LEZIONI DI ASTROLOGIA: PESCI – NETTUNO NELL’ASTROLOGIA, NEL MITO, NELL’ARTE

di Rosalba Granata

Katsushika Hokusai, L’Onda, 1830. L’Onda del pittore giapponese diviene in questa immagine un mostro gigantesco che minaccia con i suoi artigli le navi leggere che attraversano i mari e lo stesso sacro monte Fuji, rappresentato sullo sfondo

Nettuno è tra i pianeti più grandi del nostro sistema solare. La sua massa è addirittura diciassette volte quella della Terra. È il Gigante Azzurro.

La sua esistenza fu dapprima ipotizzata tramite calcoli matematici, si erano infatti rilevati insoliti cambiamenti nell’orbita di Urano. La scoperta avvenne nel 1846 con il telescopio dell’Osservatorio astronomico di Berlino. Poco tempo dopo venne individuata la luna Tritone, e successivamente gli altri suoi tredici satelliti. Continue reading

APPETIZER BOOKS: LESS – ANDREW SEAN GREER

Edito Nave di Teseo, 2018, 292 pp

di Francesco Colombrita

«Vista dalla mia prospettiva, la storia di Arthur Less non è così male». L’incipit del vincitore del Pulitzer del 2018 non lascia spazio agli equivoci. «Vi racconterò una storia – sembra dire – forse banale e noiosa, la storia della vita di una persona. A mio parere – e discolpa?! – non è così male!». La motivazione di tanto tatto si svela subito: il protagonista è quello che si potrebbe definire un fallito. Uno scrittore fallito. Ha prodotto un romanzo di medio successo, negli anni in cui frequentava un grande e riconosciuto poeta e si poteva permettere di fantasticare sulla figura di Calipso e il suo ruolo nel trattenere l’astuto Ulisse. Poi il nulla. L’oblio e un editore insoddisfatto. Varie relazioni e da ultima la più insensata.

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ULISSE: CHI ERA COSTUI?

di Roberta Merighi

Assistevo, tempo fa, alla trasmissione televisiva Passato e Presente condotta su Rai 3 da Paolo Mieli. Una trasmissione che tratta quotidianamente di fatti o personaggi storici, ma anche di fatti o personaggi letterari. Tutti fanno parte, comunque, del nostro patrimonio culturale, li ritroviamo e li abbiamo letti nei libri su cui tanti studenti si sono misurati.

Argomento della puntata era Il Cavallo di Troia, episodio conclusivo della guerra di Troia e dell’Iliade di Omero. Inevitabilmente il discorso si è incentrato sul personaggio che aveva partorito l’inganno del cavallo, ossia Ulisse, che diventa poi il protagonista dell’Odissea. Ulisse è così riemerso alla nostra memoria, attraverso le parole dello storico intervistato, nelle sue caratteristiche: uomo scaltro e menzognero che durante la guerra ricorre più volte all’inganno, e che nella lunga strada intrapresa per ritornare a Itaca incontra ostacoli e affronta pericoli e tentazioni che supera non solo con l’aiuto di divinità contro altre divinità a lui avverse, ma con la stessa furbizia e astuzia che già gli avevamo visto usare per sconfiggere Troia. L’Ulisse omerico è quindi anche uomo di ingegno, dotato di quella creatività atta, come direbbe oggi la psicologia, al problem solving, ma anche uomo coraggioso, sorretto dall’intento di far ritorno all’amata Itaca, all’amata Penelope e al figlio Telemaco. Continue reading

ODISSEA DEL LIBRO PERDUTO – TERRA DEI FEACI

Ogni giorno andai a trovare Lusa.

E ogni giorno, Lusa si sorprendeva della mia visita, guadagnandone in umore e di conseguenza in salute. La sua ripresa, infatti, fu rapida, rallentata solo da Claudia, l’infermiera.

Nonostante i medici fossero dell’idea di poter dimettere il paziente, la donna si oppose con tutte le sue forze. Disse che c’era bisogno di riposo, che era necessario tenere sotto osservazione Lusa, finché non avessero avuto la certezza della sua guarigione.

Ovviamente, capimmo tutti, tranne Lusa stesso, che il vero malato non era lui, ormai, ma Claudia, malata d’amore per il mio amico.

Ogni volta che arrivavo al reparto, venivo aggiornato dai medici e dagli altri infermieri sulle condizioni della donna, piuttosto che sulla situazione di Lusa! Continue reading

ODISSEA DEL LIBRO PERDUTO – CALIPSO

L’ambulanza arrivò in pochi minuti. Le strade deserte, nel cuore della notte, favorirono il suo arrivo.

Lusa piangeva, lo sguardo annebbiato, tremante. Cercava di fissarmi, di ricevere una risposta. Nei suoi occhi lessi la sua domanda, il suo “perché?”. E lui dovette leggere la mia ignoranza: non avevo una risposta, non sapevo per quale motivo un essere umano doveva arrivare a compiere un gesto simile, solo per aver perso la pazienza.

Piangevo insieme a lui, disperato, incapace di reagire. Tenevo il cellulare ancora in mano, incurante del sangue che l’aveva sporcato. E aspettavo. Aspettavo il peggio, temevo il peggio, prefiguravo la fine di tutto!

E anche all’arrivo dell’ambulanza provai terrore. Temevo fosse troppo tardi. I film, le storie e i racconti mi facevano immaginare lo scenario peggiore. Continue reading

L’ASTROLOGIA DI METRO-POLIS – VERGINE E MITO

Il mito di Demetra. Lettura astrologica. Le divinità Vergini.

Il 2015 della Vergine

Miti nella letteratura, miti nel tempo. Atena e Ulisse. 

Perché i Miti? E soprattutto perché collegati all’Astrologia?

Astrologia e Miti sono uniti dall’antichità. L’uomo guardava il cielo, e lo popolava di dei ed eroi. E oggi? Credo che i Miti risuonino ancora dentro di noi, ci parlino. Raccontarli, comprenderli ci mette a contatto con una parte interiore di noi stessi. E l’Astrologia ci dà una chiave interpretativa, non l’unica, mai definitiva, sempre problematica. Continue reading

LUSA – L’odissea del libro perduto: laguna blu

Io e Lusa ci dirigemmo verso il locale Laguna Blu. Me ne avevano parlato bene. Una sorta di disco-pub: musica, cocktails, un’ampia pista da ballo e, d’estate, un giardino fornito anche di piscina.

Non sapevo cosa aspettarmi dalla visita al locale. Innanzitutto mi chiedevo come avremmo fatto a riconoscere Annalisa. Io non l’avevo mai vista e per quanto provassi a chiedere a Lusa che faccia avesse, continuavo a non ricevere risposta. Infatti liquidava le mie domande con una semplice parola: «Privacy».
Era inutile insistere, per cui mi arresi, concentrandomi sulla guida. Non avendo un navigatore, ci volle più tempo del previsto per raggiungere la Laguna Blu. Era già buio ed era ormai passata l’ora di cena quando arrivammo all’esterno del locale.

Già dall’interno della macchina il suono della musica filtrava oltre i finestrini. E già mi immaginavo un bel mal di testa.
Lusa, però, non si fece minimamente intimorire. Sempre sorridente, uscì dalla macchina e si diresse verso l’ingresso. Dovetti inseguirlo per raggiungerlo e fermarlo.

«Aspetta! Mettiamoci d’accordo».
«Su cosa?» mi chiese, perplesso.
«Là dentro ci sarà moltissima gente e una gran confusione. Con la musica, poi, sarà difficile parlare».
«Come fai a saperlo?».
«Lo so e basta» risposi, non avendo la pazienza di spiegare a Lusa che in un locale di quel genere, visto anche il gran numero di auto parcheggiate, ci sarebbe stata una vera e propria folla di gente! «Mi raccomando, cerchiamo di restare vicini, così da non perderci».
«Va bene» rispose Lusa, tranquillo.

Mentre varcavamo la soglia avevo un brutto presentimento. Già immaginavo che quella avventura appena iniziata non sarebbe finita in fretta. Ma Lusa era così, non pensava certo alle conseguenze.

Il locale aveva luci soffuse, interrotte da brevi momenti in cui una luce blu elettrico, accesa e spenta a ritmo di musica, illuminava l’intera pista da ballo. Quest’ultima stava al centro, coperta da centinaia di coppie di piedi, pronte a pestarsi a vicenda. Intorno, numerosi tavoli rotondi, con sedie e divanetti, accoglievano fin troppi cocktail per essere solo l’inizio della serata. Nel lato destro, infine, il bar, assaltato da uomini e donne.

Lusa mi sorrise, quasi eccitato da quel mondo per lui sconosciuto. Aprì la bocca per dirmi qualcosa, ma la sua voce si perse nel frastuono.

«Cosa?» urlai. Inutilmente.

Stavamo avanzando verso la folla, quando una bodyguard ci fermò. Dopo averci squadrato con aria di sufficienza e mostrando una smorfia quasi disgustata di fronte ai nostri vestiti, ci disse, riuscendo a superare la musica: «L’ingresso costa 30 euro». E la sua mano aperta e in attesa sottolineò la sua frase.

Controvoglia, tirai fuori il portafoglio, sborsando sessanta euro. Già conoscevo, infatti, l’abitudine di Lusa di non portare soldi per le emergenze.
«Mi devi 30 euro!» gli gridai nell’orecchio.
Lusa sorrise, lasciandomi il dubbio se avesse capito oppure no.
«Andiamo a vedere se la troviamo!» mi disse, indicando la folla di gente.
Come trovare un ago in un pagliaio!, pensai, mentre seguivo Lusa in quel bagno di folla.

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RUBRICA ASTROLOGICA – GEMELLI (parte 3)

3.  DANTE  GEMELLI?

 

Né dolcezza di figlio, né la pièta

del vecchio padre, né il debito amore

lo qual dovea Penelopé far lieta,

vincer potero dentro a me l’ardore

ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto,

e de li vizi umani e del valore;

ma misi me per l’alto mare aperto

sol con un legno e con quella compagna

picciola da la qual non fui diserto

[…]

Io e’ compagni eravam vecchi e tardi

Quando venimmo a quella foce stretta

Dov’Ercole segnò li suoi riguardi,

Acciò che l’uom più oltre non si metta:

[…]

“O frati”, dissi, “che per cento milia

perigli siete giunti all’occidente,

a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente

non vogliate negar l’esperienza,

di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza”.

Li miei compagni fec’io sì aguti,

con questa orazion  picciola, al cammino,

che a pena poscia li avrei ritenuti;

e volta nostra poppa nel mattino,

de’ remi facemmo ali al folle volo […]

(Inferno canto XXVI)

Tutti ricordiamo e forse le abbiamo addirittura imparate a memoria, le parole utilizzate da Ulisse per spingere i compagni all’ultimo e più pericoloso dei viaggi. «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza».

Siamo nel canto XXVI dell’Inferno. Il Canto di Ulisse. Ulisse il viaggiatore è di fronte a Dante, il pellegrino. Tanto simili, tanto diversi il viaggio di Ulisse e il viaggio di Dante. Il viaggio di Dante è voluto dal cielo «vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare» dice Virgilio, guida di Dante a Caronte e a Minosse. Il pagano Ulisse, invece, osa varcare le Colonne d’Ercole, il confine tra il mondo terreno e l’Aldilà e per il suo viaggio non può quindi esserci un lieto fine.

Eppure sentiamo che Dante infonde nel personaggio di Ulisse la sua stessa sete di conoscenza.

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Diete epiche

Nella letteratura greca antica, principalmente nell’epica omerica, i cibi hanno una funzione particolare, detta tipizzante. Essi, come gli epiteti che contraddistinguono i diversi individui – eroi, dèi e dee, re e regine e esseri mostruosi -, contribuiscono a designare in modo specifico le personalità.

Tuttavia, rispetto agli epiteti che circoscrivono in modo individuale un personaggio, come ‘pie’veloce’detto di Achille, ‘domatore di cavalli’di Ettore e ‘bella chioma’di Elena, facendo riferimento a caratteristiche specifiche del suo carattere, della sua storia o dell’aspetto, la dieta è tipizzante a un livello più generale, in parte potremmo dire sociale, in parte per ruoli. Questo significa che personaggi appartenenti a una medesima classe sociale, o ricoprenti gli stessi ruoli all’interno dell’epica letteraria, consumano o sono accostati agli stessi cibi e questi non si mescolano fra loro. Ciò significa che gli dèi gustano solo nettare e ambrosia mentre gli eroi si nutrono solo di carni arrostite e i personaggi mostruosi e violenti solo carni crude. E’ questa la prima distinzione delle diete che vediamo compiersi all’interno dei poemi omerici e che continuerà a connotare i caratteri dei personaggi nella letteratura greca successiva e non solo.

Consideriamo a titolo esemplare l’omofagia, ossia il mangiare carne cruda, considerata una qualità non umana. Il caso più eclatante nell’Odissea è rappresentato da Polifemo, il quale divora numerosi compagni di Odisseo senza cucinarli in alcun modo, e sicuramente questo atteggiamento enfatizza la brutalità e la violenza del ciclope, mostro con un solo occhio figlio di Poseidone. Altresì il divorare carne cruda caratterizzava i riti in onore di Dioniso, dio fra le altre cose della sfrenatezza. Durante questi rituali gli iniziati ai misteri dionisiaci, completamente fuori di sé e in preda a un grande furore, facevano pezzi con ferocia animali della taglia di una capra o di una pecora (atto detto in greco sparagmòs) e ne mangiavano i brandelli di carne cruda, tutto questo a imitazione dell’uccisione e dello smembramento di Dioniso a opera dei crudeli e violenti Titani, che poi ne mangiarono le membra. Il carattere spiccatamente selvaggio e ferino accostato all’omofagia persiste nella letteratura greca e latina, giungendo fino a noi nelle piùdiverse saghe di esseri mostruosi e sanguinari, come licantropi e streghe (per quanto riguarda i latini, si pensi reciprocamente al Satyricon di Petronio e alle Metamorfosi di Apuleio), che proprio nel mondo greco acquisiscono le loro fondamentali e immutate caratteristiche (tuttavia è bene precisare che la connotazione selvatica e non umana del consumo di carne cruda è trasversale a moltissime culture).

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