APPETIZER BOOKS: LA RUOTA DENTATA – RYŪNOSUKE AKUTAGAWA

di Francesco Colombrita


Una signora che stritola con forza un fazzoletto bianco, probabilmente intriso di lacrime, mantenendo una compostezza scultorea, dei modi di ghiaccio. Solo quel gesto, fuori posto, rivela ciò che prova. Sono dettagli e particolari a mettere in moto ingranaggi sospesi nell’aria che, intravisti dalla coscienza dello scrittore, divengono opprimenti e rivelatori. I racconti di questa raccolta trovano spazio nel luogo che si crea tra l’osservatore e l’osservato, oscillando costantemente tra lo sguardo personale che influenza il mondo e il mondo stesso che opprime, schiacciandolo, l’autore. 

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EDITORIALE – L’INTENZIONE TENACE DI CAMBIARE IL MONDO

di Mattia Macchiavelli

«Oceano indiano.
A bordo del Pedrillo.
14 dicembre 1912. […]
Pochi nomi turbavano la mia fantasia adolescente quanto il nome di Goa: Goa la Dourada. Oh! Visitata cento volte con la matita, durante le interminabili ore di matematica, con l’atlante aperto tra il banco e le ginocchia: ora passando attraverso l’istmo di Suez e il Mar Rosso, l’Oceano Indiano, ora circumnavigando l’Africa su un veliero che toccava le Isole del Capo Verde, il Capo di Buona Speranza, Madagascar…».

Aprendo il fascicolo contenente il programma della stagione 2018/2019 dell’Arena del Sole, questa citazione – tratta da Verso la cuna del mondo. Lettere dall’India – è la prima cosa in cui ci si imbatte. A colpirmi è soprattutto l’autore: Guido Gozzano. Lo stesso Gozzano che ha dato il nome, a sua insaputa, al nostro mercatino dell’usato: Le buone cose di pessimo gusto. A Metro-Polis è un po’ così: vi sono convergenze inaspettate, improvvise e insospettabili. Continue reading

APPETIZER BOOKS: EURIPIDE – MEDEA

Vi è una storia antichissima da raccontare, narra di colei che un giorno scorse arrivare da lontano, tramezzo alle acque tranquille del mare inospitale, le vele spiegate della solida nave e non seppe intuir il suo fato. Colei che si spinse per amore a tradire se stessa in favore di uno straniero. Colei che fu vittima delle Moire e delle Erinni. Una donna che per diritto di sangue dovremmo chiamar dea ma che la volgarità dei suoi nemici ha definito strega. Nipote del Sole e di Circe, Medea è la passione che giunge alla catarsi e si infonde nel fiume della ragione spietata, al di là di ogni vincolo sociale.

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UNA FINESTRA SUL MONDO

La pluralità dei linguaggi, emotivi, espressivi e di pensiero, è una delle caratteristiche che contraddistingue Metro-Polis e la sua azione associativa. I terreni di confine, le periferie da esplorare, le contaminazioni reciproche: sono questi gli ambiti in cui socie e soci amano sperimentare e sperimentarsi; scoprendo sempre nuovi orizzonti e diverse possibilità di dialogo. La voglia di fuoriuscire dai propri perimetri non si esaurisce in una sterile ricerca della novità, al contrario, è piuttosto un’introspezione, un viaggio all’interno delle nostre stesse passioni e delle nostre stesse possibilità, in grado di scoprire nuovi tesori o di consolidare abilità antiche.
Per l’Aperitivo a Tema del mese di maggio abbiamo proprio voluto compiere insieme questo tipo di operazione, incentivando la ricchezza contenuta all’interno di chi abita Metro-Polis, andando alla scoperta di linguaggi da noi ancora poco frequentati, come quello della poesia e, soprattutto, quello del teatro. Continue reading

APPETIZER BOOKS: IL TEATRO DI SABBATH – PHILIP ROTH

Edito da Einaudi, 2015, pp. 472

Graffiante e insolente questa storia. Spregiudicata nella volgarità e nell’ambivalenza. Essere un reietto è ormai una sorte del nostro tempo; una sorte che gode dell’estrema ineluttabilità della sua essenza; una sorte di cui Sabbath è vittima consapevole. Nel racconto delle strane, erotiche vicende di questo giovane pieno di sfacciato talento ma appassito nel corpo di un vecchio consumato dall’artrite, fabula e intreccio si scontrano annullandosi, assumendo gli spazi della coscienza e del tempo del sogno. “Non c’era più niente che fosse soltanto quel che era; ogni cosa gliene rammentava un’altra, passata e perduta o sul punto di perdersi”. Continue reading

DIARI DI PALESTINA

1. La strada racconta

2. Un’altra goccia d’acqua

3. I bambini palestinesi stanno piangendo

img_1662Questi primi giorni dopo il mio arrivo si sono susseguiti in maniera lineare e senza troppi sconvolgimenti, la mattina preparo le lezioni e al pomeriggio tengo due corsi d’inglese. Dalle 13 alle 16 seguo bambini dagli 8 agli 11 anni e provo ad insegnargli un inglese basilare, per ora abbiamo fatto l’alfabeto, i numeri e qualche frase semplice come “what’s your name?”, “How old are you?” e così via. Con loro faccio particolarmente fatica dal momento che il mio arabo si limita a “grazie” e “ciao”. Cerco di lavorare principalmente con immagini. Dalle 16 alle 18 invece, provo a fare conversazione e inglese “avanzato” con ragazzini di età compresa fra i 12 e i 14 anni. Saif, 14 anni, spicca immediatamente rispetto agli altri. Non parla benissimo l’inglese ma capisce molto meglio di qualunque altro suo compagno. Mi ha dato l’idea di essere uno di quei ragazzi che in generale s’impegna molto a prescindere da ciò che fa. Quando finiamo le lezioni di gruppo resta sempre un po’ più degli altri e mi chiede di raccontargli della mia città, della mia vita in Italia e di quello che vorrei fare “da grande”. Continue reading