Il libro che mi ha cambiato la vita

Immagine 1‹‹Quando leggiamo, ci portiamo dietro le nostre origini:queste origini danno un valore, una cadenza, aggiungono un significato. È giusto che sia così: un libro non è soltanto i significati che comunica, ma i significati che vi aggiungiamo, garantiti, se non dalla correttezza intellettuale, dall’intensità del sentimento, dell’emozione, dell’affetto.

Il libro vero, quello con cui si dialoga più volte, al quale si ritorna, non conferma delle verità, ne offre di nuove, purché ci sia da parte nostra fedeltà e non conformismo, e resti viva la curiosità, il desiderio di ascoltare qualcuno che parla del nostro presente, al momento giusto. Perché il libro vero parla sempre al momento giusto: lo inventa lui, il momento giusto: con il colore della parola, con la singolarità della battuta, con il piacere della scrittura. Un libro vero va amato: lo si rilegge come si fa visita a un amico, ricordando insieme il passato e, nel ricordo del passato, celebrando il rapporto vivo col presente››.1

Con le parole di Ezio Raimondi2, Rosalba Granata e Daniela Zani3 hanno introdotto l’aperitivo a tema di Metro-Polis del 16/04/2014, svoltosi presso il Centro Sociale Anziani Giorgio Costa (Quartiere Porto – Bologna), e avente per titolo: Il libro che mi ha cambiato la vita.

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RUBRICA ASTROLOGICA – GEMELLI (parte 4)

4.  GEMELLI E POLITICA: Enrico Berlinguer

«Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia» (Enrico Berlinguer)

Scelgo per rappresentare un leader politico dei Gemelli Enrico Berlinguer. Ed  è veramente piacevole ricordarlo. Berlinguer è stato Segretario del  PCI negli anni ’70. Erano anni duri, impegnativi. Le brigate rosse, le stragi fasciste. Il PCI era il secondo partito in Italia ed il più grande partito comunista in Occidente. E con Berlinguer continuava a crescere… si attendeva da un’elezione all’altra “il sorpasso” sulla Dc.

Troviamo ancora oggi affascinanti le sue immagini di ragazzo segnato dalle rughe e il sorriso divertito (pensiamo a quando lo prese in braccio Benigni)

Un leader affascinante e carismatico come la sinistra non ha più avuto.

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RUBRICA ASTROLOGICA – GEMELLI (parte 3)

3.  DANTE  GEMELLI?

 

Né dolcezza di figlio, né la pièta

del vecchio padre, né il debito amore

lo qual dovea Penelopé far lieta,

vincer potero dentro a me l’ardore

ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto,

e de li vizi umani e del valore;

ma misi me per l’alto mare aperto

sol con un legno e con quella compagna

picciola da la qual non fui diserto

[…]

Io e’ compagni eravam vecchi e tardi

Quando venimmo a quella foce stretta

Dov’Ercole segnò li suoi riguardi,

Acciò che l’uom più oltre non si metta:

[…]

“O frati”, dissi, “che per cento milia

perigli siete giunti all’occidente,

a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente

non vogliate negar l’esperienza,

di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza”.

Li miei compagni fec’io sì aguti,

con questa orazion  picciola, al cammino,

che a pena poscia li avrei ritenuti;

e volta nostra poppa nel mattino,

de’ remi facemmo ali al folle volo […]

(Inferno canto XXVI)

Tutti ricordiamo e forse le abbiamo addirittura imparate a memoria, le parole utilizzate da Ulisse per spingere i compagni all’ultimo e più pericoloso dei viaggi. «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza».

Siamo nel canto XXVI dell’Inferno. Il Canto di Ulisse. Ulisse il viaggiatore è di fronte a Dante, il pellegrino. Tanto simili, tanto diversi il viaggio di Ulisse e il viaggio di Dante. Il viaggio di Dante è voluto dal cielo «vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare» dice Virgilio, guida di Dante a Caronte e a Minosse. Il pagano Ulisse, invece, osa varcare le Colonne d’Ercole, il confine tra il mondo terreno e l’Aldilà e per il suo viaggio non può quindi esserci un lieto fine.

Eppure sentiamo che Dante infonde nel personaggio di Ulisse la sua stessa sete di conoscenza.

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RUBRICA ASTROLOGICA – GEMELLI (parte 2)

2. LA DONNA GEMELLI

Marguerite Yourcenar, scrittrice e viaggiatrice

«Il mondo è grande» fece Henri-Maximillien.

«Il mondo è grande» convenne con tono grave Zénon

…

«Rimasero in silenzio. La strada piatta, fiancheggiata di pioppi, dispiegava loro dinnanzi un frammento del libero universo. L’avventuriero del potere e l’avventuriero del sapere marciavano fianco a fianco».

(Marguerite Yourcenar, L’Opera al nero)

Tra le donne dei Gemelli vi propongo la scrittrice Marguerite Yourcenar. La sua vita è caratterizzata da viaggi, spostamenti, traslochi. I suoi viaggi hanno inizio molto presto seguendo il padre affascinante e scapestrato che l’ha portata in giro per il mondo e sono continuati fino a tarda età, tanto che a 76 anni intraprende il giro del mondo con un giovane fotografo trentenne al quale è legata da una un po’ ambigua amicizia. Una raccolta di suoi saggi ha un titolo che bene la rappresenta Pellegrina e straniera.

E viaggiatori sono i suoi personaggi, soprattutto quelli dei suoi due capolavori Memorie di Adriano e L’opera al nero.

Sono due romanzi bellissimi, se non li avete letti ve li consiglio sicuramente.

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RUBRICA ASTROLOGICA – GEMELLI (parte 1)

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  1. Gemelli  e il viaggio
  2. La donna Gemelli. Marguerite Yourcenaur, scrittrice e viaggiatrice
  3. Dante Gemelli?
  4. Gemelli e politica: Enrico Berlinguer

 

  1. I GEMELLI : IL VIAGGIO

«Vengo da molto lontano, cara,

e molto lontano me ne andrò.» (B. Dylan)

«Viaggiare è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione» (Céline)

«Sono davvero un pellegrino. La strada è lunga, ma io sono giovane» (Yourcenar)

I Gemelli amano viaggiare. Il viaggio è avventura, il viaggio è conoscenza. Per i Gemelli spesso il senso della vita è il viaggio. Se poi, come Daniela, avete  la nona casa piena, l’attrazione per il viaggio, soprattutto verso il “lontano”, è assicurata.

Gemelli è mobilità. Gemelli è rapidità. Verbale, mentale, motoria.

Infatti Pianeta dei Gemelli è Mercurio. 1

Mercurio il dio dei calzari alati, il “messaggero” degli dei, eternamente giovane, allegro, giocoso, divertente e, a volte, truffaldino.

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LUSA – Al bar

Mi riavvicinai a Lusa cautamente. Ero ben deciso a parlargli, ma non sapevo come dare inizio alla conversazione. Lo raggiunsi allo stesso scaffale in cui l’avevo lasciato. Mi schiarii la voce, poi gli chiesi: «A che ora finisci di lavorare?».

«Alle 19 in punto» mi rispose, sicuro.

«Bene, allora, che ne dici… possiamo trovarci per un aperitivo appena finisci al bar qui di fronte?» gli proposi.

«Sì, possiamo».

Soddisfatto, lo lasciai ai suoi libri, per poi tornare a casa. Mancavano ancora un paio d’ore all’appuntamento, così mi dedicai a risistemare la mia roba.

Cominciai a catalogare i miei libri negli scaffali del mio mobile nuovo e il tempo mi sfuggì. Arrivai, infatti con circa dieci minuti di ritardo.

Mi guardai attorno, ma Lusa non c’era. Guardai dentro il bar, e ancora niente. Pensai che fosse uscito in ritardo dalla biblioteca, così attraversai la strada ed arrivai di fronte alla porta già chiusa dell’edificio.

Non capivo. Ero forse arrivato troppo in ritardo e Lusa se n’era già andato?

Deluso dall’appuntamento mancato, tornai a casa.

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Recensione: ALIENS – Scontro finale

‘Dopo cinquantasette anni, la scialuppa spaziale di salvataggio dove il sergente Ripley è in stato di iper-sonno, viene ripescata da una compagnia di un carico commerciale. Una volta risvegliatasi dovrà indagare – insieme a un gruppo di marines – sul pianeta LB 426… la cui colonia non da più segni di vita e affrontare di nuovo la forma xenomorfa aliena, questa volta iper-moltiplicatasi’.

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Aliens – Scontro Finale è un film di genere fantascientifico del 1986, diretto da James Cameron; si tratta del secondo capitolo della saga Sci-Fi creata nel 1979 da Ridley Scott con il film capolavoro, il capostipite Alien. La vicenda, quindi, riparte da dove avevamo lasciato Ripley 57 anni prima: dalla scialuppa spaziale nella quale aveva trovato rifugio dalla creatura aliena xenomorfa dopo l’auto-esplosione dell’Astronave da carico Nostromo.

-1981- Ronald Reagan ha preso il posto di Jimmy Carter alla Casa Bianca… ed ecco che, all’inizio degli anni ’80, riesplode in tutto il mondo occidentale (e non solo) la forza dirompente della “cultura” a stelle e strisce: quindi il riflusso di sobrietà del disastro imperialistico post-Vietnam non solo viene accantonato… ma si assiste, addirittura, a una rinascita del peggior spirito colonialistico/imperialista in seno agli Stati Uniti d’America; da un lato le campagne di guerra, di colonizzazione e di terrore sull’intero globo: in Asia, in Medioriente e – in particolar modo – in America Latina atte a rinforzare le sanguinarie dittature militari e liberiste di destra filo-Usa (Brasile, Argentina, El Salvador, Venezuela, Honduras…); dall’altro, invece, si assisterà a un’incredibile opera di propaganda, da parte dei media e di Hollywood stessa, incentrata sull’inculcamento (moderato e per gradi..) delle masse di questo chiaro e semplice concetto: gli Stati Uniti d’America sono la gendarmeria del mondo, il cui nobile scopo ultimo è la normalizzazione e la “democraticizzazione” (sotto esclusivi standard americani) dell’intero pianeta.

Aliens – Scontro Finale si pone nel mezzo temporale anni ’80 di questa “opera” (ancora attualmente in atto, dopo quasi 35 anni…) e ne contrae buona parte delle peculiarità e degli elementi… anche se, fortunatamente, solo in parte.

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DUBAI CHIAMA ITALIA

Ti guardo da lontano, attraverso una piccola lente…
Catturano la mia vista i molteplici colori caldi e festosi che tanto ti contraddistinguono.
Se chiudo gli occhi per un momento mi trovo immersa per i rioni di Napoli, dove l’inebriante profumo di sfogliatelle, unito a quello del caffè, accarezzano il mio palato.
Sullo sfondo, le note sfumate di Tanto pe’ canta’ riecheggiano da una fisarmonica che un artista di Piazza Navona strimpella, sorridendo ai passanti.
Brillano le Due Torri, imponenti e maestose, e improvvisamente si è catapultati in una città medievale dove il traffico ballerino dell’ora di punta si muove danzante, e il suono dei clacson colora l’aria.

Porto il mio paese nel cuore..
Eppure non mi trovo lì a vivere, non più…

Catapultata a Dubai, negli Emirati Arabi. Dal 2013.
Ripercorro con la mente questo anno che è volato senza che me ne accorgessi, tutte le difficoltà e gli ostacoli che mi sono trovata davanti.
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Cent’anni di solitudine – Gabriel GarcÍa Márquez

Immagino questo spazio come l’occasione per parlare ogni mese di un libro. Non di un libro semplicemente letto, ma di un libro che sento di aver, per qualche motivo, profondamente vissuto. Non ho certamente l’ambizione di scrivere recensioni di testi che in molti casi sono già unanimemente considerati dei pilastri della letteratura, ma di cercare di esprimere cosa ci ho trovato, di far emergere gli elementi che più mi hanno fatto riflettere, quali emozioni mi hanno suscitato, provando così a mescolare il piano oggettivo della storia raccontata con il suo piano soggettivo e magari incuriosendo chi in quel volume non è ancora “inciampato”. Credo che, in fondo, ogni libro sia non solo il prodotto del suo autore, ma anche di chi lo legge.
Raramente scelgo un libro scorrendone prima la trama. Mi lascio piuttosto affascinare dal suo titolo o, in modo assai più superficiale, dalla sua copertina, cercando di non farmi influenzare dalle opinioni comuni che lo accompagnano, sia esso considerato un “classico” o meno. Questo per non rovinarmi la sorpresa dei suoi contenuti, ma permettermi al contrario di stupirmi e, in alcuni casi, anche di farmi portare fuori strada. Credo che sia stato questo il motivo per cui ho a lungo rimandato la lettura di Cent’anni di solitudine, un titolo (diciamolo pure) di per sé non particolarmente accattivante o promettente, che mi faceva pensare a una storia deprimente e stilisticamente pesante. Quando ho finalmente deciso di iniziare la lettura, perché sentivo che era venuto il momento, mi sono immediatamente resa conto di quanto fossero sbagliati i miei pregiudizi. Ma, forse, è stato proprio il fatto di ritrovarmi davanti a una storia del tutto diversa da come me l’aspettavo che mi ha completamente rapita e affascinata.
Anche solo tentare di riassumere i fatti di questa storia così complessa e surreale è un compito non facile. Le vicende e le avventure delle diverse generazioni della famiglia Buendía, i cui capostipiti José Arcadio e Ursula sono tra i fondatori dell’immaginaria cittadina di Macondo, si susseguono a un ritmo vertiginoso e incalzante, non lasciando al lettore neppure una pausa per riprendere fiato. Sono bastati pochi capitoli per farmi venire in mente un’immagine ben precisa che riesce per me, più di ogni parola, a dare un’idea della storia: l’immagine di una giostra.

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Il lato oscuro della scienza: parte II. Gli abomini del ‘900.

– “Ciao, sono Martina.”

– “Ciao Martina.”

– “E sono dipendente dai telefilm”.

Ebbene sì, sono affetta da una grave forma di telefilm-dipendenza. O almeno lo ero. Già, perché ora la mia vita da pendolare-dottoranda colpita da stanchezza cronica e stakanovismo ossessivo-compulsivo limita la mia telefilm-dipendenza. Perciò, come nelle peggiori dipendenze, non ho fatto altro che sostituire l’oggetto del desiderio: dai telefilm alla scienza. E da lì a una rubrica scientifica a puntate il passo è breve. Da qui l’idea di iniziare un viaggio all’interno del lato più angosciante, eticamente inammissibile e riprovevole della scienza. Tra omicidi e ibridi antropomorfi del mese passato, questo mese ci muoviamo tra i deplorevoli ed aberranti esperimenti di massa dell’ultimo secolo, per il secondo e ultimo appuntamento sui retroscena più agghiaccianti del mondo scientifico.
Tutti conosciamo la sorte sventurata della famiglia Kennedy: gli attentati, gli incidenti aerei, le droghe e l’alcohol hanno lasciato non poche macchie nella genealogia della famiglia più amata d’America. Scomparse premature, casuali o premeditate; in un caso una scomparsa voluta dallo stesso patriarca Joseph Kennedy. Tra i tanti rami spezzati della famiglia, uno è ai più sconosciuto. Una scoria da nascondere sotto il tappeto insieme alla polvere: Rosemary Kennedy, sorella del presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, e figlia di Joseph. Rimossa dalla storia con un taglio di bisturi. Creativa, esuberante, libertina. O meglio, troppo libertina per il padre. Che per non minare la carriera dei fratelli, le troncò ogni appetito sessuale ed esuberanza con una lobotomia. Rosemary è solo un’esponente di spicco delle tante vittime di questa pratica, barbaramente messa in atto tra gli anni ’40 e la fine degli anni ’70 in tutti i paesi “civilizzati”: spacciata come cura per ogni malattia e disagio psicologico, in realtà operata per spezzare la voce di chiunque lottasse per una diversità. Di pensiero. Di sessualità. Di concezione della vita. Non solo oltreoceano, ma anche più vicino a noi: la maggior parte dei manicomi lobotomizzava i pazienti, spesso appositamente dimenticati dalle famiglie. E tra i lobotomizzatori di spicco, il Dott. Walter Freeman Jr. era certamente il più conosciuto. Di tale pratica fece un’attività economica redditizia, viaggiando per gli Stati Uniti e lobotomizzando, per una lauta ricompensa, chiunque fosse condotto al suo cospetto.

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