ed essere più vicini e una cornice all’interno della quale pubblicheremo messaggi o email che arriveranno in redazione. Se desiderate scriverci, potete farlo all’indirizzo redazioneblog@metropolisbologna.it! 

Email di Paola Falleroni del 17/03/2020

«Caro amico ti scrivo… così mi distraggo un po’»


Cara Metro-Polis, il Diario di bordo di Mattia mi ha spinto a mandarti qualche riflessione…

Ci conosciamo da poco: dal tuo ultimo incontro di febbraio, quello sul cancro, visto come ultimo male di cui non si può parlare, o meglio forse penultimo, perché l’ultimo è lo stigma della malattia mentale. Il tabù.

Mi riallaccio alle parole di Mattia: «sono giorni strani…». Sì, condivido pienamente; sono giorni strani e stranianti: silenziosi (nel cielo non passano più aerei), luminosi perché la luce aumenta e ci porta verso l’equinozio di primavera, riflessivi perché questa piccola solitudine obbligata dà modo a molti di pensare, di pensarsi, di immaginare, ricordare, progettare… Ma sono anche giorni di ansia, di paura: è giusto averne ed è giusto parlarne.

L’epidemia da cui Bill Gates, nel 2005, aveva cercato di mettere in guardia l’occidente è arrivata e ci ha colti di sorpresa. Come il biblico angelo della morte. E in molti abbiamo paura non i giovani, no: loro debbono essere cauti ma non debbono avere paura, sono il futuro e del futuro hanno la prorompente vitalità. Ma noi anziani abbiamo paura, una nuova, strana, paura. Non è la paura che si prova di fronte a una malattia grave, ad esempio un cancro – l’ho attraversata quella paura indimenticabile, so che cosa significa e quali sono i sentimenti che origina. No, è diversa. Non è la paura per la propria sorte, è una paura ancestrale, che abbraccia un orizzonte molto più ampio del destino personale: ho paura per la mia specie. Per la prima volta la mia generazione sente che è la specie umana quella da proteggere.

È un sentimento nuovo, grande, difficile da gestire, ma che può essere rivolto a sviluppi positivi. Usciti da questa emergenza qualcosa dovrà cambiare in positivo, dobbiamo tutti far sì che questo accada. Dal ripensare la sanità pubblica al modo di consumare; dal modo di rapportarsi con i più fragili all’interazione tra popoli; la politica, e quindi ognuno di noi che è naturalmente un essere politico, dovrà fare la sua parte.

Possiamo davvero cambiare in meglio il futuro dei nostri figli e nipoti.

Ciao Metro-Polis e… auguri a tutte e a tutti!

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