DIARI DI PALESTINA

1. La strada racconta

2. Un’altra goccia d’acqua

3. I bambini palestinesi stanno piangendo

4. Dato per scontato

5. Capaci di stupore

Partire non è mai facile. Lasciare la propria casa, le persone che si conoscono da sempre e i luoghi in cui si è cresciuti, è un gesto coraggioso. Ma nella vita bisogna avere coraggio, bisogna essere capaci di correre dei rischi altrimenti non ci sarebbero storie incredibili da raccontare e bellissimi libri di avventure da leggere. Quando poi si decide di essere abbastanza coraggiosi per partire è altrettanto necessario ritrovarsi capaci di stupore. Lasciarsi sorprendere, stupirsi, perché solo in questo modo si è in grado di imparare qualcosa di più dal luogo in cui si è ospiti. Non si può sapere tutto, c’è sempre un margine d’imprevedibilità che è comunque bene mettere in conto. Allo stesso modo è fondamentale lasciare da parte quell’inevitabile etnocentrismo che noi occidentali ci portiamo sempre dietro come la nostra ombra. Continue reading

DIARI DI PALESTINA

1. La strada racconta

2. Un’altra goccia d’acqua

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In questa mia prima giornata a Jenin sfortunatamente non ho avuto modo di sentirmi particolarmente utile. Il mio referente locale ha insistito per mostrarmi la città e “take it is”, prendersela con comodo per questo primo giorno. Ovviamente non immaginavo che “visitare la città” significasse passare a salutare, di casa in casa, di negozio in negozio, tutti i suoi amici e le rispettive famiglie. La prima tappa è stata un campo vicino al checkpoint per Nazareth, inizialmente non mi era ben chiaro come mai stessimo uscendo dal centro per vagare nei campi. Le strade in questa zona non sono asfaltate e quando lo strato di polvere mi ha permesso di vedere meglio quello che avevo di fronte ho capito. All’epoca degli ottomani in quel punto scorreva un fiume. Questo fatto è testimoniato dalla presenza delle macerie di un ponte completamente distrutto dai carri armati israeliani. Continue reading