LA PANZANELLA NELLA PANZA – GIOVEDÌ GNOCCHI, SABATO TRIPPA

di Danila Faenza

Con l’arrivo dell’autunno proponiamo qualche piatto un po’ più robusto dei precedenti. E, come appariva un tempo nelle insegne delle osterie, citiamo il famoso “giovedì gnocchi, sabato trippa”. Cominciamo appunto con quest’ultima, un alimento molto nutriente, ricco di proteine, magro e ricco di calcio e fosforo, che è costituito dal prestomaco di bovini e ovini.

Come abbiamo detto, si tratta di una carne priva in sé di grassi e calorie ma che, cucinata, diventa una pietanza non leggerissima; al pari di molte frattaglie, ha un costo contenuto, tanto che in passato, oltre ad essere un alimento della cucina povera (fin dal tempo dell’Antica Grecia) , era il cibo che si usava dare ai gatti. Continue reading

LA PANZANELLA NELLA PANZA

di Danila Faenza

Pane e pomodoro

Un tempo (mica nel giurassico, eh? Basta andare indietro di cinquant’anni) le merendine industriali non esistevano e quindi noi bambini, per spezzare il digiuno tra pranzo e cena, mangiavamo ben altre cose, sicuramente più salutari. Per esempio, un classico era pane, burro e zucchero o, per una merenda salata, pane, pomodoro e sale (più al Sud, in linea di massima).

La cucina povera utilizza quasi sempre materie di recupero, volgarmente dette “avanzi” e, infatti, un tempo il pane non si buttava mai, sia per la scarsità di cibo che, in decenni meno austeri, per un senso del risparmio che, nel tempo, è andato perduto.

Il pomodoro, inoltre, era a portata di mano dei contadini e, per chi non lo era, costava comunque poco.

Questi due alimenti, sani e semplici, sono alla base di numerosissime ricette della cucina povera di quasi tutte le regioni, sia per piatti freddi che caldi. Ed è di questo che parleremo in questa puntata, cominciando dalla preparazione che dà il titolo a questa rubrica, la panzanella, piatto originario della Toscana. Continue reading

SPECIALE PRANZO DI FERRAGOSTO

di Danila Faenza

Forse il giorno di Ferragosto sarete in un atollo del Pacifico, in Sri Lanka, a Miami o a Ibiza e quindi, giustamente, vi dimenticherete anche del giorno festivo.

Ma, nel caso foste a Bologna come me o, per un colpo di vita, a Porretta Terme o in tanga al lido di Casalecchio, questo menù fa proprio per voi, a meno che non vogliate/possiate fare un mutuo per mangiare il pesce in città o dintorni.

Festeggiamo quindi la giornata con un’abbuffata insieme ad altri amici rimasti a casa, spendendo davvero poco e faticando pochissimo. Infatti, come vedrete, non è così difficile cucinare un pranzo con quello che gli anglosassoni chiamano seafood.

Cozze alla marinara (per 4 persone)

2 kg di cozze

aglio, prezzemolo, olio

mezzo bicchiere di vino bianco

Pulite le cozze eliminando la barbetta che esce dal guscio e spazzolandole con una spugnetta abrasiva o una spazzola da bucato.

Risciacquatele più volte sotto acqua corrente. Eliminate quelle rotte o aperte.

Versate qualche cucchiaio di olio d’oliva in una padella ampia; aggiungete qualche spicchio di aglio tagliato a metà.

Versate le cozze e alzate la fiamma al massimo; quando le cozze cominciano ad aprirsi, versate un mezzo bicchiere di vino bianco e fate sfumare. Mescolate le cozze e, quando saranno tutte aperte, aggiungete prezzemolo tritato (insieme ad aglio, se gradito).

Servite con fette di pane tostato e spicchi di limone.

Attenzione: eliminate i mitili che sono rimasti chiusi o che si sono solo socchiusi.

Costo medio: 6 euro Continue reading

LA PANZANELLA NELLA PANZA

di Danila Faenza

Sarde in saòr

Ormai le rubriche di cucina invadono la tv, i giornali, il web e anche le bacheche dei social network, su cui ognuno posta le foto del pranzo o della cena.

Insomma, siamo tutti un po’ chef. E infatti questa rubrica vorrebbe essere qualcosa di diverso, se ce la faremo… Vorremmo infatti fuggire dal delirio dell’impiattamento, della fogliolina di salmoriglio decorativa, dalla pozione di Assurancetourix per andare a riscoprire soprattutto la nostra cucina povera che, oltre ad essere economica e sana, ci racconta anche un po’ della nostra storia. Ovviamente ci sarà qualche eccezione, ma che confermerà la regola.

Cominciamo con una ricetta di pesce azzurro che arriva dal Veneto e, in particolare, da Venezia: le sarde al saòr, cioè “al sapore”. Continue reading

AMARCORD – IL CASO MORO

di Danila Faenza

Quando la redazione di Metro-Polis mi ha chiesto di scrivere un articolo sul quarantennale del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro ho accettato subito per empatia, per il piacere di scrivere e perché, frequentando giovani per lavoro, mi rendo conto di quanto le generazioni successive alla mia siano davvero povere di memoria storica. E, con questo termine, mi riferisco non solo alle negligenze della scuola (spesso chiamata in causa a sproposito), ma a quella “memoria” acquisita che si crea col dialogo in famiglia, attraverso il ricordo che scatta commentando un fatto di cronaca, guardando un film, chiacchierando col nonno o con la zia.

E allora mi sono resa conto di quanto sia difficile comunicare efficacemente un evento storico che, per molti di noi, fu traumatico nonostante – e sottolineo nonostante – il clima.

Ci provo, consapevole di entrare in una macchina del tempo che, per molti aspetti, ci riporta in un altro mondo: diciamo che a parte la nebbia in Val Padana, il gossip su Al Bano e Romina e le invettive contro il governo (qualsiasi esso sia) era tutto diverso. Continue reading

PAROLE COME DIAMANTI: ESSERE SENZA DESTINO DI IMRE KERTÉSZ

Se chiudete gli occhi e pensate ad un campo di concentramento, come lo vedete?

Personalmente, lo vedo in bianco e nero. Sarà per i filmati e le foto d’epoca, ma lo immagino così: in bianco e nero e innevato. Invece, nonostante la ferocia distruttiva degli uomini, la natura continuava il suo percorso, mostrando tramonti rossastri, prati verdi, nuvole basse e dense di pioggia, soli accecanti, foglie morte e fiori che sbocciavano.

Questo è, in parte, il senso di Essere senza destino (Feltrinelli, 2004), capolavoro dello scrittore ungherese Imre Kertész (1929), premio Nobel per la letteratura nel 2002 e scomparso il mese scorso, precisamente il 31 marzo, a 86 anni. Si tratta di un romanzo autobiografico che ricorda l’esperienza dei campi di concentramento in cui fu deportato, quindicenne, nel 1944, e da dove fu liberato, nel 1945. Continue reading

PAROLE COME PIETRE: DEE BROWN: SEPPELLITE IL MIO CUORE A WOUNDED KNEE

«Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose. Quando guardo indietro, adesso, da questo alto monte della mia vecchiaia, ancora vedo le donne e i bambini massacrati, ammucchiati e sparsi lungo quel burrone a zig-zag, chiaramente come li vidi coi miei occhi da giovane. E posso vedere che con loro morì un’altra cosa, lassù, sulla neve insanguinata, e rimase sepolta sotto la tormenta. Lassù morì il sogno di un popolo. Era un bel sogno… il cerchio della nazione è rotto e i suoi frammenti sono sparsi. Il cerchio non ha più centro, e l’albero sacro è morto» (Alce Nero)

Questo è un libro storico, pubblicato originariamente nel 1970, che ricostruisce, attraverso varie ‘battaglie’ (o meglio, stragi), lo sterminio sistematico di 500 e più popoli formati da diverse tribù di Nativi Americani, cioè quell’insieme di persone che si sono viste derubate della loro terra, massacrate in caso di resistenza, chiuse in riserve se battute dall’alcol (che l’uomo bianco ha loro procurato) o dalla disperazione. L’elemento sconvolgente di questo testo è il paragone tra la mitezza, la disponibilità, l’accoglienza del popolo dei ‘pellerossa’ confrontato alla violenza, all’inganno, alla malafede, al desiderio di rapina dei ‘visi pallidi ’. Continue reading

AMARCORD: BOLOGNA, LA SUA STORIA E LA BOLOGNESITÀ IN PILLOLE

 

AL DUTÀUR BALANZÀN

Tempo di Carnevale e, allora, parliamo della tipica maschera bolognese, il dottor Balanzone (al dutàur Balanzàn). Maschera che appartiene alla Commedia dell’Arte come tante altre maschere italiane e, come queste, un pò dimenticata a favore – almeno nei travestimenti infantili ed adulti – di personaggi più popolari, fumettistici e televisivi.

Indossa pantaloni al ginocchio e camicia nera ornata di un colletto bianco. Sotto le scarpe eleganti veste calze bianche e, in testa, porta un feltro a larghe tese, nero. Sotto braccio porta sempre con sé un librone, simbolo del suo sapere. Continue reading

AMARCORD: QUELLA GROTTA SPAVENTOSA: L’OMICIDIO DI LEONARDA POLVANI

Per chi non la conosce, Bologna è le Due Torri, il Nettuno, i tortellini ed altri particolari indicibili, come la famosa cartolina delle 3 T (torri, tortellini e tette). Ma solo chi vive, chi è nato a Bologna può conoscere questa Misteriosa Signora. E forse neanche loro. Non è un caso che in questa città, conosciuta come ricca, gaudente, comunista e consumista, si sia formato un gruppo conosciuto come ‘i giallisti bolognesi’. Perché Bologna, unica al mondo con i suoi quasi 40 chilometri di portici, sa nascondersi bene. E per scoprirla è necessario viverla, vederla, passeggiarla. E neanche questo basta.

C’è la Bologna lussuosa, del Pavaglione fino ai quartieri ‘alti’; c’è la Bologna universitaria, antica, popolata e degradata; c’è la Bologna sotterranea, che con la sua archeologia racconta di una città d’acqua simile a Venezia; la Bologna che è nata addirittura nella preistoria, come testimoniano i reperti risalenti al Paleolitico Inferiore; c’è la Bologna fascista di via Marconi, con i suoi palazzi austeri e orrendi e la Bologna fascista che tuttora vive intorno a Porta Lame, con le sue case popolari che favorivano la socializzazione tra le persone. E poi c’è la Bologna periferica, divisa tra quartieri nuovi e anonimi e posti incredibilmente arcaici e selvaggi. E si potrebbe continuare. Ma ci fermiamo qui, per dire che oltre ai famosi ‘colli bolognesi’ cantati da i Lunapop (primo gruppo di Cesare Cremonini), Bologna è circondata da un hinterland che l’attraversa come una linea retta, da Casalecchio di Reno a San Lazzaro di Savena. Continue reading

AMARCORD 2: IL DELITTO ALINOVI

Abbiamo già parlato del primo dei cosiddetti delitti del Dams, cioè di quegli omicidi che furono così falsamente definiti dalla stampa dell’epoca. In realtà la scorretta definizione nacque dopo l’assassinio di Francesca Alinovi e, dato che parliamo di un omicidio avvenuto più di trent’anni fa, quando forse molti lettori non erano ancora nati e, se lo erano, erano troppo piccoli per ricordarlo ora, vale la pena riassumere per sommi capi la vicenda.

Francesca Alinovi era una donna di 35 anni, assistente universitaria del DAMS, nella fattispecie l’assistente di Renato Barilli, uno dei docenti che quel dipartimento l’aveva proposto e creato, insieme ad Umberto Eco. Pur essendo giovane, l’Alinovi era già molto nota, anche a livello internazionale, come critico d’arte e come talent-scout. Bella, molto bella, si vestiva e pettinava però come una ragazzina adolescente un pò ‘scoppiata’, con una capigliatura improbabile ma molto alternativa che, in un certo senso, ‘rovinava’ la sua bellezza. Continue reading