di Ottorino Tonelli

Sono giunto alla conclusione che si può imparare parecchio sulla musica dedicandosi ai funghi. Per questo mi sono trasferito di recente a vivere in campagna. Passo gran parte della giornata compulsando vademecum sui funghi, che trovo a metà prezzo nelle librerie dell’usato, le quali si trovano in qualche caso muro a muro con le bottegucce che vendono spartiti spiegazzati. In questi casi, saluto la coincidenza come una prova incontestabile di essere sulla strada giusta.
John Cage, Silenzio
A tanti sarà capitato di andare a un concerto dal vivo di pianoforte. Insomma, a sentire una – o uno – che suona il pianoforte: uno strumento fondamentale e – scusate – fondante della musica, da quando è stato inventato.
Al concerto di pianoforte avrete notato i movimenti delle mani che scorrono da sinistra a destra e viceversa. Oltre alle mani il/la pianista muove le dita, ovvio. Quel che non sempre si nota è che il/la pianista oltre alle dita muove i piedi, sui due o tre pedali dello strumento. Vi si dà poca importanza, di solito, ma i piedi, per una/un pianista, sono importanti (c’è chi critica severamente il non adeguato uso dei pedali, al pari della non accurata esecuzione della mano sinistra). Ma noi non valutiamo. Continue reading
Metro-Polis ha voluto dialogare con due associazioni che si occupano del cancro alla mammella, che è una patologia particolarmente difficile da accettare, perché colpisce non solo l’integrità della persona ma la femminilità e l’intimità delle donne, anche nella loro relazione di coppia e nei rapporti sociali. È importante cercare modalità per mantenere e accrescere relazioni e partecipazione tra Associazioni, in quanto fare rete non è solo un modo di comunicare, ma è uno strumento che rafforza la consapevolezza dei propri diritti e aiuta a vivere nel migliore modo possibile anche le situazioni più difficili, come quelle di malattia. 

Christa Wolf racconta il suo primo incontro con Cassandra. Stava leggendo l’Orestea di Eschilo.
Nel ciclo produttivo di un alimento si rispecchia il valore di un territorio: non è come produrre un qualsiasi oggetto o una macchina, vuol dire terra, tradizioni, storia.
«L’ha portata via un brutto male». «Si è spento dopo una lunga malattia». «Ha combattuto per anni contro la malattia». «Era un male incurabile». Quante volte abbiamo sentito queste espressioni sapendo esattamente a cosa ci si riferisse? Quante volte abbiamo avuto paura di pronunciarle come se potessero fare più male della malattia stessa? Troppo spesso parole come tumore e cancro vengono sostituite da altri appellativi per evitare di dare un nome e una soggettività a questo male che tanto ci spaventa. Eppure, come c’insegna Harry Potter con “Voldemort”, colui che, appunto, «non dev’essere nominato», dare un nome alle cose, identificarle e definirle aiuta ad affrontale. La comprensione aiuta a confrontarsi con la malattia e riduce il sentimento di rabbia e d’impotenza, che caratterizzano il dramma dei tumori, dando ai pazienti gli strumenti per muoversi e agire nei confini di questa nuova realtà.