IL 25 APRILE 2020

di Patrizia Arcesilai e Milena Boldini

Anche quest’anno volevamo incontrarci a Metro-Polis per ricordare il 25 aprile e festeggiare insieme la Resistenza. Ma nella nostra vita ha fatto irruzione il virus: un evento dirompente e improvviso, e le nostre esistenze ne sono state travolte.

Siamo entrati in un tempo sconosciuto, inaspettato, nuovo, in cui si alternano, da un’ora all’altra, molteplici emozioni: paura, spaesamento, incertezza… Ci siamo trovati immersi e avvolti da un silenzio pieno: pieno di domande, a fare i conti con la nostra precarietà, con la vita, con la morte.

Siamo in balia di una miriade di informazioni, spesso contrastanti, che non trovano risposte al nostro bisogno di comprensione e di rassicurazione.

Ognuno è lasciato solo, chiuso nelle proprie case (e fortunato chi una casa ce l’ha!), a vivere una parvenza di normalità, in una quotidianità in cui il tempo e lo spazio non sono più quelli di prima e in attesa. Un’attesa incerta e sospesa.

In questi tempi bui ci siamo chieste con quale spirito aspettiamo oggi il 25 aprile, una data che è parte essenziale della nostra storia, che si lega a parole quali libertà, memoria, democrazia, politica e che ha portato alla nascita della nostra Costituzione.

Per orientarci nella realtà odierna possiamo riprendere le parole di Liliana Segre: «Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi e ai programmi avanzatissimi, ancora in larga parte inattuati, dettati dalla Costituzione repubblicana»(1).
Negli articoli della nostra Costituzione (9, 32) si afferma che la salute è un diritto di tutti e tutelarla è dovere dello Stato e cosi tutelare l’ambiente.

Sono citati due cardini fondamentali per il nostro benessere e per la nostra vita: salute e ambiente. Oggi possiamo comprendere quanto questi due elementi siano connessi e interdipendenti tra loro.

«Quando parliamo di “ambiente” facciamo riferimento anche a una particolare relazione: quella tra la natura e la società che la abita. Questo ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati»(2).

 C’è un messaggio che porta la pandemia, da cui non si può prescindere, un messaggio che avverte della necessità di porre e di porsi nuovi limiti di natura etica, politica e sociale, e ci consegna la consapevolezza che il modello di sviluppo attuale non è più sostenibile, e che occorre instaurare rapporti diversi con l’Altro, siano essi esseri umani, animali, foreste, acqua, aria…

 «Sorella terra protesta per il male che le provochiamo. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla… Dimentichiamo che noi stessi siamo terra. Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora»(3).

L’epidemia di coronavirus non è qualcosa di esterno a noi, al pianeta, di provenienza sconosciuta ma è l’effetto di qualcosa che era già in corso da tempo e che alcuni scienziati avevano segnalato, sottolineando la possibilità di una pandemia. La Natura si ribella all’ingiustizia e all’incuria e allo sfruttamento.

«Le epidemie sono una categoria di malattie che fanno da specchio agli esseri umani, mostrano chi siamo veramente. Il coronavirus sta sfruttando canali di vulnerabilità che noi stessi abbiamo creato»(4).

RINASCERE, questa è l’esortazione che l’Anpi(5) ci rivolge questo 25 aprile.

Occorre fare rinascere prima di tutto la speranza, speranza di cui Papa Francesco ci parla così intensamente:

«Eppure, non tutto è perduto, perché gli esseri umani […] possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale che venga loro imposto. Sono capaci di guardare a sé stessi con onestà, di far emergere il proprio disgusto e di intraprendere nuove strade verso la vera libertà. A ogni persona di questo mondo chiedo di non dimenticare questa sua dignità che nessuno ha diritto di toglierle»(6).

Quando abbiamo pensato a come tradurre Resistenza oggi, abbiamo pensato a tutti gli operatori sanitari, a tutti coloro che stanno lavorando per permetterci di vivere e a coloro che il lavoro non l’hanno più… e abbiamo pensato anche a tutti noi, che resistiamo nelle nostre case, tenendo a bada il nostro desiderio di fuga.

In questo momento dovremo essere vigili per non cedere alla tentazione di un ritorno al passato, in vista di quella rigenerazione sociale, economica e morale, necessaria dopo l’emergenza della pandemia.

Resistenza è immaginare e agire per un mondo nuovo, migliore.

Soprattutto oggi Resistenza è sentire e capire che le cause dell’epidemia non sono solo fuori, ma sono anche dentro di noi. Dobbiamo cambiare atteggiamento, cominciando dalle piccole/grandi azioni quotidiane, animati dalla consapevolezza che tutto ci riguarda.

«Per quanto voi vi crediate assolti siete lo stesso coinvolti» Fabrizio De Andrè, maggio ’68.

NOTE:

  1. Liliana Segre Antifascista italiana (n. Milano 1930). Reduce dell’Olocausto, nel 1938, vittima delle leggi razziali fasciste. Nel 1944 fu deportata nel campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz.
  2. Papa Francesco Laudato si – enciclica sulla cura della casa comune.
  3. Ibidem 
  4. Snowden epidemiologo-storico delle epidemie all’Università di Yale
  5. Anpi L’associazione nazionale dei partigiani non potrà organizzare i consueti cortei per la festa della Liberazione. Per questo ha lanciato una grande convocazione a cittadine e cittadini. «Per ritrovarci insieme a festeggiare il 25 aprile in una grande piazza virtuale». L’appuntamento con la diretta è alle 11 del 25 aprile sul sito 25aprile2020.it. L’evento virtuale si aprirà con l’Inno di Mameli e si chiuderà con Bella Ciao. «Il 25 aprile cantiamo Bella Ciao dalle finestre».
  6. Infra nota 2

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