
Edito da Einaudi, 2014, pp 386
Non si direbbe possa trattarsi di una narrazione reale questa, lettore, giacché lo spazio ed il tempo aleggiano satirici intorno all’assurdo, in una sinceramente stranita Mosca. Eppure non si potrebbe dire neanche il contrario: chiedetelo ad esempio al povero Ivan Nikolaevič. Lui tranquillo parlava con il compianto Berlioz della natura del Signore incarnato, quando una strana figura li approcciò. Il poeta in questione ci giurerebbe davvero che il sospetto individuo dai costosi abiti stranieri altri non fosse che Satana stesso. Continue reading








Era un giorno apparentemente come tutti gli altri, in quel 1940, quando il professor Yamagishi, nei meandri della biblioteca imperiale di Kyoto, trovò un antico manoscritto. Esaminandolo con curiosità colse un’annotazione firmata dall’imperatore Reigen: «confessione spontanea». Scorrendo qua e là i caratteri antichi colse pian piano frammenti di una memoria lontana: «allo schiarir della notte si levò una nebbia primaverile»; «Il quinto mese è già il tempo in cui la rugiada si posa sulle maniche»; «Ai dolori del passato si sono aggiunti quelli recenti». Emerge, a distanza di secoli, la vita di Nijo, nobile cortigiana al servizio di un ex imperatore, che al suo spazio più intimo ha affidato i pensieri più segreti e inopportuni, le storie più private e nascoste.