LEZIONI DI ASTROLOGIA: SCORPIONE – PLUTONE NELL’ASTROLOGIA, NEL MITO, NELL’ARTE

di Rosalba Granata

Abito di Fortuny. La melagrana è simbolo di vita morte e dei confini tra le due. È un
motivo ricorrente nelle stoffe di Fortuny e nei disegni di Morris, come riferisce il bel libro della Byatt Pavone e rampicante. Al centro dell’immagine una massiccia melagrana e una proliferazione di melagrane circonda quella centrale.

Plutone è il più grande tra i pianeti nani del nostro sistema solare e orbita nelle sue regioni periferiche.

Fu scoperto nel 1930 e inizialmente fu classificato come il nono pianeta, ma nell’agosto 2006 venne riclassificato come pianeta nano e battezzato formalmente Pluto. Ma per gli astrologi rimane un astro importante.

Plutone in Astrologia

Plutone è il grande principio creativo maschile e, rappresentando il seme e i testicoli, è legato a fertilità e fecondazione.

È notoriamente in connessione con tutto ciò che si muove nel sottosuolo. I luoghi abissali. Le profondità sotterranee. È fogna, energia vulcanica, ma anche tesori: il petrolio, le miniere di ogni pietra preziosa. È potere e ricchezza.

È ciò che è nascosto, segreto, notturno.

Richiama luoghi ai limiti del sistema solare, di ogni sistema, «nella zona oscura e marginale dove tutto diventa possibile e impossibile» (Pesatori).

È Creatività profonda e sessualità potente ed eversiva.

Per Pesatori è orologio preciso del tempo dell’epoca storica. Infatti essendo lentissimo segna le generazioni, dà l’impronta alle epoche.

Attualmente si trova nel duro segno del Capricorno, entrato nel 2009 vi rimarrà fino al 2024. Poi passerà in Acquario, segno di trasformazioni e cambiamenti. E probabilmente sarà finalmente un’Epoca Nuova!

Il domicilio di Plutone è in Scorpione insieme a quello di Marte e all’esaltazione di Mercurio.

Plutone è quindi in domicilio sia in Ariete sia in Scorpione. In Ariete si collega con l’esaltazione del Sole, è energia primaria, assoluta, potente e travolgente. Mette in evidenza in questo segno le caratteristiche di vitalità, potenza, passione incendiaria. Caratteristiche che permangono anche nel «Plutone scorpionico, ma in modo meno immediato, estroverso luminoso […] l’esaltazione di Mercurio infatti incanala diventando soprattutto potenza della mente […] la potenza plutonica prende la strada dello scavo sotterraneo, misterioso, tortuoso e torturato, scivola verso l’interno, scende continuamente giù, si assesta nei cunicoli più inaccessibili della mente»(1).

È sicuramente questa componente plutonica che rende lo Scorpione tormentato da forze che non sempre comprende, ma che ha l’assoluta necessità di dominare. Il suo continuo rimuginare non è indice di nevrosi ma piuttosto un modo per scoprire la verità su se stesso e sulla vita. Non può rimanere solo alla superficie delle cose, deve andare a fondo. Deve capire, deve assolutamente capire se stesso, deve quindi scavare, portare luce nei luoghi dell’oscurità.

Inquietante per molti è la capacità di questo segno di percepire ciò che gli altri preferiscono non vedere o non sanno vedere. Ha le antenne per scoprire ipocrisia e inganno con il suo fiuto acuto per le correnti sotterranee della vita. È pienamente consapevole dei più profondi segreti della natura umana e cioè che tutti gli uomini hanno dentro di sé un lato oscuro. E lo sa, direi, non perché l’ha studiato sui libri ma perché lo sente intimamente. Per questo è in grado di portare aiuto alle «persone imprigionate nella propria oscurità»(2) e particolarmente portato per le professioni terapeutiche.

Lo sguardo dello Scorpione è profondo, penetrante. «Lo Scorpione si riconosce dallo sguardo», afferma Liz Greene. Ed è tra le ragioni del fascino che, pur nelle diverse tipologie, accompagna il segno.

Sicuramente è il segno più sconvolgente e spesso meno capito, penso che la ricca simbologia di Plutone possa aiutarci a comprendere meglio il suo mistero e la sua complessità: il lato tenebroso, quello fortemente empatico, quello della creatività e della ricchezza interiore.

Complessità che già ho cercato, in altri articoli dedicati allo Scorpione, di illustrare attraverso personaggi emblematici del segno come DostoevskijPicasso e Monet e anche donne come Sylvia Plath

Ade-Plutone nel Mito

Ade è il dio del mondo sotterraneo. «Il regno delle anime e dell’inconscio»(3).

È fratello di Zeus e Poseidone. Quando, dopo la guerra dei Titani, estrassero a sorte i regni, gli fu attribuito quello sotterraneo.

È il meno conosciuto e rappresentato tra gli dei. Pochissime le sue apparizioni sulla terra. La più famosa è quella in cui fu protagonista del ratto di Proserpina.

Lo racconta Ovidio.

Proserpina, figlia di Demetra, la dea delle messi dorate, mentre con altre fanciulle gioiosamente raccoglieva fiori sulle sponde di un lago nei pressi di Enna, viene notata dal dio emerso dal sottosuolo e, colpito dalla sua bellezza, viene preso da passione e la rapisce.

Demetra è disperata e la Natura inaridisce, la terra non dà più frutti, le messi si seccano, un deserto sommerge ogni cosa.

Demetra supplica Zeus, vuole che la figlia ritorni. Ermes riferisce che Persefone ha mangiato la melagrana(4) ed è ormai regina del mondo sotterraneo.

Ma Demetra ancora non si rassegna, minaccia l’estinzione di ogni vita sulla terra, vuole che la figlia ritorni.

E il padre degli dei dà la sua sentenza. Con la madre passerà due terzi dell’anno e la natura potrà fiorire rigogliosa ma per il terzo restante sarà  Regina nel regno delle tenebre.

Dante Gabriel Rossetti, Persefone, bellissima e inquietante regina dell’Ade, tiene in mano
la melagrana.

Il viaggio agli inferi, presente in molti miti, è viaggio nella profondità della terra ed è tema decisamente scorpionico che si collega simbolicamente alla discesa nelle tenebre dell’inconscio.

Nell’Epopea di Gilgamesh, poema Assiro-babilonese, sono gli Uomini-Scorpione che sorvegliano le porte che conducono all’Aldilà. E sono gli Uomini-Scorpione che segnalano all’eroe le prove che dovrà superare nelle tenebre profonde.

In Astri e Miti avevamo indicato Il mito di Orfeo.

che compie un viaggio agli inferi per liberare l’amata sposa Euridice come emblematico dello Scorpione. Orfeo può essere visto come figura di collegamento tra mondo dei vivi e mondo dei morti. La sua poesia è veicolo di conoscenza, è poesia che può sconfiggere le tenebre.

Plutone nell’Arte

Plutone, veniva raffigurato nell’Antichità come un uomo maturo, dallo sguardo severo, barbuto, con folta capigliatura, seduto su un trono d’ebano, con in mano uno scettro o delle chiavi. Spesso ai suoi piedi è Cerbero, il cane tricefalo. Talvolta è rappresentato con l’elmo che dona l’invisibilità, o con la cornucopia dell’abbondanza.

François Perrier, Orfeo davanti Plutone e Proserpina, 1650, olio su tela (54 cm × 70 cm), Parigi, Museo del Louvre.

Nel dipinto di François Perrier della metà del 1600 troviamo Plutone nel suo aspetto di re dell’Ade. È rappresentato l’episodio in cui Orfeo davanti ai sovrani dell’oltretomba chiede la liberazione di Euridice. Plutone è seduto sul trono ed ha il capo coronato. Dietro di lui Proserpina è poggiata allo schienale. Entrambi sono totalmente assorti nell’ascolto della supplica di Orfeo.

Ma forse l’episodio più rappresentato dalla pittura è quello del ratto di Proserpina, come abbiamo già visto una delle poche apparizioni del dio sulla terra. Si sono cimentati con questo tema artisti famosi come Luca Giordano, Gian Lorenzo Bernini, William Etty.

Luca Giordano, Il ratto di Proserpina, 1685, affresco, Firenze, Palazzo Medici Riccardi.

Il dipinto di Luca Giordano è un affresco del 1685. La scena si svolge all’aperto e si ferma nel momento della violenta cattura di Proserpina. Sia lei sia altre fanciulle che la accompagnano sono disperate. In primo piano è raffigurato il suo cestino caduto, con i fiori recisi sparsi sul terreno.

Il carro è sullo sfondo, nascosto da figure primitive coperte da pelli.

È proprio il momento del rapimento quello che affascina maggiormente gli artisti.

Ecco come racconta l’episodio Ovidio nelle Metamorfosi:

«Non lontano dalle mura di Enna c’è un lago dalle acque profonde…
Un bosco fa corona alle sue acque, cingendole da ogni lato,
e con le fronde, come un velo, filtra le vampe del sole.
Frescura dona il fogliame, fiori accesi l’umidità del suolo:
una primavera eterna. In questo bosco Proserpina
si divertiva a cogliere viole o candidi gigli,
ne riempiva con fanciullesco zelo dei cestelli e i lembi
della veste, gareggiando con le compagne a chi più ne coglieva,
quando in un lampo Plutone la vide, se ne invaghì e la rapì:
tanto precipitosa fu quella passione.
Atterrita la dea invocava con voce accorata la madre e le compagne,
ma più la madre; e poiché aveva strappato il lembo inferiore
della veste, questa s’allentò e i fiori raccolti caddero a terra…».

NOTE

  1. Pesatori, Urano e la cerimonia del tè.
  2. Bolen, Gli dei dentro l’uomo.
  3. Greene, L’astrologia e amore.
  4. La melagrana è il cibo che Ade offre a Proserpina nel Regno dei morti e che la rende moglie del dio e regina degli Inferi. La melagrana ricamata negli orli di antichi sacerdoti è simbolo di abbondanza, di morte e di rinascita.

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