Scienza, con e senza “i”: libretto d’istruzioni per aspiranti Dott. Frankenstein/Frankenstine

Breve excursus iniziale. Una ventina di anni fa. Una bambina gracilina e taciturna:

-“Martina, che cosa vuoi fare da grande?”

-“La veterinaria”

“La veterinaria” era la risposta standard. O meglio, la mia risposta standard. Sì, perché mentre le altre bambine volevano fare le ballerine, le maestre, i medici, io pensavo già che la mia strada sarebbe stata un’altra. Questa convinzione nasceva dall’equazione semplicistica del “amo ogni animale quindi voglio diventare veterinaria”. È semplice: nella mia testolina quella convinzione era la più lineare che avessi mai avuto. 2+2= 4 . Poi crescendo si scopre che non sempre 2+2 fa 4, anzi di solito fa 4 solo una volta su mille (i matematici e gli ingegneri staranno già inveendo contro di me, ma passatemi questa licenza poetica). Il mio caso non è quella volta su mille: veterinaria non lo sono diventata. Ho scelto un’altra strada, parallela agli studi di medicina veterinaria, più improntata all’allevamento degli animali d’affezione, all’igiene dei prodotti di origine animale. E alla genetica, il mio grande amore.Scienza

Premetto perciò che mi violenterò il più possibile, cercando di nascondere il mio punto di vista da Dott. Frankenstein alle prime armi, e tralascerò le mie visioni personali in favore di una rubrica il più possibile neutrale.

Iniziamo.

Scienza. Già soltanto sulla grammatica di questo sostantivo si potrebbe scrivere un libro. Per tutti noi, alle scuole elementari, è stata fonte di disprezzo e di difficoltà. Conoscere, scelta, sceriffo, scettro, scena. E poi scienza, con quella maledetta “i”. A quanti non è successo almeno una volta nei primi anni di scuola di pensare: “ma scienza va con o senza i?”. Dilemma del tutto simile è quello di “coscienza”. E quell’ostilità è rimasta sedimentata in noi. Non è forse un caso che sia la coscienza che la scienza siano campi di azione tanto ostici per l’umanità (colpa forse di quella “i”?). Continue reading →

Erika da Copenhagen: I non cervelli in fuga

… ed ecco un’altra rubrica su un’Italiana all’estero. “Un’altra???!” direte voi “Un’altra” vi rispondo io.

Non molto tempo fa,  parlando con altri amici esuli, siamo giunti alla conclusione che  più o meno metà dei conoscenti della nostra generazione (anno più, anno meno) sono, per qualche motivo, fuori dai confini Italici.
C’è chi sta facendo l’Erasmus, chi un internship, qualcuno che ha deciso di dedicare un po’ di tempo ad un progetto di volontariato, chi ha trovato lavoro, chi fa il ricercatore, chi ha trovato l’amore, chi è andato in avanscoperta perché “magari, se poi mi piace, mi posso trasferire”, e via dicendo.

Non possiamo dire che sia una ricerca statistica propriamente definita, ma in ogni caso sono numeri mi hanno fatto riflettere.

Come se non bastasse, ogni giornale online ha inflazionate sezioni di blog e valanghe di articoli di “Italiani all’estero”, “Cervelli in Fuga”, “Come scappare dall’Italia e vivere felici”, e chi più ne ha più ne metta.
Pare abbastanza ovvio provare a suggerire che l’emigrazione italiana sia tornata ad essere un fenomeno sociale.

Girl holding suitcaseSiamo una generazione di emigrati?! Ma soprattutto, cosa vuol dire emigrare nel XXI secolo?

Perché abbiamo deciso di andarcene? Con quali aspettative? Cosa abbiamo trovato? Siamo felici?

In genere queste sono domande che ci sentiamo porre quasi quotidianamente, a cui non è sempre facile dare una risposta ed a cui è praticamente impossibile dare una risposta univoca.
Giovanna da Londra vi darà una cosa, Michele da Nantes un’altra, per non parlare di Alessandro da Melbourne.

Erika da Copenhagen non ha le presunzione di conoscere la Verità. Questa rubrica non sarà un Vademecum di “cosa fare” e cosa “non fare” per essere un emigrato di successo.
Principalmente perché non lo sono nemmeno io. Voglio dire, di sicuro non rientro nelle statistiche dei “cervelli in fuga”. Si, di cervello ne ho uno, ma non sono una famosa ricercatrice né un broker a Wall Street.  Continue reading →

LUSA


L
’Uomo Senza Aspettative, d’ora in poi Lusa, è un povero essere umano. Non è altissimo, e nemmeno basso. Rientra nella media. Porta sempre i capelli corti, mai troppo lunghi. Odia usare il pettine, e in base a questo decide quando andare dal barbiere per regolare la lunghezza dei suoi capelli. In più, si fa la barba ogni giorno, lasciando la sua pelle il più liscia possibile.

Indossa sempre scarpe da ginnastica, anche se evita quelle un po’ fosforescenti o troppo chiare. Predilige colori scuri come il blu. Il nero è quello che sceglie più spesso, anche se talvolta si concede il grigio, con chiazze bianche.

I suoi abiti non sembrano denotare nessuna moda. Sono semplicemente i più convenienti. Poco costosi, poco vistosi, ma sempre con un certo tocco di eleganza. Non perché voglia fare colpo, ma perché semplicemente gli piace così.

Solitamente indossa pantaloni scuri (neri o marroni), anche se una volta ogni tanto prende dall’armadio il suo paio di jeans. La sua cintura, rigorosamente marrone, gli stringe sempre sulla sua pancia. Non si pensi, però, che sia grasso! Anche qui è nella media. Sicuramente non è sportivo e non è in forma, ma sarebbe in grado di rincorrere un autobus, con facilità, e non perderlo.

Odia profondamente le camicie! In particolare le odia per i bottoni da allacciare. Al contrario, invece, ama con tutto il cuore i colletti. Per questo indossa solo delle polo. Sopra, invece, sfoggia sempre, orgogliosamente, maglioni o felpe, rigorosamente a tinta unita.

Se vi siete fatti l’idea di Lusa come di una persona priva di volontà, di sogni, desideri, creatività o voglia di novità, beh, posso dire che vi siete fatti l’idea giusta! Continue reading →

Breve riflessione sul concetto di ‘Storia’

Se definissimo la storiografia come narrazione-descrizione della storia e poi la storia come l’insieme delle imprese compiute dagli uomini nel corso del tempo, commetteremmo un’imperdonabile errore, quello di ritenere che possa esistere una storia indipendentemente dal suo racconto, vale a dire che la storia si dia oggettivamente anche senza nessuno a testimoniarla e a narrarla. E’ questa tuttavia una tendenza comune, trasmessaci dalla presunta oggettività grigia e apatica di molte opere storiche degli ultimi duecento anni, peggio ancora quando si tratta di manuali scolastici, cui siamo abituati: la storia come un macigno alle nostre spalle, concreto e pesante, con una sua verità ormai già data per assodata, inconfutabile e indubitabile di questi tempi.

History-of-the-World

E’ questa una delle pesanti quanto pericolose eredità della cultura positivista, che fra i molti meriti ha anche il pesante vizio della classificazione, scordandosi che non a tutte le discipline sono dati oggetti di studio quantificabili, dunque inquadrabili una volta per tutte.  Continue reading →

Recensione: Alien


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 “Sull’astronave da carico Nostromo, le sette persone dell’equipaggio si svegliano dall”iper-sonno’ per controllare quello che sembra un messaggio di soccorso di natura ignota. Il capitano, seguito dai suoi uomini, atterra sul pianeta desolato LV-426 che sembra ospitare solo un’astronave impattata al suolo; una forma di vita aliena riesce comunque ad insinuarsi all’interno dell’astronave e comincia a mietere terrore e morte tra i membri dell’equipaggio…”

Alien è un film di fantascienza del 1979 diretto dal regista Ridley Scott alla sua seconda prova cinematografica dopo l’esordio scoppiettante del bellissimo e curatissimo I Duellanti uscito nelle sale due anni addietro, nel 1977.

Alien lo si può considerare, a tutti gli effetti, un autentico capolavoro di suspense e horror fantascientifico; i vertici di tensione, inquietudine, ansia, terrore e angoscia raggiunti in questo film rappresentano ancora oggi un unicum nella cinematografia di genere e non solo.

La pellicola risulta scorrevole perché svolge visivamente bene sia le tecniche dell’inseguimento a sorpresa che quelle della mobilità psichica in tensione dei personaggi. Lo sfondo scenico è segnato da una disperazione lucida; lucidità innescata coerentemente dalla reazione alla paura estrema presente nei protagonisti. Il film nel suo ritmo visivo non dà pause: a emozioni claustrofobiche e fobiche costruite nel chiuso ‘labirintico’ dell’astronave si alternano timori dell’ignoto cadenzati dall’irrompere di figure e presenze stranianti. Emozioni messe in gioco abilmente dal regista in relazione con lo sviluppo delle normali attese e speranze di lieto fine. Continue reading →

La vie Lyonnaise

Lyon-au-15ème-siecleA giudicare dalla sfilza di commenti lasciati all’articolo “Italiani all’estero, ecco come passano realmente il loro tempo”, di Matteo Cavezzali (su Il Fatto Quotidiano), l’exploit del giovane italico ha fatto scandalo tra tutti quelli che, come me, hanno lasciato – più o meno definitivamente: e non chiedetemi quanto più o quanto meno definitivamente io abbia lasciato l’Italia, perché proprio non lo so-  il bel paese. Diciamocelo: monsieur Cavezzali non era certo serio quando scriveva “Gli italiani all’estero girano solo con altri italiani, e i sardi solo con altri sardi”, o “cercano invano una pizza decente”. Ragazzi miei, non l’avete capito che stava scherzando?  Evidentemente, in molti l’hanno preso sul serio: “zitto scemo!”, “fatti un giro fuori dall’Italia e vedrai che ti perdi!”, “ Io qui sto molto meglio che a casa mia”, e via dicendo. Non so, ma ho come l’impressione che l’homo italicus, una volta fuggita la patria natia, si monti un po’ la testa e perda il senso dell’umorismo: forse perché, i primi mesi lontano dalla mamma ( lontano, nel mio caso, è una parola grossa: 4 ore di macchina da Lione al confine con l’Italia), sono un po’ duri per tutti. Leggo sul mio diario di bordo, data 14 aprile 2012: “Eccomi qui, al parco della Tete d’Or. Solo come un cane. Voglia di tornare a casa…”. Continue reading →

BODY WORLDS – Al cuore della vita!

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La sala maggiore del quartiere fieristico di Bologna -Piazza Costituzione 3- ospita dal 6 novembre 2013 al 16 febbraio 2014
la mostra Body Worlds, un’affascinante
esposizione anatomica di veri corpi !
-umani ed animali- che è già stata visitata nel mondo da 38 milioni di persone. ! Autore della mostra, nonché inventore della tecnica di plastinazione (1) con la quale vengono trattati i corpi esposti, è il medico e anatomista Gunther von Hagens.

Tutti i preparati dell’esposizione sono autentici, appartengono a persone che in vita hanno disposto con la firma di un modulo che i loro corpi, al decesso, potessero essere utilizzati per questa esposizione. La generosità dei donatori ci offre un punto di osservazione unico sui corpi umani, finora riservato soltanto a medici e specialisti del settore. Scopo dell’autore è mostrare ai visitatori la meravigliosa complessità del corpo umano e animale per poter illuminare il mistero della vita; per fare ciò egli deve paradossalmente ricorrere alla morte: il plastinato ci ricorda la nostra mortalità, ma ci rende anche consapevoli di ciò che è il miracoloso dono della vita. Punto di partenza, nonché filo conduttore della mostra, è il cuore: organo centrale e motore del nostro organismo, ma anche sismografo dei nostri sentimenti, batte regolarmente quando ci sentiamo sicuri, all’impazzata quando esplodiamo dalla gioia. Attraverso la visita della mostra ci caliamo all’interno della struttura più profonda del nostro corpo, ma veniamo invitati anche ad una riflessione intensa sulle emozioni, sulle abitudini quotidiane, sulla vita in generale. Il cuore viene considerato, quindi, in un contesto anatomico e cardiologico, ma anche storico, culturale e umanistico. Continue reading →

Iniziamo!

Benvenuti e benvenute nel blog di Metro-Polis,

nato nello spirito dell’associazione bolognese ‘il divertimento è una cosa seria’, questo spazio di scrittura lascerà carta bianca a chiunque si diverta a recensire, commentare, raccontare e spiegare le proprie passioni, i propri hobby e i propri interessi.

Spazierà dalla politica al cinema, dalla scienza all’antichità, dalla scrittura creativa ai report dall’estero, dai telefilm all’oroscopo e agli eventi culturali che la città di Bologna offre nel corso dell’anno.

Non resta che iniziare a scrivere, pubblicare e, soprattutto, commentare!

A prestissimo con i primi articoli!

Irene Pasini

Metro-Polis

Metro-Polis.

Questo editoriale introduttivo potrebbe concludersi qui: in una sintetica e limpida formula, nel nome della nostra associazione; un nome in cui stanno racchiuse sopite speranze, meraviglie realizzate e da realizzare, realtà curiose ed eterogenei dinamismi. Scrivo, dunque, per introdurre e spiegare, ma ogni mia parola risulterà superflua e poco o nulla potrà aggiungere a ciò che con il nome ‹‹Metro-Polis›› si è voluto realizzare.

Quando Irene[1] mi ha chiesto di scrivere un articolo di apertura per questo blog, alla luce del mio ruolo all’interno dell’associazione, la mia prima reazione, viscerale e spontanea, si è concretizzata in un immediato “Sì, certamente!”. Oltre al sentirmi onorato e decisamente emozionato, mi è parsa subito una proposta lucida e razionale: ha senso che sia la figura del Presidente a dare il benvenuto. I dubbi e le remore hanno bussato alla mia porta in un secondo momento, poco prima di cominciare a scrivere: sarò all’altezza? Non sembrerò un Narciso? Saprò rendere giustizia all’impegno che altri hanno profuso nella realizzazione di tutto questo? Decido di lasciare silenti questi interrogativi, che pur rimbombano nella mia incertezza, e decido di scrivere non di Metro-Polis, ma per Metro-Polis.
La carica di Presidente è un ruolo che ho accettato senza riserve ma che, inizialmente, volevo ricoprisse Rosalba[2]: lei è stata la Prima Madre[3] di Metro-Polis, a lei è venuta l’idea di fondare un’associazione, idea che poi ha esposto a me e a Beatrice[4]. Quando, parlando insieme della presidenza, si è proposto il suo nome, la risposta di Rosalba è stata (cito a memoria quindi le parole forse non sono esattamente le stesse, ma il loro senso si è ben scolpito in me): “Vogliamo fare un’associazione nuova e poi ci mettiamo come Presidente una sessantenne? No. Sono onorata e ne sarei contentissima ma no. Dobbiamo dare un altro esempio”. Metro-Polis è questo esempio. La mia presidenza, così come quelle future, mettono radici in questo gesto: non utopistiche professioni di principio o sterili avanguardismi, ma un no elegante e significativo; un no il più distante possibile da ogni chiusura, vergine testimonianza di coerenza personale e intellettuale. Continue reading →