DAI CLASH A DANIEL BLAKE

di Roberta Merighi

«Abbiamo avuto un po’ di libertà dalla sicurezza sociale» dice il leader dei Clash Joe Strummer in una intervista rilasciata a una rivista musicale nel 1976 (e riportata da Giuseppe Allegri nel suo ultimo libro Il reddito di base nell’era del digitale). Il cantante racconta di aver conosciuto gli altri componenti della band mentre era in fila per ritirare il sussidio di disoccupazione. Essere “on the dole” (essere, cioè, a carico della sicurezza sociale), senza “contropartite”, continua Joe Strummer nella sua intervista, ha permesso loro di dedicarsi pienamente alla inclinazione artistica che li accomunava, senza essere costretti ad accettare lavori di qualsiasi tipo per sopravvivere.

Daniel Blake è il personaggio del film omonimo di Ken Loach (del 2016), è un falegname alle soglie dei 60 anni che dopo una grave crisi cardiaca, impossibilitato a lavorare, è costretto a chiedere un sussidio di disoccupazione. Ma per ottenerlo deve ottemperare a richieste (impegni nella ricerca del lavoro), che non può soddisfare a causa proprio della sua malattia, rimanendo impigliato nella maglie di una burocrazia incapace di venire incontro alla sua reale e disperata situazione. Continue reading

AMARCORD – IL CASO MORO

di Danila Faenza

Quando la redazione di Metro-Polis mi ha chiesto di scrivere un articolo sul quarantennale del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro ho accettato subito per empatia, per il piacere di scrivere e perché, frequentando giovani per lavoro, mi rendo conto di quanto le generazioni successive alla mia siano davvero povere di memoria storica. E, con questo termine, mi riferisco non solo alle negligenze della scuola (spesso chiamata in causa a sproposito), ma a quella “memoria” acquisita che si crea col dialogo in famiglia, attraverso il ricordo che scatta commentando un fatto di cronaca, guardando un film, chiacchierando col nonno o con la zia.

E allora mi sono resa conto di quanto sia difficile comunicare efficacemente un evento storico che, per molti di noi, fu traumatico nonostante – e sottolineo nonostante – il clima.

Ci provo, consapevole di entrare in una macchina del tempo che, per molti aspetti, ci riporta in un altro mondo: diciamo che a parte la nebbia in Val Padana, il gossip su Al Bano e Romina e le invettive contro il governo (qualsiasi esso sia) era tutto diverso. Continue reading

DUBAI CHIAMA ITALIA

Ti guardo da lontano, attraverso una piccola lente…
Catturano la mia vista i molteplici colori caldi e festosi che tanto ti contraddistinguono.
Se chiudo gli occhi per un momento mi trovo immersa per i rioni di Napoli, dove l’inebriante profumo di sfogliatelle, unito a quello del caffè, accarezzano il mio palato.
Sullo sfondo, le note sfumate di Tanto pe’ canta’ riecheggiano da una fisarmonica che un artista di Piazza Navona strimpella, sorridendo ai passanti.
Brillano le Due Torri, imponenti e maestose, e improvvisamente si è catapultati in una città medievale dove il traffico ballerino dell’ora di punta si muove danzante, e il suono dei clacson colora l’aria.

Porto il mio paese nel cuore..
Eppure non mi trovo lì a vivere, non più…

Catapultata a Dubai, negli Emirati Arabi. Dal 2013.
Ripercorro con la mente questo anno che è volato senza che me ne accorgessi, tutte le difficoltà e gli ostacoli che mi sono trovata davanti.
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Di biciclette, di mezzi pubblici e di altre sciocchezze

Di biciclette, di mezzi pubblici e di altre sciocchezze

Quando devo dare i voti ad una città, il parametro che solitamente per primo prendo in considerazione, é il fattore traffico e tutto ciò ad esso correlato: efficienza dei mezzi pubblici, condizione delle strade, ingorghi, piste ciclabili e via dicendo.

Nella mia Atlantide, il traffico privato deve essere prossimo allo zero, l’investimento nel settore dei mezzi pubblici sostanzioso e i cittadini devono essere incoraggiati (ed istruiti) all’uso della bicicletta come mezzo di trasporto ordinario.

Quello che manca in Italia sono due elementi:
1) Inadeguato investimento pubblico
2) Mancanza di una “cultura” generalizzata all’uso (adeguato) di mezzi pubblici e biciclette

Che, di fatto, porta ad un circolo vizioso. La pubblica amministrazione non investirà in piste ciclabili finché non diventeranno una necessità, non aumenterà il numero delle corse della linea 14 se i cittadini non pagano il biglietto. E i cittadini non utilizzeranno la bicicletta finché non si sentiranno adeguatamente al sicuro, o utilizzeranno i mezzi pubblici quando saranno sicuri di arrivare in orario al lavoro.

D’altro canto, penso che questo momento sia il migliore per disincentivare l’uso dell’auto.
A causa della crisi economica che negli ultimi anni affligge buona parte dell’Europa, i costi per il mantenimento dell’automobile sono diventati difficilmente affrontabili per molte persone.

Non é giunto il momento di passare ad un mezzo più salutare (l’uso quotidiano della bici, anche solo 15/20 minuti al giorno aiuta a prevenire malattie cardiache. In più tonifica il sedere 🙂 ), ecologico ed economico (niente assicurazioni, bollo, benzina, parcheggi….)?!

biking-is-better (1)

Non a caso mi sono trasferita a Copenhagen. Continue reading