IL MARZO DEL CINECLUB BELLINZONA

di Lola Hanau
Il marzo 2020 al Cineclub Bellinzona sarà tutto al femminile, senza celebrare.
Nell’ambito della nostra programmazione, da quando abbiamo iniziato nel 2013, c’è sempre stata attenzione alle tematiche delle donne come parte integrante della società. I film che abbiamo scelto vogliono far riflettere, ma anche divertire e mi auguro che riusciremo nell’intento.

il 5 marzo 2020 cominciamo con un film che è un’opera d’arte:
Manifesto di Julian Rosenfeld (2015).
La splendida Cate Blanchett interpreta 13 personaggi diversi: ogni personaggio uno scenario, ogni scenario un movimento celebrato attraverso intensi monologhi: il Manifesto del Partito Comunista raccontato da un homeless, i motti dadaisti recitati da una vedova a un funerale, il Dogma 95 descritto da una maestra ai suoi alunni, e così via. Julian Rosefeldt ha girato tutto il film in 11 giorni, a Berlino e dintorni, traendo l’idea da una sua installazione. Il regista non vuole illustrare i testi dei manifesti quanto piuttosto permettere alla Blanchett di impersonarli: una prova d’attore unica nel suo genere, una celebrazione di pensatori, inventori ma soprattutto di gente comune che ha tradotto nella vita concreta le proprie intuizioni.
il 9 marzo l’evento POP è rappresentato da
Cercasi Susan disperatamente di Susan Seidelman (1985).
Una casalinga romantica e annoiata del New Jersey inizia a seguire la vita di Susan, una rock star dallo spirito libero, leggendo le pagine di annunci pubblicitari. S’impossessa dell’originale giubbino della donna e, a seguito di un’amnesia, viene scambiata per lei, rimanendo coinvolta in un intrigo internazionale.
Seguirà il 12 marzo
Mooladee di Ousmane Sembene (2004).
In Africa non è facile essere donna. Moolaadé mostra l’eroismo quotidiano di una donna che sfida le tradizioni ancestrali africane con sensibilità rara per un uomo, in questo film parla delle mutilazioni sessuali imposte alle bambine, frutto di una mentalità retrograda e di gesti criminali, senza lasciarsi sfuggire l’aspetto psicologico.
Il 19 marzo avremo poi il Maestro Rohmer con
Il raggio verde del 1986.
E luglio e Delphine, impiegata parigina che va per i trenta, non sa dove andare in vacanza e con chi. Suo inquieto andirivieni da Parigi in Normandia, in montagna e a Biarritz dove finalmente, incontrato un ragazzo giusto, vede guardando il sole che tramonta nell’Atlantico il raggio verde, quel fenomeno di rifrazione che dà il titolo al romanzo (1882) di Jules Verne. Chi lo vede, dice Verne, riesce a leggere meglio nei propri sentimenti e in quelli degli altri. Girato in 16 mm con largo margine d’improvvisazione nei dialoghi per gli attori (soprattutto per Rivière, attrice o figura rohmeriana a 18 carati), è un film chiaro, delizioso.
Ultimo appuntamento il 26 marzo:
So dove vado film del 1945 di Powell e Pressburger.
Una venticinquenne, Joan Webster, che non ha mai avuto alcun tipo di esitazione nel corso della sua vita finisce per arrabbiarsi sul serio quando il maltempo le impedisce di raggiungere un’isola dell’arcipelago delle Ebridi. Su quell’isola la ragazza dovrebbe convolare a giuste, non per lei, nozze con un anziano e soprattutto ricco industriale. Non è un caso se proprio durante questa sosta la ragazza conosca l’affascinante Torquil.
Tutti gli appuntamenti di marzo sono alle 20.30 per dare la possibilità di seguire l’introduzione con spunti di riflessione che, dopo la visione del film, possano sfociare in domande e interventi del pubblico.

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