REDDITO DI BASE: DAL “SOSTEGNO AL BISOGNO” ALLA “LIBERTÀ DAL BISOGNO”. OVVERO, LIBERARE DANIEL BLAKE?

di Roberta Merighi

«La nostra tesi è che, nelle condizioni del XXI secolo, c’è una fondamentale differenza tra un reddito di base incondizionato […] e […] sistemi di reddito minimo condizionato. […] il reddito di base ha effetti molto più radicali. Esso non agisce ai margini della società, ma colpisce al cuore i rapporti di potere. Il suo scopo non è solo quello di alleviare la miseria, ma di liberarcene tutti». (Van Parijs, Vanderborght,* Il reddito di base. Una proposta radicale, Bologna, il Mulino 2017)

Se per Lord Beveridge la costituzione di un Welfare State era la strada per rendere fattibile la “libertà” dai mali che affliggevano molta parte della popolazione del Regno Unito del suo tempo, per gli autori sopracitati, la “libertà”, più precisamente la “libertà sostanziale” di tutti, dovrebbe essere la prospettiva normativa di una proposta di reddito di base.

La sua introduzione si rende quanto più impellente «nelle condizioni del XXI secolo», in presenza cioè dei cambiamenti dei modi di produzione e della presenza di un mercato del lavoro globalizzato. Continue reading

DAI CLASH A DANIEL BLAKE

di Roberta Merighi

«Abbiamo avuto un po’ di libertà dalla sicurezza sociale» dice il leader dei Clash Joe Strummer in una intervista rilasciata a una rivista musicale nel 1976 (e riportata da Giuseppe Allegri nel suo ultimo libro Il reddito di base nell’era del digitale). Il cantante racconta di aver conosciuto gli altri componenti della band mentre era in fila per ritirare il sussidio di disoccupazione. Essere “on the dole” (essere, cioè, a carico della sicurezza sociale), senza “contropartite”, continua Joe Strummer nella sua intervista, ha permesso loro di dedicarsi pienamente alla inclinazione artistica che li accomunava, senza essere costretti ad accettare lavori di qualsiasi tipo per sopravvivere.

Daniel Blake è il personaggio del film omonimo di Ken Loach (del 2016), è un falegname alle soglie dei 60 anni che dopo una grave crisi cardiaca, impossibilitato a lavorare, è costretto a chiedere un sussidio di disoccupazione. Ma per ottenerlo deve ottemperare a richieste (impegni nella ricerca del lavoro), che non può soddisfare a causa proprio della sua malattia, rimanendo impigliato nella maglie di una burocrazia incapace di venire incontro alla sua reale e disperata situazione. Continue reading

IRAN, TANTA VOGLIA DI TORNARE IN UN PAESE SENZA CONFINI. APPUNTI DI VIAGGIO – TERZA PARTE

di Roberta Merighi

Davanti a noi, dietro una lastra di cristallo, arde un fuoco. È tenuto acceso in quel braciere da più di 1500 anni. Quel fuoco ci fa pensare, ci costringe ad allargare i confini della storia che ci portiamo dentro. Fa ricordare cose che avevamo studiato o letto ma che poi avevamo accantonato in un angolo della memoria: quel fuoco è il simbolo, la manifestazione, del dio Ahura Mazda, il dio del profeta Zaratustra. Lo zoroastrismo, la religione da lui fondata più o meno alla fine del secondo millennio a.C. e diffusasi in tutto l’altopiano iranico, è ritenuta la più antica religione che riconosca un dio unico e onnipotente, appunto Ahura Mazda.

Questa fu la religione di Ciro il Grande, di Serse e di Dario cioè dei conquistatori e regnanti dell’impero achemenide, esteso dall’Asia all’Africa e all’Europa dal VII al IV sec. a.C. Ed anche se non imposta alle popolazioni dominate, perché Ciro con accortezza e lungimiranza aveva lasciato libertà di culto, non fu scalfita dai conquistatori greci e fu professata, poi, sotto l’impero sasanide fino alla conquista araba del 642 d.C. e alla conseguente diffusione dell’Islam. Continue reading

IRAN, TANTA VOGLIA DI TORNARE IN UN PAESE SENZA CONFINI. APPUNTI DI VIAGGIO – SECONDA PARTE

di Roberta Merighi

«Cos’è che, del nostro paese, l’ha attirata a venire? Cos’è che l’ha colpita in questi suoi primi giorni in Iran? Ha trovato conferme su quello che si aspettava? Grazie per essere venuti».

La piazza Naqsh-e Jahan (Modello del Mondo) di Isfahan, dove ci troviamo, è bella da togliere il fiato: le botteghe su tutti i lati, le moschee, i palazzi, l’ingresso del bazar, le fontane, le vasche, i prati, i fiori… non sai dove fermare lo sguardo. Ma io sono con il fiato sospeso anche perché all’ingresso della moschea una troupe della televisione ha fermato e sta intervistando Giuseppe. Alla fine mi dirà che, tra le domande in farsi del giornalista tradotte in inglese dalla nostra accompagnatrice e le risposte nel “suo” (come dico io) inglese e riportate in farsi, non è ben sicuro di quel che verrà fuori. Ma è contento lo stesso, l’Iran continua a darci il suo caldo benvenuto! Continue reading

IRAN, TANTA VOGLIA DI TORNARE IN UN PAESE SENZA CONFINI APPUNTI DI VIAGGIO – PRIMA PARTE

di Roberta Merighi

“Amir!”… non siamo ancora saliti sul taxi, che alle 3 di notte ci porta dall’aeroporto a Tehran, dopo un volo disastroso, che il taxista ci presenta la sua famiglia e ci mostra, sullo smartphone, la fotografia di Amir, il suo bimbo più piccolo, e della moglie. Poi chiede di noi, da dove veniamo, e ci offre dei pistacchi, mentre scivola veloce fra le strade deserte e buie alla volta di Tehran.

Eccoci in Iran!

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NAVI, E SPERANZE, SENZA APPRODI

di Roberta Merighi

Il 13 maggio 1939 salpava dal porto di Amburgo la nave St. Louis, transatlantico battente bandiera tedesca, con a bordo 937 profughi di cui 930 ebrei. Le autorità tedesche avevano concesso loro di lasciare la Germania, dopo averne confiscato i beni. Partivano dotati di visto turistico per Cuba, per lasciarsi alle spalle le persecuzioni e l’incubo dei “campi”.

Ma Cuba, che nel frattempo aveva modificato le leggi sull’immigrazione non li accettò né come turisti né come rifugiati e solo pochi di loro, una trentina, ebbero il permesso di sbarco.

Il presidente cubano (Federico Laredo Brú) temeva che scoppiassero disordini se avesse accolto un così alto numero di persone che non avrebbero potuto provvedere a se stesse, nonostante le organizzazioni ebraiche americane offrissero di provvedere al loro sostentamento fino a quando avessero trovato una più stabile sistemazione. Continue reading

ULISSE: CHI ERA COSTUI?

di Roberta Merighi

Assistevo, tempo fa, alla trasmissione televisiva Passato e Presente condotta su Rai 3 da Paolo Mieli. Una trasmissione che tratta quotidianamente di fatti o personaggi storici, ma anche di fatti o personaggi letterari. Tutti fanno parte, comunque, del nostro patrimonio culturale, li ritroviamo e li abbiamo letti nei libri su cui tanti studenti si sono misurati.

Argomento della puntata era Il Cavallo di Troia, episodio conclusivo della guerra di Troia e dell’Iliade di Omero. Inevitabilmente il discorso si è incentrato sul personaggio che aveva partorito l’inganno del cavallo, ossia Ulisse, che diventa poi il protagonista dell’Odissea. Ulisse è così riemerso alla nostra memoria, attraverso le parole dello storico intervistato, nelle sue caratteristiche: uomo scaltro e menzognero che durante la guerra ricorre più volte all’inganno, e che nella lunga strada intrapresa per ritornare a Itaca incontra ostacoli e affronta pericoli e tentazioni che supera non solo con l’aiuto di divinità contro altre divinità a lui avverse, ma con la stessa furbizia e astuzia che già gli avevamo visto usare per sconfiggere Troia. L’Ulisse omerico è quindi anche uomo di ingegno, dotato di quella creatività atta, come direbbe oggi la psicologia, al problem solving, ma anche uomo coraggioso, sorretto dall’intento di far ritorno all’amata Itaca, all’amata Penelope e al figlio Telemaco. Continue reading

RETROTOPIA: L’AMARO TESTAMENTO DI BAUMAN

di Roberta Merighi

L’ultimo libro che Zygmunt Bauman, il sociologo della “Modernità Liquida”, ci ha lasciato (pubblicato postumo per i tipi Laterza) ha l’illuminante titolo di Retrotopia, un neologismo con cui egli ci indica una utopia che non riguarda il futuro, ma è rivolta al passato. Si tratta della tendenza attuale a rivalutare difensivamente il passato a fronte di un presente e di un futuro incerti perché, come Bauman dice nella sua introduzione al libro, «il cammino a ritroso, verso il passato, si trasforma in un itinerario di purificazione dai danni che il futuro ha prodotto ogni qual volta si è fatto presente». A tale proposito egli ci rimanda, rovesciata, l’immagine dell’Angelus Novus della Storia di Walter Benjamin il cui volto non è più rivolto al passato mentre è sospinto dalla tempesta del progresso verso il futuro, ma è rivolto al futuro mentre anela al passato.

Mentre il futuro si è sempre collocato nell’area del possibile in cui tutto può accadere ed essere forgiato e il passato nell’area del già avvenuto e perciò dell’immutabile, oggi assistiamo a un cambio di paradigma: il passato può essere ancora plasmato in reinterpretazioni infinite, talvolta rassicuranti, rivalutato per molteplici aspetti, mentre il futuro si colloca in un ignoto a cui non appartiene più l’utopia. Continue reading