ODISSEA DEL LIBRO PERDUTO – CALIPSO

L’ambulanza arrivò in pochi minuti. Le strade deserte, nel cuore della notte, favorirono il suo arrivo.

Lusa piangeva, lo sguardo annebbiato, tremante. Cercava di fissarmi, di ricevere una risposta. Nei suoi occhi lessi la sua domanda, il suo “perché?”. E lui dovette leggere la mia ignoranza: non avevo una risposta, non sapevo per quale motivo un essere umano doveva arrivare a compiere un gesto simile, solo per aver perso la pazienza.

Piangevo insieme a lui, disperato, incapace di reagire. Tenevo il cellulare ancora in mano, incurante del sangue che l’aveva sporcato. E aspettavo. Aspettavo il peggio, temevo il peggio, prefiguravo la fine di tutto!

E anche all’arrivo dell’ambulanza provai terrore. Temevo fosse troppo tardi. I film, le storie e i racconti mi facevano immaginare lo scenario peggiore.

ambulanzaRicordo poco quei momenti. Solo alcuni particolari insignificanti mi si sono impressi nella mente: la coperta blu che mi hanno appoggiato sulle spalle, i guanti di due colori diversi dell’infermiere, uno rosa e uno verde, la lampadina fulminata all’interno dell’ambulanza.

Non ricordo, invece, cosa fecero a Lusa o quanto durò il viaggio. Non ricordo altro, se non la vista annebbiata dalle lacrime.

Recuperai la mia consapevolezza solo dopo un bel po’ di tempo. Era passata più di un’ora. Il medico uscì dalla sala operatoria. Fu il suo sorriso a restituirmi la coscienza del luogo e della situazione.

«Dottore, come sta?»

«Stia tranquillo, sta bene e si riprenderà. Per fortuna la lama del coltello non è penetrata troppo in profondità. Avrà bisogno di riposare e di rimanere qui un po’ di giorni, in osservazione, ma andrà tutto bene, non si preoccupi.»

«Oh, grazie al cielo!» esclamai, sollevato. «Ma è sveglio?»

«Non ancora, l’anestesia lo terrà addormentato ancora un po’. Se comunque vuole vederlo la faccio accompagnare nella sua stanza.»

Ringraziai, per poi seguire un infermiere fino alla stanza in cui Lusa giaceva addormentato. Sdraiato sulla schiena, collegato a flebo e altre macchine, respirava con calma, all’apparenza sereno.
Mi sedetti accanto a lui, aspettando il suo risveglio.
Erano le sette del mattino quando aprì gli occhi.

«Dove sono?» domandò con voce dolorante.
«In ospedale. Hai rischiato grosso, eroe.»
«Cos’è successo?»
«Quei due delinquenti, si sono arrabbiati e uno ti ha accoltellato al fianco. Ho chiamato l’ambulanza e ti hanno soccorso. Ti riprenderai.»

A quelle ultime due parole, Lusa riprese un colorito più roseo: la fiducia che riponeva nelle parole degli altri era sempre stupefacente.

«E Annalisa? Quand’è che possiamo andare a trovarla?»
«Non questa notte… o meglio non questo giorno. Sono già le sette, ormai è tardi.»
«Non è tardi! La biblioteca apre alle nove, siamo ancora in tempo!»

Nel dire questo, Lusa tentò di sollevarsi, ma il dolore al fianco lo fece accasciare nuovamente sul letto.

«Ehi, non ti sforzare!»

Una voce femminile si intromise. Mi voltai a guardarne la fonte. La stessa donna che ci aveva fatto attendere al pronto soccorso stava lì, sulla porta.
La osservai senza capire il motivo della sua presenza. Stavo per chiederle qualcosa, ma venni preceduto.

«Ciao Claudia!»
«La conosci?» domandai, sorpreso.
«Sì, stanotte, al pronto soccorso.»
«Ti ho visto arrivare con l’ambulanza, così appena ho finito il mio turno, sono corsa a cercarti. Ero così in pensiero…»

La vidi arrossire.

«Sto bene, mi riprenderò!» e sul suo volto si allungò un sorriso genuino e contagioso: io e la donna ci trovammo a sorridere senza nemmeno accorgercene.

«Sono davvero sollevata!»

Nel frattempo, Claudia si era avvicinata, sedendosi accanto a Lusa, ignorandomi completamente.

«Sai, dopo che sei andato via, stanotte, mi chiedevo proprio se ti avrei rivisto.»
«Io ne ero sicuro.»
«Davvero?» domandò la donna, diventando sempre più rossa.
«Certo, quando mi hai salutato, mi hai detto “a presto”. Tu stessa sapevi che ci saremmo rivisti “presto”, altrimenti perché dirmi così?»

Claudia restò a bocca aperta, a metà tra un sorriso e lo stupore. Probabilmente si stava chiedendo se era tutto una presa in giro oppure no.

«Senti, dimmi una cosa, come stai?»
«Mi riprenderò!» rispose Lusa, gettando uno sguardo su di me.
«Il dottore cos’ha detto? Quanto tempo starai qui?»
«Tempo? Io voglio andare via subito!» protestò Lusa.
«Il dottore vuole tenerti qualche giorno» intervenni. «Ha detto che hai bisogno di riprenderti.»
«Ma dobbiamo trovare Annalisa! La biblioteca riapre alle nove. Facciamo in tempo, presto! Dobbiamo…»

Ancora una volta Lusa cercò di alzarsi, avvertendo una nuova fitta al fianco.

«Stai giù e rilassati» gli disse Claudia. «Tu devi riposare. E non fare storie!» aggiunse, vedendo la faccia del ferito aprire bocca per protestare.
«Ha ragione, devi riprenderti. Vedrai che non succederà niente se anche il libro torna disponibile con qualche giorno di ritardo.»
«Invece no, è inammissibile!»
«Basta fare storie! Sei ferito e devi guarire. Se il medico ha parlato di giorni, allora starai qui quanto necessario. Anzi…» cominciò, preannunciando una nuova idea. «Parlerò col medico e lo convincerò a tenerti almeno una settimana intera!»

A quella proposta, anche io ebbi il desiderio di ribellarmi: «Una settimana? C’è davvero bisogno di così tanto tempo?»
«Sì, assolutamente! Si deve riprendere.»
«Ma io voglio cercare Annalisa…» tentò di protestare Lusa, senza troppa convinzione.
«Niente ma! Starai qui. Passerò tutti i giorni e avrò cura che tutto vada per il meglio. E ora devi riposare, per cui niente più visite.»
«Ma l’orario non è finito… e poi…»
«Niente storie, fuori di qui, il paziente deve riprendersi.»

E senza troppi giri di parole, venni letteralmente spinto fuori dalla stanza.

Rimasto solo nel corridoio vuoto, pensai a Lusa, rimasto chiuso in quella camera con quella donna. Accudito, ma intrappolato, consolato, ma trattenuto. Claudia si stava rivelando come Calipso, che pur amando Ulisse, gli aveva precluso di ripartire. L’eroe greco si era trattenuto sette lunghi anni sull’isola della dea. Lusa, invece, quanti giorni avrebbe dovuto attendere, prima di ripartire?

Francesco Tarud

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