REFERENDUM COSTITUZIONALE 22-23 MARZO

25 F.A.Q. e risposte semplici di un vecchio ex magistrato a un amico disorientato

di Stefano Valenti

  1. ? Si parla di referendum costituzionale. Di cosa si tratta? È una riforma della giustizia?

! È il referendum confermativo della c.d. riforma Meloni–Nordio. Non tratta la materia del concreto funzionamento della giustizia.

  1. ? Allora perché sento dire che è inerente alla  giustizia?

! Perché è una riforma della magistratura. E la magistratura è l’Ordine (Potere di rilevanza costituzionale) che amministra la giustizia. È uno dei tre poteri dello Stato, previsto e disciplinato dalla Costituzione. Questa riforma vorrebbe cambiare la Costituzione. Ma la Costituzione è patrimonio comune di tutti i cittadini (non della sola maggioranza politica di turno), ed è per questo che la sua modifica deve essere ratificata, oppure bocciata, dai cittadini, con il Referendum.

  1. ? Come si vota? Come faccio se sono favorevole ad una parte della riforma  e contrario ad altre parti?

! Si vota con un SI oppure un NO. Non c’è la possibilità di “spacchettare” il voto.  Devi fare una scelta secca: o SI o NO; o tutto o niente. Se pensi che anche una sola parte della riforma sia negativa, e non la vuoi, devi votare No su tutto. 

  1. ? È una riforma a favore della magistratura?

! No è contro la magistratura. I fautori della riforma dicono che la magistratura è autoreferenziale e  politicizzata, e che tende ad invadere il campo della politica (talvolta contro le scelte del Governo). Che ha troppo potere, e pertanto vogliono ridimensionare questo potere.

In tutti i sistemi democratici vige il sistema della separazione dei poteri dello Stato. È un sistema fondato sull’equilibrio, in cui i poteri si bilanciano reciprocamente. Se un potere sminuisce la portata di un altro potere che era in equilibrio con il primo, accresce la portata del proprio e crea quindi disequilibrio.

  1. ? Ma, scusa , io sento che il dibattito pubblico si concentra molto di più su processo accusatorio, su separazione tra magistrati giudicanti e requirenti in materia di giustizia penale. Spiegami meglio.

! Si è vero: la riforma interessa principalmente (direi al 90%) la materia penale e in particolare la  figura del P.M., che svolge nel processo penale la funzione requirente/accusatoria. Della materia civile nulla si dice nella riforma; eppure questa materia è quella che interessa concretamente alla maggior parte dei cittadini. Ai fautori della riforma interessa la materia penale, non quella civile.

  1. ? La  figura del giudice viene toccata dalla riforma?

! No, quasi per nulla.  La riforma interessa i magistrati che svolgono funzioni giudicanti solo per quanto riguarda la modifica dell’organo disciplinare: ben poca cosa!

  1. ? Spiegami meglio la questione della  separazione delle  funzioni giudicanti e requirenti.

! Attenzione, non fare confusione tra funzioni e carriera. 

Le funzioni sono già adesso nettamente distinte.

La riforma si interessa della separazione delle carriere. Carriera è ciò che riguarda la posizione giuridica dei singoli magistrati: nomina, assegnazione iniziale,  trasferimenti, progressione ai gradi superiori (Appello, Cassazione), congedi, distaccamenti ed altre materie simili.

  1. ? Tutto qui ? Allora l’elefante partorisce un topolino?

! Pare così anche a me. Gli stessi fautori della riforma dicono che essa cambia poche cose e di poca importanza, e per questo  non ci sarebbe motivo di inalberarsi tanto. Gli oppositori dicono che questa riforma   è solo un primo passo, che nasconde il secondo passo: la sottoposizione del P.M. alle direttive del governo.

  1. ? Ma, mi dicono che ciò accade già in molte nazioni europee ed occidentali. 

! Si è vero, ma anche è vero che in quei paesi in cui si separa la carriera del P.M. da quella del giudice  quasi sempre il P.M. passa sotto la sfera direttiva del governo. Quindi, ciò che accade in questi paesi avalla la tesi secondo la quale dobbiamo aspettarci il temuto secondo passo. 

  1. ? Ma, è poi tanto negativo questo secondo passo?

! Si, si. Molto negativo: basta guardare al fattaccio di Minneapolis ed alla reazione  del governo USA, che ha già “assolto” il poliziotto assassino. Con il sistema italiano quel poliziotto sarebbe già in carcere. Come abbiamo visto nel nostro caso di Rogoredo…

E, se il governo  potesse dirigere e  condizionare l’attività del P.M., credi proprio che ci sarebbe stata la stagione di mani pulite, ed i processi ai politici collusi con la mafia, e i processi a Berlusconi per frode fiscale miliardaria, e la scoperta delle manovre eversive/fasciste della Loggia P2 ???

Insomma, l’Italia, per sua fortuna ha un sistema costituzionale più evoluto di quello di altri paesi. Dobbiamo solo rallegrarci di ciò. Tra le tante eccellenze italiane di cui siamo tutti orgogliosi, questa è una delle mie preferite! Io penso che sia interesse di tutti il tenercela ben stretta.

  1. Puoi spiegarmi meglio com’è lo stato attuale delle carriere? Sono unitarie?

! Si. La Costituzione prevede che la magistratura sia un Ordine unico. Nel dettaglio, i magistrati provengono da un unico concorso; dopo il concorso frequentano un unico periodo di formazione. Poi scelgono funzioni diverse e nei tribunali le esercitano da posizioni formali e sostanziali distinte e dialettiche. E tuttavia rimangono appartenenti tutti all’unico ordine giudiziario.

Con la riforma non cambia la unitaria appartenenza di giudici e P.M. all’Ordine della magistratura, ma solo la carriera.

  1. Ma, allora come mi spieghi tutto questo impegno per questa riforma che sembra non cambiare la sostanza delle cose nella materia delle funzioni? Quali sono le motivazioni e gli scopi? Insomma: cosa muove gli autori della riforma, dove vogliono arrivare?

! Non lo so. Si possono fare delle ipotesi. Forse un motivo remoto è l’angoscia dell’imputato che pensa: il Giudice è “collega” del P.M. e per ciò solo è (potrebbe essere) propenso a dargli ragione.

Ma, la congettura che il giudice dia preferibilmente ragione al P.M. non è stata mai provata e viene concretamente smentita dai dati sull’elevato tasso percentuale di assoluzioni/proscioglimenti penali. Ed inoltre, il senso di colleganza non viene dalla unitarietà della carriera, ma dalla unitarietà della selezione e della formazione professionale. E’ in queste fasi che i magistrati interiorizzano la c.d. cultura della giurisdizione.

Se lo scopo della riforma è quello di creare un rapporto di distacco, freddezza e diffidenza tra di loro, io credo che questo esito sia negativo -più che altro- per l’imputato, perché un P.M. fuoriuscito dalla cultura della giurisdizione e spinto verso la cultura dell’efficienza securitaria mirerà ad ottenere il maggior numero di successi (condanne) anche a scapito dell’accuratezza dell’indagine e trascurando le piste e le prove favorevoli all’imputato. Un P.M. ridotto ad avvocato della polizia sarà portato ad agire non sempre nell’interesse del cittadino debole.

  1. ? Io, personalmente, condivido le idee di fondo e le politiche del governo,  e quindi penso  che gli indirizzi che  il ministro darà ai P.M. saranno giusti e opportuni. Perché non dovrei votare Si ?

! Perché questa prospettiva è comunque contraria al tuo interesse personale di cittadino singolo, se ti proietti nella situazione in cui potresti trovarti di fronte ad una deriva inquisitoria della magistratura requirente. 

  1. ? Non  capisco a cosa stai pensando. Puoi spiegarmi meglio?

!  Puoi pensare al caso Dreyfus o ad uno dei mille casi storici o di cronaca in cui l’accusa, sentendosi interprete dei “valori del bene” (di solito: sicurezza, stabilità del sistema, prestigio delle istituzioni) si sente legittimata ad agire con le maniere forti e comunque contro l’imputato che vede come nemico di quei valori.

Nel sistema attuale, delineato dalla ispirata lungimiranza dei padri della Costituzione tutto ciò non può accadere, perché quei padri hanno voluto impedire la deriva persecutoria del sistema giudiziario ispirandolo alla  “cultura della giurisdizione”.

  1. ? Non capisco; cosa intendi per  “cultura della giurisdizione”?

! È il concetto chiave del dibattito. Cultura della giurisdizione è il modo di pensare e di operare tipico del giudicante. È il valutare i dati oggettivi e le proprie scelte con pacatezza, dopo dibattito alla pari tra le opposte posizioni, mantenendo equilibrio ed imparzialità tra di esse, senza preconcetti e pregiudizi, senza secondi fini (“senza nulla da temere o da guadagnare”, come si suol dire). Insomma, l’opposto di un sistema inquisitorio/persecutorio. 

  1. Mi sembra che stai dando una descrizione idilliaca della giurisdizione. Cosa mi dici dei casi di mala-giustizia, tipo Garlasco o la Famiglia nel bosco, di cui si parla tanto ?

! Prima di parlare di Garlasco e della Famiglia nel bosco vorrei tornare a parlare di Bibbiano. Ricordi qualcosa di Bibbiano? La comunicazione della parte politica ostile alla magistratura diceva proprio questo: “parliamo di Bibbiano”. Lo faceva criticando la politica locale e la magistratura. Poi, tutti sappiamo come è andata a finire: il fatto non sussiste. Dopo di che … tutti zitti. Caso chiuso.

Per essere liberi, dobbiamo prima di tutto liberarci dal condizionamento della propaganda. Essa alimenta la emozione, ma qui serve la ragione: facciamo attenzione, giudichiamo con prudenza, crediamo ai soli dati oggettivi e certi, affidiamoci al consenso scientifico unanime, al contraddittorio tecnico approfondito, al dibattito aperto e non pregiudiziale.

Nei singoli casi che citi, si arriverà -speriamo presto- ad un qualche punto fermo, ad una decisione giurisdizionale motivata; a quel punto, commentiamola pure, magari accanitamente, ma dopo avere letto bene le motivazioni e le carte processuali. Le chiacchiere da bar lasciamole al bar.

  1. Ma, cosa mi dici degli errori giudiziari?.

! Non esiste un solo sistema giudiziario che sia in grado di evitare del tutto questa eventualità. La possibilità dell’errore è nella essenza stessa del sistema giurisdizionale, la cui elaborazione tecnica mira solo a ridurne la probabilità entro limiti accettabili per la società. E ti dico che la riforma non affronta il tema, perché non affronta nessuno dei temi sostanziali della qualità della giurisdizione, avendo preferito concentrarsi sulla questione della “vicinanza” tra magistrati requirenti e giudicanti (ma ho già detto che è una vicinanza proficua e vantaggiosa per il cittadino debole imputato), e sulla presunta politicizzazione della magistratura.

La riforma non migliora la efficienza della giurisdizione, e non riduce la probabilità di errori giudiziari, perché non ha questo obiettivo. Ha un obiettivo diverso: la magistratura. E con l’argomento della necessità di limitarne la presunta politicizzazione, incide sulla sua indipendenza e la sua efficacia. E quindi peggiora la qualità della giurisdizione.

In conclusione, mi/ti chiedo: siamo proprio sicuri che gli errori non aumentino con un nuovo sistema improntato alla impermeabilità tra cultura analitica/garantista del giudice e cultura securitaria del futuro P.M. divenuto avvocato della Polizia (che dipende dal Governo) ? Siamo sicuri che saremo più sicuri?

  1. Ma, cosa mi dici dei delinquenti rimessi in libertà? E dei provvedimenti che ostacolano le politiche securitarie del governo?

! La magistratura interpreta ed applica la legge. Quando rimette in libertà gli arrestati applica la legge nazionale sui limiti alla custodia cautelare (legge approvata dalla politica, non dalla magistratura). Quando annulla i trasferimenti in Albania di alcuni immigrati applica la legge sovranazionale (europea) in materia. Per risolvere quest’ultimo problema, il governo ha promosso una revisione della normativa europea. Per risolvere il primo sta varando un nuovo disegno di legge (c.d. pacchetto sicurezza). Questo dimostra che la normativa precedente non consentiva di attuare la politica di rimpatri immediati voluta dal governo, né di arrestare minorenni (anche se teppisti magrebini).

La regola è semplicemente questa: la politica fa la legge, la magistratura la applica; se una legge non va bene per ottenere gli scopi che la politica si prefigge, deve prima cambiare la legge. Invece preferisce fare propaganda dicendo che la magistratura ostacola e intralcia il lavoro del governo.

  1. I fautori della riforma dicono che la Magistratura è politicizzata e che ciò incide sulla sua imparzialità e comunque ne danneggia l’immagine. Non puoi negare che, ad esempio, lo scandalo Palamara ha evidenziato che nel CSM esiste un problema di questo genere.

! E’ vero. Il caso citato ha danneggiato l’immagine della Magistratura. Ma, si è trattato di un caso singolo in cui una persona singola ha operato contro la legge; la considero una pecora nera che ha agito male, ma è stata fermata, emarginata e punita per questo. Purtroppo anche nella magistratura ci sono persone non corrette, questo non si può evitare in assoluto ed in partenza; l’importante e che, se si accerta una scorrettezza, la magistratura non si arrocca in difesa del reprobo, ma lo esclude e lo punisce. Invece risulta che i politici coinvolti in quello scandalo hanno mantenuto le proprie posizioni o le hanno viste migliorare (uno è stato cooptato al Ministero). Morale: la magistratura punisce i suoi che sbagliano, la politica li premia.

  1. Ok, ma mi rimane il dubbio sulla politicizzazione, come problema generale, che non si collega ad un singolo caso di devianza, bensì alla regola della rappresentanza per correnti. Insomma, nella magistratura associata ci sono delle specie di partiti che esprimono nel CSM le proprie ideologie politiche.

! Si e no; non confondiamo. E’ del tutto legittimo che i magistrati (come tutti i cittadini di uno Stato liberale) abbiano proprie idee politiche e che le esprimano nel dibattito interno di una associazione privata, come è la ANM (Associazione Nazionale Magistrati). Si tratta di una specie di sindacato di categoria, e come tutti i sindacati è legittimato dalla Costituzione. Non è quindi problematico che un magistrato si associ per motivi sindacali; e che nella associazione si formino orientamenti e correnti ideali differenti. Il problema è se queste correnti ideali possano esprimere i propri orientamenti nel momento della elezione dei membri togati del CSM.

Io penso che tutti vogliamo evitare che in sede di CSM si riproponga la logica spartitoria delle poltrone che caratterizza i palazzi del governo e del sottogoverno (in cui operano i politici di professione), ma, se vogliamo raggiungere questo scopo (giusto e condiviso: “via i metodi ed i vizi della politica dal CSM”), non serve manipolare il sistema elettorale del CSM; sarebbe necessario regolamentare il funzionamento operativo del CSM in modo da impedire che abbia spazio operativo lo stile cooptativo e clientelare che si vede adottare in altri palazzi.

La introduzione del sistema “elettorale” per estrazione mi pare inutile per risolvere il problema, perché, se c’è qualcosa che non funziona, non è nelle singole persone che siedono al CSM ma nelle prassi e nelle norme operative che dovrebbero impedire l’accesso -anche nel CSM- delle logiche del sottogoverno degli amici del quartierino. Per questo motivo, la riforma che introduce il sistema di scelta per estrazione è sostanzialmente inefficace per risolvere un problema reale.

  1. Il problema della politicizzazione incide sulla imparzialità della magistratura?

! No. Affermare ciò è un travisamento demagogico. Sarebbe come dire che un medico di destra curerà male (o farà intenzionalmente morire) un paziente di sinistra. E’ una assurdità ! Sia il magistrato che il medico operano (e continueranno ad operare, a dispetto di qualsiasi riforma) secondo scienza e coscienza.

La riforma, comunque, non migliorerà la situazione, ma forse la peggiorerà, in quanto tende ad intaccare il prestigio della magistratura e così diminuisce la qualità potenziale delle classi future di magistrati.

  1. Non capisco. Cosa c’entra la riforma con la qualità dei magistrati futuri .

! I migliori studenti aspirano a frequentare le migliori università. Nello stesso modo i migliori giuristi confluiscono volentieri nei ranghi della magistratura. Svilire la magistratura ed i magistrati con la campagna di delegittimazione in corso, potrebbe peggiorare la qualità degli aspiranti.

Tutte le azioni del potere politico dirette ad indebolire il potere giudiziario, di cui mal sopporta la funzione costituzionale di controllo, sono contro l’interesse dei cittadini. Migliorare la efficienza della giustizia non interessa al legislatore di questa riforma, perché l’inefficienza va a suo vantaggio, in quanto serve a screditare il potere avversato.  

  1. Sento parlare di “toghe rosse”. Di cosa si tratta ?

! Sulla base dei miei 42 anni di esperienza come giudice posso dire, a proposito delle idee politiche dei magistrati, che sono, nella stragrande maggioranza, rigorosamente legalitarie e tendenzialmente moderate. Tutti sono ligi nel rispetto delle leggi e fedeli alla Costituzione. Ma non si può dimenticare la storia e la sostanza della Costituzione. Essa è nata dal convergere di tutte le forze politiche del dopoguerra su idee forti; è antifascista, solidarista ed a favore dei deboli. C’è qualcuno che non riesce a digerire del tutto questi contenuti; invece i magistrati, per onore (hanno giurato sulla Costituzione) e per convinzione, li hanno digeriti molto bene, fino a farli entrare nel DNA. Essi sono militanti? si, ma per la Costituzione.

  1. La riforma non vuole, dunque, migliorare la giustizia facendo uscire la politica dalla giurisdizione?

! Non credo.

Si dice che la riforma sarebbe una specie di crociata contro la politicizzazione della magistratura e del CSM. Politicizzazione che peggiorerebbe la qualità della giurisdizione. Ma, l’argomento è propagandistico, in quanto vuoto di contenuti sostanziali. Lo si capisce considerando che nulla si fa (ora, e si è fatto in passato) per migliorare la qualità della giurisdizione, anzi si fa di tutto per peggiorarla, indebolirla, e quindi renderla meno efficace. 

Ecco ciò che temo: la sommatoria di vari fattori negativi: giurisdizione non efficace (ingolfata, lenta, depotenziata), + magistratura divisa e burocratizzata, + potere di controllo sminuito = “la legge del più forte”; senza regole e senza diritti (anche in patria, dopo che si impone già nel mondo).

  1. ? Apprezzo le tue argomentazioni sul fatto che la riforma limiterà le garanzie di protezione individuale di fronte al sistema giudiziario, e specificamente di fronte al potere ed all’iniziativa del P.M.. Ma sono a favore del governo in carica e non voglio danneggiarlo con il mio voto. Se voto NO c’è rischio che il governo cada?

! No. Nessun rischio. Non c’è nessuna conseguenza diretta. Né dal punto di vista giuridico, né da quello politico. La  presidente del consiglio Meloni lo ha escluso esplicitamente e fermamente nella sua conferenza stampa gennaio 2026. Nessun politico (di maggioranza o di opposizione) sostiene una simile ipotesi. Vota secondo la tua coscienza e nel tuo personale interesse, senza sentirti condizionato da altri temi, che non c’entrano niente con la riforma in esame.

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