CASA CIRCONDARIALE DI BOLOGNA: UNA RISORSA PER LA CITTÀ

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CASA CIRCONDARIALE DI BOLOGNA: UNA RISORSA PER LA CITTÀ

L’8 novembre 2012 José Gonzales Torres, un ragazzo dominicano di 31 anni, si è tolto la vita nel carcere bolognese della Dozza.

Ho 30 anni, sono dominicano ma vivo in Italia da 13 anni. Sono un ragazzo molto allegro, simpatico e molto positivo. Mi piace fare amicizia e confrontarmi con altre culture, mi piace viaggiare e conoscere il mondo. Mi considero molto combattivo e testardo […].

Questa l’autopresentazione di José Gonzales Torres, pubblicata su Ne vale la pena, il periodico che viene scritto all’interno del carcere della Dozza a cura di Bandieragialla. Il suicidio di questo ragazzo è, purtroppo, l’ennesimo evento drammatico che ha sconvolto la vita della comunità penitenziaria bolognese.

José viveva in Italia da 15 anni, assieme alla madre, ed era in carcere da poco meno di un anno, essendo stato condannato a cinque anni di detenzione per spaccio di stupefacenti. Alla Dozza aveva frequentato la scuola media, con ottimi risultati, e, da un mese, era stato ammesso ad una sezione del carcere più aperta e frequentava il corso professionale per addetto alla produzione pasti.

Sono numerosi i detenuti che tentano il suicidio e che vengono salvati dagli agenti di polizia penitenziaria o dai compagni di cella, senza che la cosa faccia troppo notizia. José non lo ha salvato nessuno, ed è finito nelle statistiche di un dramma, al quale siamo purtroppo ormai abituati. Sono ottocentocinquanta le persone che, dal 2000, si sono suicidate in carcere in Italia.

SuicidioLa morte di José pesa come una piuma nella coscienza collettiva e non basta certo a convincere i benpensanti che uno stato democratico ha il dovere di garantire condizioni di vita dignitose anche in un luogo di restrizione. Il carcere non dovrebbe infatti punire, ma rieducare. Non so quali pensieri abbiano abitato le giornate di questo giovane uomo, in particolare le ultime. Per cercare di capire, non riesco a non prendere prima di tutto in considerazione la domanda: lasciar morire non è forse un modo, anche se non voluto e sicuramente più nascosto, di dare la morte?

La Costituzione della Repubblica Italiana afferma il principio che la pena ha fini di recupero e di reinserimento sociale e gli Enti locali sono pertanto chiamati a predisporre servizi ed interventi rivolti a detenuti, ex detenuti o comunque persone sottoposte a misure restrittive della libertà.

La costituzione di un’azienda meccanica all’interno del carcere della Dozza, descritta nei precedenti capitoli, risponde non solo alla funzione rieducativa della pena, costituzionalmente sancita, che prevede la possibilità per il condannato di acquisire gli strumenti per tornare a vivere in società senza rappresentare un pericolo per sé e per gli altri, ma anche al sistema produttivo locale, che esprime una forte domanda di profili tecnici qualificati, andando a formare professionalità spendibili sul mercato del lavoro del territorio bolognese, caratterizzato da significativa specializzazione nel settore del packaging e dell’automazione industriale.

Tre detenuti, per i quali si è concluso il periodo di detenzione, sono stati assunti da aziende che hanno relazioni di collaborazione con GD, IMA e Marchesini Group, dimostrando che, una volta liberi, i detenuti potranno continuare a lavorare presso le stesse imprese partner, presso aziende della loro filiera o, comunque, avranno concrete opportunità occupazionali nelle aziende del territorio.

Il Comune di Bologna, attraverso il Comitato locale per l’esecuzione penale, può e deve curare l’integrazione di una pluralità di risorse, alcune già attive, altre che possono aggiungersi: i servizi, le cooperative, il volontariato, l’Università e le stesse persone detenute e aver cura dei reinserimenti lavorativi ed abitativi, valorizzando le clausole sociali e i comportamenti aziendali eticamente orientati.

L’esperienza di Fare Impresa in Dozza dimostra che che le realizzazioni professionali e sociali inclusive costituiscono un vantaggio per tutti i cittadini, compresi i cittadini detenuti.

Francesco Errani

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