RUBRICA ASTROLOGICA – BILANCIA (parte 3)

BILANCIA E LA POLITICA

Con la Bilancia, settimo segno dello Zodiaco, l’uomo esce dal proprio io e “scopre la polis”1.

La Bilancia è segno di pace, di armonia, di giustizia.

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Il personaggio che ne incarna gli aspetti più positivi penso che sia Gandhi, ispiratore e apostolo della non violenza.

«Credo che la non-violenza sia infinitamente superiore alla violenza… Non sono un utopista: sostengo di essere un idealista pratico. La religione della non violenza non è solo per i Rishis2 e per i santi. È anche per la gente comune. La non-violenza è la legge della nostra specie come la violenza è la legge dei bruti… La non violenza non vuol dire umile sottomissione alla volontà del malfattore, ma significa impegnare tutta la propria anima contro la volontà del tiranno». (Gandhi – da Autobiografia, Feltrinelli)

Con i metodi della resistenza pacifica e della non-violenza ha portato l’India alla liberazione dall’occupazione britannica, fino all’indipendenza.
Nel suo oroscopo i valori della giustizia, della pace, della non violenza tipici della Bilancia sono molto evidenziati, infatti sia il Sole che l’Ascendente si trovano in questo segno. 
Particolarmente evidente nel suo tema di nascita è anche l’aspetto della spiritualità: Sole in casa 12 e il bellissimo trigono tra la Luna (in Leone) Nettuno e Saturno.
Ma per la  realizzazione del suo progetto sono state indispensabili sicuramente anche forza e perseveranza e queste caratteristiche gli possono sicuramente venire dal tenace Marte in Scorpione, nobilitato e ingentilito dalla congiunzione con Venere.

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RUBRICA ASTROLOGICA – VERGINE (parte 3)

3.  UN PERSONAGGIO DELLA VERGINE: Roberto Saviano Quale personaggio scegliere per la Vergine? Un politico come Niki Vendola o come Cuperlo? Oppure un esemplare personaggio del mondo della cultura e dell’impegno? Non ho avuto dubbi, ho scelto la seconda opzione e ho deciso di presentare Roberto Saviano. saviano_gomorra2 «Il potere dei clan rimaneva il potere del cemento. Era sui cantieri che sentivo fisicamente, nelle budella, tutta la loro potenza. Fu quando morì Francesco Iacomino però che compresi sino in fondo i meccanismi dell’edilizia. Aveva trentatré anni quando lo trovarono con la tuta da lavoro sul selciato, all’incrocio tra via Quattro Orologi e via Gabriele D’Annunzio a Ercolano. Era caduto da un’impalcatura. Dopo l’incidente erano scappati tutti, geometra compreso. Nessuno ha chiamato l’autoambulanza, temendo potesse arrivare prima della loro fuga… Quest’ennesima notizia di morte, uno dei trecento edili che crepavano ogni anno nei cantieri in Italia si era come ficcata in qualche parte del mio corpo. Con la morte di Iacomino mi si innescò una rabbia…appena entrai nella crisi asmatica di rabbia mi rimbombò nelle orecchie l’lo so di Pasolini come un jingle musicale che si ripeteva sino all’assillo. E così sono andato a Casarsa, sulla tomba di Pasolini…
…non per un omaggio, neanche per una celebrazione… Mi andava di trovare un posto. Un posto dove fosse ancora possibile riflettere senza vergogna sulla possibilità della parola. La possibilità di scrivere dei meccanismi del potere, al di là delle storie, oltre i dettagli. Riflettere se era ancora possibile fare i nomi, a uno a uno, indicare i visi… Se era ancora possibile inseguire come porci da tartufo le dinamiche del reale, l’affermazione dei poteri, senza metafore, senza mediazioni, con la sola lama della scrittura. Presi il treno da Napoli per Pordenone, un treno lentissimo dal nome assai eloquente sulla distanza che doveva percorrere: Marco Polo. Una distanza enorme sembra separare il Friuli dalla Campania… e vidi la tomba. “Pier Paolo Pasolini (1922-1975)”. Al fianco, poco più in là, quella della madre. Mi sembrò d’essere meno solo, e li iniziai a biascicare la mia rabbia, con i pugni stretti sino a far entrare le unghie nella carne del palmo. Iniziai a articolare il mio io so, l’io so del mio tempo. Io so e ho le prove. Io so come hanno origine le economie e dove prendono l’odore. L’odore dell’affermazione e della vittoria. Io so cosa trasuda il profitto. Io so. E la verità della parola non fa prigionieri perché tutto divora e di tutto fa prova. Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verità.»  (Saviano, Gomorra) 
Il brano pieno di forza che ho riportato è naturalmente tratto da Gomorra, il libro che lo ha reso famoso. Come citazione è certamente lunga, ma avrei voluto addirittura continuare tanto mi appassiona questa parte.

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Viaggio in Palestina

‹‹Viaggio in Palestina›› è il titolo che abbiamo deciso di dare all’Aperitivo a Tema di Metro-Polis svoltosi il 27/06/2014 presso il suggestivo Parco dei Giardini Ca’Bura, via dell’Arcoveggio 59/8, Bologna. In questa occasione Handala, nostro socio della prima ora, neolaureato in scienze politiche, ci ha concesso l’opportunità di attingere a piene mani dalla propria esperienza di volontario in terra palestinese.
Metro-Polis non si sottrae, anche in questi tempi di desertificazione ideologica, al proprio dovere civico fondamentale: fare politica, nell’ottica della nostra associazione, significa stimolare la coscienza critica di ciascuno, significa elaborare insieme un vissuto esperenziale in grado di ampliare i propri orizzonti di pensiero; significa, perché no, avviare un confronto-scontro in cui ogni persona possa esprimere il proprio modo di essere e di sentire. La formula, ormai consolidata, dell’Aperitivo a tema permette di poter trattare tematiche non semplici in un’atmosfera priva di perniciose ampollosità da conferenza: il valore della leggerezza offre l’opportunità di toccare l’intimo di chiunque sia disposto ad ascoltare, in una prospettiva di totale orizzontalità partecipativa. È in virtù di questa prospettiva che abbiamo chiesto a Handala di raccontarci la propria esperienza: più volte volontario in Palestina con l’International Solidarity Movement, si è aperto a un dialogo rispettoso e profondo con Metro-Polis, condividendo il proprio vissuto personale, raccontandoci quanto gli è accaduto con parole rigorose e al contempo intime. Ogni mio resoconto risulterebbe banale, quindi mi taccio e faccio un passo indietro: Handala ci ha gentilmente concesso di ripubblicare alcuni articoli, scritti nel 2012 e ancora di straordinaria attualità, già pubblicati su Il Manifesto di Bologna, all’interno del blog di Metro-Polis. Mi pare importante lasciare spazio a parole autentiche, in cui trabocca un’esperienza viva, realmente patita e scevra dall’apriorismo della distanza. Pubblicheremo, quindi, otto articoli di Handala, uno al mese, volendo dare continuità e risalto a un tema di così drammatica attualità, scegliendo un punto di vista preciso e interno, con la speranza di stimolare un dialogo costruttivo con chi dovesse pensarla in maniera differente.
Al termine dell’articolo di Handala troverete una bibliografia essenziale sull’argomento (romanzi, saggi, poesie, film, documentari e siti internet) redatta dallo stesso e da Roberta Merighi, nostra affezionata socia: un grazie ad entrambi per la disponibilità e la collaborazione.

Mattia Macchiavelli

Viaggio in Palestina

OLIVE IN FIAMME

Il 6 Novembre è stata annunciata la costruzione di 1213 unità abitative nelle colonie di Gerusalemme Est, occupata dal 1967: è stato questo il messaggio che Israele ha inviato agli Stati Uniti in vista delle elezioni presidenziali. Secondo Richard Falk, il Rapporteur per i diritti umani nei Territori occupati, oggi in Cisgiordania si contano più di 600.000 coloni: ecco il famoso processo di pace di Netanyahu e soci. Questi sono i dati. Ma i dati, di per sé, non parlano. Voglio provare a raccontare come questi numeri si traducano nella lingua viva di chi sta qui, in Palestina.

Burin è un villaggio palestinese a sud di Nablus (la città più popolosa della Cisgiordania). Da qualche settimana andiamo a raccogliere le olive da alcuni contadini. Diamo loro una mano, ma in realtà la nostra funzione principale è quella di tentare di impedire gli attacchi dei coloni e dell’esercito. Il villaggio è in una piccola vallata schiacciata tra due colline, sulle quali salgono i terrazzamenti degli ulivi. In cima ad ognuna di queste colline, una colonia e un avamposto militare: Bracha a nord, Yizhar a sud.

I contadini tentano di fare ciò che facevano i loro padri e i padri dei loro padri prima di loro: curare i loro alberi, raccoglierne i frutti verdi e neri, farne olio. Non mi viene in mente azione più innocua, persino romantica per noi cittadini urbanizzati. Se non fosse che per i coloni che vivono poco distanti quella è terra di Israele, promessa dalla Bibbia, rubata dagli Arabi, e loro dovere è riconquistarla ad ogni costo, con ogni mezzo. Nè più, nè meno.

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RUBRICA ASTROLOGICA: LEONE (parte 3)

3.    LEONE e POTERE.  

Il segno  del “regale” Leone caratterizza molti uomini di potere, Signori, Principi, Sovrani o grandi comandanti.  Fidel, Napoleone, Mussolini sono tra gli esempi più significativi.
Ma anche  Lorenzo il Magnifico e Luigi XIV, il “Re Sole”, che si sente incarnazione stessa della divinità, presentano nel tema natale elementi significativi del Leone.

Tra i politici del nostro tempo Barack Obama può essere emblema del leader carismatico del segno.
La sua immagine, la sua voce ci hanno riempito di calore e di speranza.

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Basta ritornare ai giorni dell’elezione di Obama a presidente degli Stati Uniti  nel novembre del 2008.

L’Unità titolava a tutta pagina “Nuovo mondo” e La Repubblica “Il mondo è cambiato”.

Obama è «un uomo che è l’icona stessa del cambiamento. La sua biografia è il suo messaggio politico», scriveva Ezio Mauro. E chi meglio di un uomo con la calda energia del Leone accompagnata dall’ascendente Acquario poteva incarnare questo segnale di svolta epocale?

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1914-2014: il centenario della discordia?

Ad ormai più di due mesi dalle elezioni dell’Europarlamento, il vecchio continente, in occasione di questo centenario dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, rischia di perdere il “treno dell’unità” che tanto spesso si profetizza ma che manca di essere praticata.

Albin Egger-Lienz 1915

 

Molto probabilmente l’impegno che i governi applicheranno alle celebrazioni per il centenario della Grande Guerra sarà molto più incisivo e concreto in confronto ai loro stessi sforzi nel cercare di porre rimedio alle attuali crisi internazionali. Speriamo che non sia così, ma staremo a vedere…

 

In un clima così di alta tensione che si respira in tutto il globo terracqueo, certamente sarebbe pericoloso impedire le celebrazioni legate ad uno dei pochi eventi nella storia che ha assunto una accezione globale. Lo spunto che però vorremmo sollevare in queste brevi e semplici righe vorrebbe perlopiù inserirsi nelle modalità e nei temi a cui questo centenario potrebbe portarci. Lo scorso giugno, in occasione delle cerimonie per i 100 anni dall’attentato a Sarajevo – l’evento che viene ripreso nei manuali scolastici come la miccia scatenante per il primo conflitto mondiale – sono già divampate svariate polemiche all’interno di un paese, la Bosnia Erzegovina, ancora scisso tra coloro che considerano Gavrilo Princip (l’assassino serbo-bosniaco dell’arciduca d’Asburgo) un eroe nazionale o quelli che lo vedono come un terrorista. Senza contare poi il risentimento provato da questo paese verso la comunità internazionale per la prolungata negligenza dimostrata durante la guerra del 1992 in ex Jugoslavia nella stessa Sarajevo: il preludio al centenario non sembra molto invitante. Queste polemiche vengono rinforzate dalle considerazioni del giornalista bosniaco Zlatko Dizdarevic, recentemente comparse su La Repubblica, con parole che vogliono dimostrare la falsità dell’utopia di avere un’Europa unica ed unita da Est ad Ovest. Secondo Dizdarevic, con le celebrazioni dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, ha avuto inizio una politica di immolazione della città di Sarajevo da parte degli altri Stati coinvolti, che la additano come unica responsabile della Grande Guerra, tracciando così una linea di demarcazione tra “l’Europa Austro-Ungarica” ad occidente e “l’Europa slava” ad oriente.

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RUBRICA ASTROLOGICA – LEONE (parte 1)

IL LEONE

  1. IL LEONE: IL SOLE
  2. LA DONNA LEONE
  3. LEONE  E POTERE.

1. IL  LEONE:  IL SOLE

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Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messer lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
(Francesco d’Assisi. Cantico delle creature)

Mi sono accoccolato
Vicino ai miei panni
Sudici di guerra
E come un beduino
Mi sono chinato a ricevere
Il sole
(Ungaretti. I fiumi)

Con il Segno del Leone ci troviamo nel momento culminante dell’estate, il sole brucia, la luce è abbagliante. Ed è il Sole il protagonista del Segno.
Nel Cancro è il domicilio della Luna, la parte femminile, la Madre.
In Leone, invece, vi è il domicilio del Sole che in astrologia rappresenta l’io, il centro dell’identità, ma anche il principio maschile, la figura del padre e di ogni persona di potere.

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Guardando al deserto

Guardando al deserto

Sahara occidentale: uno stato che esige libertà.
Come ogni volta in ritardo mi precipito il più velocemente possibile nell’aula Magna dell’università di Forlì. Oggi la professoressa ci ha informati che non ci sarà la solita lezione di diritto costituzionale comparato ma ascolteremo le parole di un ospite molto speciale: la rappresentante della presidenza del Sahara Orientale. Io non sono propriamente un asso in geografia perciò il fatto che questo stato non mi dica granché non mi sorprende particolarmente ma dal momento in cui anche i miei compagni di corso (che mi hanno preventivamente tenuto un posto consci della mia scarsa attitudine alla puntualità) mi paiano un tantino perplessi realizzo che, forse, le poche informazioni che il nostro cervello riesce a racimolare su questo stato e il suo popolo, i saharawi, non sono frutto della nostra evidente ignoranza in geografia ma di un problema internazionale volutamente insabbiato.Minurso
La storia che questa donna, venuta da così lontano, ci racconta è la storia di un popolo africano che dal 1976, quando crollò l’impero coloniale spagnolo, combatte e soffre per raggiungere una più che legittima indipendenza. La regione del Sahara Occidentale di cui viene rivendicata l’autonomia è ora sotto la sovranità marocchina da più di trent’anni nonostante l’intervento delle Nazioni Unite e il riconoscimento da parte dell’Unione Africana della Repubblica Democratica Araba Sahrawi. Ma cosa succede a questo popolo privato del suo territorio e costretto a rispettare istituzioni che non ritiene legittime?
Scappano. Se ne vanno dalla loro terra dove sono vittime di violenze e soprusi per fuggire in Algeria primo stato che invece riconosce la Repubblica Sahrawi. Qua, sul confine col Marocco, si organizzano in tendopoli che persistono tutt’ora.
Ascoltiamo ogni sua parola completamente rapiti, rendendoci conto che oltre il muro di Berlino o il Muro del Pianto esistono ancora tanti muri che l’uomo non è stato capace di distruggere e che dividono famiglie, amici e popoli dalle loro terre. Forse questo muro non sarà tangibile come quello che divideva Berlino ma può essere giudicato meno ingiusto? Io personalmente non credo. Credo anzi che se le informazioni che ci giungono su questo deserto che non possiamo conoscere o sondare personalmente, sono così poche e sporadiche è perché probabilmente l’obbiettivo è proprio quello di far scomparire completamente questi muri così insondabili ma paradossalmente più pregnanti e presenti di molte altre cose che possiamo toccare. Continue reading →