Il Vangelo secondo Matteo

Il 18 febbraio p.v. sarà ospite di Metro-Polis la regista Mariangela Casalucci, che ci presenterà il suo Album: documentario su Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, che ha come oggetto le vite degli attori che hanno recitato nella pellicola Pasoliniana. Con l’occasione, il nostro appassionato di cinema Antonio Rossi ci ha regalato una sua brillante recensione del capolavoro di Pier Paolo Pasolini. Antonio analizza il film concentrandosi su ciò che caratterizza fortemente il punto di vista di Pasolini nel narrare la vicenda di Gesù di Nazareth; in particolare le scelte del regista come quella di arruolare attori non professionisti, di utilizzare abiti di scena semplici, ci catapultano nella volontà di Pasolini di svelare Cristo nella sua accezione più strettamente umana, proprio come emerge dal racconto di Matteo, scelto quindi non casualmente ma con un intento ben preciso e delineato. Antonio, poi, non si ferma agli aspetti stilistici del film, ma ci regala un ritratto di Pier Paolo Pasolini come uomo, partecipe e interprete instancabile delle vicende del suo tempo.

Laura Comitogianni

Il Vangelo Secondo Matteo è un film del 1964 diretto da Pier Paolo Pasolini.

04_ Il Vangelo secondo Matteo_Pasolini-thumbLa pellicola di Pasolini, seguendo per filo e per segno il Vangelo di Matteo, traccia la vita di Gesù di Nazareth, dalla Santa Annunciazione a Maria alla predicazione della Parola di Dio, fino alla morte di Gesù sulla croce e alla Resurrezione.

L’uomo e regista Pasolini fa mostra, in questa pellicola, della sua natura di eterodosso. Egli fu, infatti, eterodosso poeta, intellettuale, scrittore, attore, regista e finì per farsi cacciare da entrambe le “Chiese” che hanno caratterizzato la sua epoca: quella cristiana e quella comunista. L’intellettuale bolognese, che per tutta la vita si definì nipote del marxismo, riesce ad incastonare la figura di Gesù nel solco di queste due grandi dottrine. Il Cristo infatti, se da una parte è presentato come figlio dell’onnipotente dispensatore di parabole e miracoli, è al tempo stesso molto più umano di quanto le scritture, o meglio la loro interpretazione ufficiale, lascino trasparire: non è certo casuale la scelta di Pasolini di riprodurre la vita del Figlio di Dio sulle orme del Vangelo di Matteo, nel quale Cristo è visto nel suo volto più umano (cosa rilevabile sin dai primissimi versetti che puntano sulla carnalità della discendenza del Figlio dell’Uomo: «Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, […] Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo»). Ma proprio per la sua natura di “non cattolico” distaccato dal marxismo ortodosso Pasolini è riuscito a regalare un capolavoro di sensibilità ed equilibrio, che ha addirittura strappato i consensi sia – seppur a mezza bocca – alla voce ufficiale del PCI (ovvero l’Unità), che – molto più entusiastici – alle sezioni meno conservatrici del clero cattolico. È infatti questo Cristo pasoliniano quasi l’incarnazione della conciliazione tra l’ideologia rivoluzionaria comunista e l’interpretazione più aderente al pauperismo, e dunque anch’essa rivoluzionaria, del messaggio del Figlio del Padre: una figura di Gesù in cui spiccano gli attacchi ai ricchi ed al potere costituito nel nome di una rivincita dei sottomessi, e si punta sulla violenza scioccante del “porgi l’altra guancia”: una delle idee più sconvolgenti della storia dell’umanità.

Il Vangelo secondo Matteo ci dà un’interpretazione del messaggio evangelico che è probabilmente uno degli elementi che sta alle fondamenta dell’incredibile riuscita di questo film, in quanto grazie al suo lato più marxista Pasolini riesce a darci una figura di Cristo più verace, un’idea della potenza del suo messaggio molto più efficace (ed in effetti, finora insuperata) di quanto avrebbe potuto fare un qualunque regista cattolico. Lo spiritualismo, sempre presente in questo film, infatti, sembra quasi comparire di riflesso, senza mai disturbare: l’arcangelo Gabriele viene presentato nella sua essenza angelica vestito di umili cenci, senza ali, luci o gingilli vari. La stessa resurrezione, il trionfo dello spiritualismo, viene discretamente indicata senza sensazionalismi di sorta, ma semplicemente con Gesù che ritorna a parlare ai suoi apostoli. Tutto ciò è possibile anche perché non è nel vero interesse di Pasolini (o almeno non è il suo interesse principale) in questo film il giustificare o mettere in dubbio la corrispondenza narrazione-realtà nel messaggio evangelico, bensì il confronto con il perché del mondo, studiato attraverso l’analisi della morte: complementare alla vita per una piena comprensione delle ragioni dell’esistenza. Si spiega dunque così la forma utilizzata dal regista per descrivere il Vangelo di Matteo: visionaria e onirica, o se si preferisce semplicemente iperpurista, è la scelta della rappresentazione pasoliniana, che decide di non toccare minimamente la “sceneggiatura originale” – temendo d’intaccarne la poesia che il regista stesso vi sentiva, osservando il più umano degli uomini (com’egli riteneva Cristo, portatore di un’umanità ideale e dunque in tal senso divina) – ma semplicemente di trasporla crudamente esattamente così com’è, senza alcuna immagine o alcuna parola di raccordo di sorta, e dunque proponendo la vita di Gesù a salti, proprio come le visioni durante un sogno. Continue reading →

UN LUOGO DI TUTTI, UN LUOGO PER TUTTI

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La pazza avventura di Metro-Polis è cominciata ormai due anni orsono… ma questa è un’altra storia! Il ventidue di gennaio abbiamo festeggiato il secondo compleanno della nostra associazione, organizzando uno dei nostri Aperitivi a Tema presso il Centro Sociale, Ricreativo e Culturale Giorgio Costa; una serata all’insegna del nostro slogan: “Il divertimento è una cosa seria”. È proprio questo motto, mutuato senza troppi pudori da Italo Calvino, il motore propulsivo e invisibile che muove anche l’identità profonda del nostro Blog: la voglia di creare un luogo in cui le passioni possano dialogare, una finestra sui fecondi mondi che popolano Metro-Polis, uno spazio virtuale in cui la vita collettiva sia un toccarsi di cuori e cervelli.
Da un anno, ormai, il blog di Metro-Polis vive di articoli, suggestioni, recensioni e commenti: lo abbiamo voluto costruire come una sorta di piazza dialogica in cui tutti i soci abbiano la possibilità di scrivere e confrontarsi sui più svariati ambiti del sapere e del sentire. Partendo dai propri interessi, dalle proprie viscere emotive, dai propri pruriti intellettuali, ciascuno di noi ha e può avere in Metro-Polis un referente: un contenitore votato all’ascolto e impegnato a dar voce ai singoli che ne compongono la comunità. In questa prospettiva, il nostro blog assume su di sé l’importante onore di costituirsi come luogo non fisico del confronto, di essere il braccio virtuale di Metro-Polis, in un continuo scambio dinamico con la realtà tattile dell’associazione.

Nello statuto di questa nostra associazione troviamo scritto: ‹‹Metro-Polis è un progetto aperto, in divenire, e il sottotitolo “cittadinanza attiva” rivela anche la prospettiva civica dell’associazione: non si intende esprimersi nella scelta di un partito politico, ma si vuole l’apertura al confronto caratterizzato dalla tolleranza per le differenti posizioni, alla discussione consapevole del fatto che la diversità è sinonimo di ricchezza. Esiste al di là delle appartenenze individuali un sentire comune cui intendiamo dare voce: la necessità di una politica rinnovata che si basi sui valori di onestà e trasparenza. La cultura, da intendersi come bene comune e primario, può essere anche un piacevole strumento di trasformazione››. Rispettando l’impulso civico che soggiace all’intera attività dell’associazione, il blog di Metro-Polis vuole essere anche una lente d’ingrandimento per quelle realtà associative che agiscono sul nostro territorio, un piccolo focus su quei movimenti di socialità originale che muovono dal basso e di cui poco si sente parlare. Metro-Polis ha nella volontà di farsi rete uno dei propri pilastri identitari e statutari: il nostro blog non può che riconoscersi in tale identità profonda, contribuendo con interviste e presentazioni di realtà differenti dalla nostra ma a noi contigue. Continue reading →

RUBRICA ASTROLOGICA – CAPRICORNO (parte 2)

2.  Le “amazzoni corazzate”  del Capricorno  

Per Pesatori le donne del Capricorno sono «Donne amazzoni», anzi «Amazzoni-corazzate». Rigorose, ambiziose, con senso del dovere e del sacrificio, con bisogno assoluto di autonomia ed indipendenza. Ma cosa c’è sotto la corazza? Questo solo loro potranno rivelarlo, a chi e quando vorranno.

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Coraggio, determinazione, un alto obiettivo per cui combattere. È dalla Storia che in questo caso possiamo individuare l’emblema della donna del segno.
Giovanna D’Arco, è una fanciulla di diciotto anni quando si sente chiamata da Dio per risollevare le sorti del suo paese, la Francia, lacerato dalla rovinosa guerra dei Cento anni1.
Michelet, storico francese dell’Ottocento, la celebra perché da lei vede la nascita del sentimento nazionale e della Francia stessa.

«Ricordatevi sempre, Francesi che la patria, presso di noi, è nata dal cuore di una donna, dalla sua tenerezza e dalle sue lacrime, dal sangue che ella ha dato per noi». (J. Michelet)

E la sua storia continua ancora nella nostra epoca ad affascinare, molti sono infatti i film che hanno rivisitato questo personaggio. Il primo, subito all’inizio del 1900, del pioniere Georges Méliès, nel 1916 quello di Cecil DeMille, nel 1928 il capolavoro di Dreyer, nel 1954 quello di Roberto Rossellini, nel 1962 quello di Bresson e infine nel 1999 quello di Luc Besson. Ho citato solo i più noti e con questi ci si potrebbe fare un bellissimo corso di storia del cinema.

Molte sono le donne del Capricorno di successo e talvolta di potere, quasi sempre ci comunicano un’immagine di forza, di determinazione: Emma Marcegaglia, Joan Baez, Liliana Cavani, Madame de Pompadour.

Tra queste troviamo Simone de Beauvoir2.

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“È attraverso il lavoro che la donna ha superato in gran parte la distanza che la separa dal maschio» (Simone de Beauvoir, Il secondo sesso).
Così ne Il secondo sesso del 1949. Un libro assolutamente rivoluzionario che fa il punto sulle conoscenze biologiche, psicoanalitiche, storiche, antropologiche riguardanti la donna, ma apre soprattutto la strada ad una discussione radicale sulla condizione femminile che avrebbe caratterizzato i decenni successivi.

«Che cosa significa essere donna?» è la domanda da cui parte la Beauvoir, pur non sottovalutando le specificità biologiche, attacca la pretesa della società di assegnarle un percorso subalterno e afferma polemicamente che «Donna non si nasce, si diventa».

Nell’estate del 2014 Natalia Aspesi in un articolo intitolato Leggere Simone de Beauvoir oggi a vent’anni3, consiglia Il secondo sesso alle giovani del nostro tempo e afferma che, se trovassero la voglia e la forza di leggere questo importante saggio, potrebbero acquisire sicurezza e imparare molto; soprattutto potrebbero divenire meno fragili rispetto non solo agli uomini ma soprattutto  all’amore, scoprirebbero cosa ha voluto dire nei secoli passati, ma anche in anni non così lontani, essere donna, il non contare, il dipendere sempre da un uomo, padre, marito, fratello.

E venendo all’oroscopo di Simone de Beauvoir, tutto il suo tema di nascita la conferma come “amazzone indipendente”, infatti L’Ascendente è in Scorpione e la Luna  in Ariete.
Interessante è la Venere in Acquario che può caratterizzare una vita sentimentale trasgressiva, e infatti la relazione con Jean Paul Sartre è stata scandalosa per il suo tempo ma anche modello, per alcuni, di innovativa “coppia aperta”.

Venere in terza casa può anche indicarci l’aspetto centrale della scrittura nella sua vita.
E la scrittura è per lei sempre legata a considerazioni filosofiche ed esistenzialiste rivolte ad approfondire il tema del ruolo e della condizione della donna nella società moderna.  Continue reading →

LUSA – L’odissea del libro perduto: Il Ciclope

Riaprii gli occhi, svegliato dal dolore pulsante sul mio zigomo sinistro. Mi sollevai, lamentandomi e portando la mano alla zona colpita. Avvertii un leggero gonfiore, ma sembrava non esserci sangue.
Appena mi accertai delle mie condizioni, mi guardai attorno.

«Ben svegliato» mi salutò un uomo con una benda sull’occhio.

«Chi…? Dove sono?» domandai, confuso.

A mani giunte, gomiti sul tavolo, l’energumeno seduto dietro la scrivania mi osservava. Era pelato, decisamente muscoloso, tanto che, attraverso il vestito era possibile seguire le forme di quel corpo scolpito.

«Qui le domande le faccio io» mi disse con grande freddezza.

Deglutii a fatica, incerto sul da farsi.

«Ti ricordi cosa è successo?».

Ripensai a quanto successo e immediatamente pensai a Lusa. «Dov’è il mio amico?» chiesi, in preda al panico.

«È lì» rispose, indicandomi un divanetto su cui giaceva il mio compagno di disavventure. «Sta bene, anche se ha bevuto un po’ troppo».

Trassi un respiro di sollievo e tentai di concentrarmi sull’uomo con la benda.

«Allora?» riprese il ciclope. «Ti ricordi cos’è successo?».
«Ecco… il mio amico ha bevuto ed è svenuto… poi ho urtato qualcuno che mi ha colpito. Dopo… dopo non ricordo nulla».
«Hai dimenticato un particolare. E vedi di non fare il furbo».

Chiusi gli occhi, nel tentativo di rievocare le immagini di quel momento, ma nessun nuovo particolare mi venne in mente.

«Mi dispiace… non ricordo».
«Vorresti fare il furbo, eh? Ma non scappi».
«Non capisco… a cosa ti riferisci?».
«Il whisky bevuto dal tuo amico ti dice niente?».

D’improvviso ricordai. «Oh, il whisky! Sì… sì! Ora ricordo».
«E quindi ricorderai che abbiamo un conto in sospeso, non è vero?».
«Io… sì, certo, ora mi ricordo, ma… ho finito i soldi pagando l’ingresso. Adesso non posso pagare…».
«E quindi? Credi forse di potertene andare via con questa scusa?».
«No, certo che no. Pagherò. Tornerò a casa a prendere altri soldi poi tornerò a…».
«Mi credi un idiota?».
«No, io non…».
«Secondo te ti lascio andare a casa a “prendere i soldi”?» mi chiede facendo il segno delle virgolette con le dita.
«Vado e torno…» provo a dire, sperando di ispirare fiducia.
«Allora mi prendi davvero per un idiota!».
«Senti… ti prego, non è mia intenzione fuggire… voglio saldare il debito, ma al momento non ho soldi. Ho solo un portafogli vuoto e una macchina…». Poi, illuminato da un pensiero aggiungo: «E una fetta di torta».
«Mi prendi in giro? Una fetta di torta? Scommetto, poi, che è una classica torta al cioccolato» commenta, storcendo il naso.
«No. Veramente è una torta al limone…».
«L-limone?» balbetta di colpo il ciclope, cambiando espressione, smettendo di tendere i muscoli.
«Sì» confermo, timoroso, non riuscendo a prevedere cosa sta per succedere.
«Ma… ma è una ciambella al limone oppure con crema al limone?».
«Crema al limone».

Il volto dell’energumeno diventa quasi infantile: gli occhi si dilatano mentre vagano tra chissà quali ricordi, un lieve sorriso sembra stendersi, mentre un filo di bava spunta ai lati della bocca, segno dell’acquolina. Continue reading →

RUBRICA ASTROLOGICA – CAPRICORNO (parte 1)

  • SCRITTORI del Capricorno
  • Le DONNE del Capricorno

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  1. SCRITTORI del Capricorno

Per introdurvi nell’universo del Capricorno è indispensabile tenere presenti due cose: la corrispondenza stagionale e il pianeta governatore del Segno. La stagione. È inverno. Le notti sono lunghe, la luce è scarsa. La terra appare spoglia, senza vita. Gli uomini e gli animali cercano un rifugio per ripararsi dal freddo. Eppure la terra inseminata, sotto la crosta spessa e dura che la ricopre, prepara la nuova fioritura, il grano seminato si prepara a germogliare. Anche il carattere del Capricorno appare freddo e severo. È come se si difendesse con una corazza protettiva, e spesso l’osservatore esterno vede solo questa durezza difensiva. Ma in lui c’è una parte interiore che non sempre appare all’osservatore esterno. È Saturno il Pianeta governatore. Saturno spesso ci fa paura perché non rappresenta certo gli aspetti edonistici dell’esistenza, è incaricato di farci accettare le prove che rappresentano le tappe di crescita della nostra vita. Ma  è proprio Saturno che ci libera dalle catene di passioni ed istinti, che libera l’intelligenza dalla visione puramente soggettiva della realtà, e ci permette di crescere. Per illustrare il Capricorno vorrei parlare di alcuni scrittori che non avrei immediatamente riconosciuto come appartenenti a questo segno, forse immaginavo solo scrittori scientifici, realistici, quasi da “realismo sovietico” e invece trovo autori visionari, autori del mistero, di storie fantastiche, dell’orrore e addirittura di fantascienza. 2_kafka Murakami Haruki  Avete letto le storie bizzarre, strane di questo autore visionario? Io l’ho incontrato circa quattro anni fa, quando una giovane amica mi prestò Kafka sulla spiaggia e mi ha immediatamente conquistata. Mi appassiona il suo universo onirico, in cui mi perdo. Penso che non riuscirei a raccontare in modo coerente nemmeno una delle trame dei suoi romanzi. Se decidete di accostarvi a questo scrittore credo che Kafka sulla spiaggia sia un ottimo inizio, almeno capirete subito se lo amate o se non vi interessa minimamente. Un altro romanzo che potrei consigliare come lettura iniziale è A sud del confine, a ovest del sole. Se ne rimarrete affascinati cercherete tutte le sue opere. Diventa quasi una dipendenza… Certo quando ho visto la sua data di nascita è stata davvero una sorpresa,  non pensavo potesse essere Capricorno. Ma vediamo come presenta se stesso. «Scrivo storie strane, bizzarre. Non so perché mi piaccia tutto ciò che è strano. In realtà sono un uomo molto razionale. Non credo alla New Age, né alla reincarnazione, ai sogni, ai tarocchi, all’oroscopo…» Sicuramente è una presentazione in sintonia con il carattere del Capricorno. Afferma di non essere un sognatore irrazionale, ma anzi sostiene «sono un uomo molto razionale». E  lui stesso si interroga sul perché sia attirato da ciò che è strano. Murakami non è certamente un Capricorno puro, ha infatti in questo segno solo il Sole (del resto segni totalmente puri esistono soltanto nei manuali, non certo negli esseri umani). La Luna in Gemelli e Venere in Sagittario possono indicare l’importanza del viaggio, anche mentale, la curiosità, la mobilità. Mercurio e Marte in Acquario segnalano un’intelligenza decisamente anticonvenzionale. Purtroppo non conosco l’ora di nascita per cui non so dove sia l’ascendente. Avevo deciso di riportare un brano da un suo romanzo, ma non sapevo decidermi. Poi ho pensato che il Capricorno è opposto al Cancro, il segno lunare per eccellenza1 allora  vorrei segnalare anche in questo caso un brano sulla luna.

«Guardando il cielo dall’alto della montagna, la luna appariva incredibilmente vicina, e priva di grazia. Una grandissima sfera di pietra, la cui pelle era corrosa dall’impetuoso scorrere del tempo. Le ombre sinistre dalle forme più varie che ne ricoprivano la superficie erano le cellule cieche di un cancro che allungava i suoi tentacoli verso il tepore della vita. La luce della luna distorceva i suoni, dissolveva i significati e seminava dubbi. Era stata lei a far vedere a Myù l’immagine di un’altra se stessa. Era stata lei a far sparire Sumire. Era stata lei (forse) a eseguire quella musica e a portarmi fin lì. Davanti a me appariva un’oscurità senza fondo, dietro me c’era un mondo pallidamente illuminato. Sull’arresto di una montagna, in un paese straniero, mi lasciavo bagnare dalla luce lunare. Non potei fare a meno di chiedermi se non fosse stato tutto congegnato fin dall’inizio» (Murakami Haruki, La ragazza dello sputnik)

La luna è spesso presente nei romanzi di questo autore e non è certamente la luna complice e confidente,  spesso rasserenante del Cancro Leopardi, mi pare invece, come in questo brano, una presenza inquietante e portatrice di eventi dolorosi. E nel  suo romanzo forse più famoso, 1Q84, nel mondo parallelo vi sono addirittura due lune. 3_lune   Tema da “Capricorno” è quello della solitudine e questo aspetto caratterizza quasi tutti  i personaggi delle storie di Haruki che magari come Tengo di 1Q84 o come il protagonista di Al sud del confine a ovest del sole,  cercano di sfuggire a questa condizione inseguendo un amore d’infanzia.

«Dall’inizio dell’Università, trascorsi dodici anni di amarezza, di solitudine, di silenzio. In quel periodo non ci fu nessuno con cui riuscii ad aprirmi. Potrei definirli anni di “congelamento”» (M.Haruki, A sud del confine, a ovest del sole) Continue reading →

RUBRICA ASTROLOGICA – SAGITTARIO (parte 2)

2.   JANE  AUSTEN  e  le donne pioniere del SAGITTARIO 

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La penna di JANE AUSTEN1 è elegantissima. Ci ha lasciato quattro romanzi. Quattro capolavori.
Per Virginia Woolf Jane è “L’artista più perfetta tra le donne”, ed è tra le prime a dedicare l’intero suo lavoro all’analisi dell’universo femminile.
Non dico che sia tra le mie scrittrici preferite, come fa la raffinata Nadia Fusini. È quasi irrilevante se mi piaccia o meno. Per me è qualcosa di più. Qualcosa di essenziale.
Quando sono stressata l’unica cosa che riesco a leggere, anche per l’ennesima volta, è un suo romanzo. E immediatamente ritrovo serenità. Mi meraviglio di non saperli a memoria, invece rileggo quasi con stupore come la prima volta alcune scene. La scena di un ballo di Orgoglio e Pregiudizio, per esempio, l’ho letta e riletta e ogni volta è la magia.

Virginia  Woolf richiama una scena del romanzo incompiuto I Watson:

«Gli Edward vanno al ballo. Passa la vettura dei Tomlinson; Jane Austen può dirci che Charles ha avuto i suoi guanti e l’ordine di non toglierseli; Tom Musgrave si ritira in un angolo lontano, con un bariletto di ostriche, e vi si trova a proprio agio. Il genio dell’autrice è in libertà, in piena attività. Immediatamente si aguzzano i nostri sensi; ci pervade quella speciale intensità che soltanto lei sa infondere. Ma di che cosa è fatto tutto questo? Di un ballo in una piccola cittadina di provincia; due o tre coppie che si incontrano e si danno la mano in una salone; si mangia e si beve moderatamente; e, come catastrofe, un ragazzo è fatto bersaglio della scortesia di una signorina e della gentilezza di un’altra…» (V. Woolf2)

Quelli della Austen sono romanzi perfetti, ma veramente leggibili per tutti e ancora oggi le sue vicende hanno un ampio successo popolare, lo dimostra l’ampio pubblico che apprezza le molte trasposizioni cinematografiche3. Talvolta può anche venire scambiata per un’autrice di “romanzi sentimentali” e possiamo sentire qualcuno confessare come una debolezza di leggerli con piacere. Maria Pia Pozzato ci fa riflettere su come i suoi argomenti e le sue vicende siano simili a quelli dei romanzi rosa: una cerchia ristretta di personaggi, matrimoni, pettegolezzi, lieto fine, ma in realtà dietro alle sue trame basate sull’amore, «dietro le rigide regole di comportamento ci si apre davanti un quadro di vivacità e complessità psicologica straordinari»4. E non ci si deve aspettare di trovarsi di fronte ad abbandoni sentimentali. Fin dagli scritti dell’adolescenza Jane Austen ironizzava sui personaggi femminili fragili e sugli amori sdolcinati. E anzi,  usava «ogni sorta di artifici per eludere scene romantiche e appassionate»5.

Ho ritrovato dei bellissimi articoli di Piero Citati6 e anche lui, come Virginia Woolf, si sofferma sulle qualità narrative già presenti nei romanzi giovanili, quando non aveva più di 15-17 anni, divertenti, scorrevoli e dietro le vicende paradossali si coglie il  piacere di raccontare, è come se la vedessimo nella sua canonica di campagna mentre ride di tutto: «trovava il mondo divertentissimo, poi il suo sguardo si rivolse soprattutto alla realtà quotidiana ma rimane la felicità dello “spettacolo quotidiano”» (Citati).

E queste affermazioni si collegano naturalmente al primo aspetto dell’oroscopo di Jane Austen: il Sole  in Sagittario, quindi l’aspetto vitale e gioioso del segno.
L’ascendente invece, nel segno della Vergine, è in sintonia con il rigore della sua scrittura ma anche con lo sguardo acuto e ironico con cui rappresenta il mondo in cui vive. E spesso la sua ironia diventa graffiante, forse per la presenza di una lucida Venere in Scorpione.

«Non facciamoci ingannare dalle sue trame… Sapeva essere abbastanza spietata con la sua ironia pungente e disincantata» dice Virginia Woolf. Continue reading →

Cristo si è fermato a Eboli: fantasmi dell’emigrazione italiana nel mondo

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Introduzione

Ancora oggi, la letteratura viene erroneamente percepita come una dimensione astratta, distante, difficilmente assimilabile alla complessità del presente, forse poiché troppo ancorata al proprio passato o forse perché troppo appartenente alla sfera referenziale del suo autore. Questa rubrica vuole ricordare come una macrocategoria ampissima e multidimensionale quale la letteratura possa essere nuovamente rivisitata come chiave del contemporaneo, come strumento privilegiato per creare molteplici ponti tra passato e presente, generando riflessioni utili per muoversi con dimestichezza e con maggiore consapevolezza nella complessità della società contemporanea.

Un romanzo un pò antiquato come Cristo si è fermato ad Eboli, pietra miliare di Carlo Levi, pubblicato da Einaudi nel 1945 e ormai dimenticato nelle antologie scolastiche o in fondo ai ripiani delle nostre librerie, rappresenta un chiaro esempio di come esista ancora oggi moltissimo di attuale nella letteratura, tracciando vecchi e nuovi universali riconducibili alle problematiche odierne.

I nuclei tematici di questo libro sono numerosi tra cui l’interdizione della libertà di parola e pensiero, le stupefacenti differenze tra nord e sud, la scoperta di culture incomprensibili e l’oscura presenza (o meglio assenza) dell’emigrazione italiana nel mondo. Ecco che il punto di partenza sarà proprio il fenomeno migratorio; come sfondo del villaggio fantasma di Gagliano, arroccato sui colli argillosi della Lucania del 1934, letteralmente svuotato dei suoi uomini emigrati all’estero, in parallelo con un’Italia contemporanea in crisi e che perde sempre più giovani, proprio come il secolo precedente.

Emigrazione: un pò di numeri

Tradizionalmente, l’Italia è considerata il prototipo di “terra di emigranti” per eccellenza. Milioni di italiani, infatti, hanno abbandonato il proprio paese, specialmente tra la fine del XIX secolo alla Prima guerra mondiale, per poi riprendere a partire nel Secondo dopoguerra fino agli anni ‘70 e ricominciare alle soglie degli anni 2000.

Oggigiorno, gli italiani nel mondo costituiscono un gruppo etnico significativamente importante, non solo da una prospettiva strettamente numerica ma soprattutto da un punto di vista socioculturale, economico e politico. A metà dello scorso anno, i cittadini italiani iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) risultano 4.408.640, ripartiti prevalentemente tra Europa (54,3%), America settentrionale (9,1%) e meridionale (30,9%), e Oceania (5,4%). Il numero complessivo di cittadini italiani residenti all’estero, che rappresenta oggi quasi il 7% della popolazione italiana residente in Italia, è aumentato di oltre 2.000.000 unità rispetto a soli dieci anni fa; un dato che sembra essere correlato a fenomeni storici quali trasformazioni sociali e culturali precisi di cui quello più rilevante sembra essere la crisi economica degli anni Duemila.

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Le nuove ondate migratorie italiane degli ultimi decenni rappresentano dinamiche molto diverse rispetto al passato; la nuova emigrazione italiana, infatti, si sovrappone quasi interamente alla cosiddetta “fuga dei cervelli”, ovvero l’espatrio di giovani altamente istruiti e professionalmente qualificati.

Secondo i dati dell’ISTAT, all’inizio degli anni 2000 il numero dei laureati italiani emigrati nel mondo erano circa 3.800; nel 2005 erano quasi 5.000 e alla fine del decennio oltre 6.200, più del doppio di dieci anni prima. Nel corso di un solo decennio sono stati quindi oltre 51.000 i laureati italiani che hanno abbandonato il nostro paese. Le statistiche confermano la tendenza delle migrazioni verso le grandi economie internazionali, così che progressivamente, molti paesi meno economicamente vincenti si stanno svuotando di moltissime menti brillanti e l’Italia sembra essere uno dei maggiori protagonisti (forse inconsapevole) di questo processo.

Secondo l’AIRE, sono più di 4 milioni i cittadini italiani distribuiti su tutto il mondo; una cifra cospicua alla quale si devono aggiungere anche gli oriundi italiani, ovvero coloro che si riconoscono etnicamente italiani per discendenza, arrivando così (secondo le stime del CEI) addirittura a 58 milioni; considerando che la popolazione italiana conta circa 60 milioni di persone possiamo affermare che tra i nostri connazionali che vivono all’estero e i loro discendenti esiste un’altra Italia al di fuori dell’Italia stessa. Continue reading →

FAR FIORIRE IL DESERTO (parte 1)

“Nella gola del serpente
fa un buio pesto
scommetto che è per questo
che non vediamo niente”
Il Teatro degli Orrori, L’impero delle tenebre

Tel Aviv è una splendida cecità. La guerra è lontana, l’occupazione sembra distante, in un’altra dimensione, in un’altra epoca. In verità, si spara a poche decine di chilometri, ma qui è tutto attutito, la città è protetta da una cappa di luce artificiale, percepisco come un filtro, un silenziatore posato sulle villette a schiera e i giardini ben curati.
Le immagini di un’Occidente tollerante ed opulento scaturiscono da ogni angolo, ma la quotidianità dei Territori Occupati, una quotidianità ancora vivida nella mia memoria, genera un contrasto insopportabile con questa che mi sembra una realtà di carta, ho nelle orecchie una cacofonia continua, un senso di nausea in gola. È il mito della caverna di Platone applicato allo spazio urbano: una sfilata di belle figurine viene proiettata continuamente sulle pareti della grotta, e la grotta stessa è rivestita da una carta da parati che raffigura spiagge dorate e grattacieli.
A Tel Aviv non vedrete scritte sui muri contro il sistema, niente falci e martelli né “la legge è illegale”, ma bombolette che disegnano stelle di David e raccontano di orgoglio nazionale.

Il memoricidio ha raggiunto gli obiettivi prefissati: Yafo, delizioso e pittoresco quartiere di Tel Aviv, aveva 120000 abitanti palestinesi prima della Nakba. Dopo la pulizia etnica, ne rimasero circa 3900, molti fuggirono via mare, fino a raggiungere Gaza. Yafo si chiamava Giaffa, i suoi pompelmi sono oggi un simbolo israeliano, le sue case, distrutte durante i bombardamenti e le deportazioni e in seguito ricostruite, divennero abitazioni per artisti ebrei. Continue reading →

RUBRICA ASTROLOGICA – SAGITTARIO (parte 1)

1. Sagittario, il Viaggio e l’Avventura.
2. Donne del  Sagittario. (Jane Austen e Mary Alcott)

1. SAGITTARIO, IL VIAGGIO E L’AVVENTURA.

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«Dovete dunque sapere come e’ sono due generazioni di combattere: l’uno, con le leggi; l’altro con la forza. Quel primo è proprio dello uomo; quel secondo, delle bestie. Ma perché el primo molte volte non basta, conviene ricorrere al secondo: pertanto a uno principe è necessario saper usare la bestia e lo uomo. Questa parte è suta insegnata alli principi copertamente da li antichi scrittori, e’ quali scrivono come Achille e molti altri di quelli principi antichi furno dati a nutrire a Chirone centauro, che sotto la sua disciplina li custodissi. Il che non vuol dire altro, avere per precettore uno mezzo bestia e mezzo uomo, se non che bisogna a uno principe saper usare l’una e l’altra natura: e l’una sanza l’altra non è durabile.» (Machiavelli Principe – XVII capitolo)

Il brano è tratto dal capitolo XVII ed è tra i più noti del Principe di Machiavelli.

Inizia con il riferimento mitologico al Centauro Chirone. Ancora una volta Machiavelli vuole sottolineare la saggezza degli antichi, si rivolge ai Principi del suo tempo e consiglia, per non soccombere, di utilizzare anche le caratteristiche delle bestie, in particolare la forza del leone e l’astuzia della volpe.

Ho scelto questo brano  per l’immagine del Centauro che illustra negli Zodiaci, fin dall’antichità, il Segno del Sagittario. I Centauri sono figure mitologiche, metà uomo e metà cavallo, tra loro spicca  il “Saggio” Chirone, Guaritore, Precettore e Maestro, ed  è indubbiamente la figura più adatta per rappresentare questo segno, nel quale la natura istintuale non diviene motore di una lotta interiore ma viene utilizzata per raggiungere la meta. Il  Sagittario tende  infatti verso l’alto e può avvalersi di straordinaria forza e vitalità per perseguire il suo obiettivo.

chirone

Dopo il Segno tormentato dello Scorpione, il Sagittario ci accoglie con il suo sorriso fiducioso e ottimista e Giove lo rende spesso baciato dalla fortuna1.
La vita per lui è bella e vuole goderla intensamente. È, come dice Pesatori2, caldo, appassionato, entusiasta, sincero, fino al candore e all’ingenuità.

Il filosofo Spinoza è un tipico Sagittario. «Cerco di trasmettere la vita in serenità e allegria» afferma.   È il “candido” criticato con l’arma dell’ironia dallo Scorpione Voltaire, convinto invece che la natura umana non sia davvero caratterizzata da candore e bontà. Continue reading →