di Angelo Errani
Citazione da Primo Levi:
«Pannwitz è alto, magro, biondo; ha gli occhi, i capelli e il naso come tutti i tedeschi debbono averli, e siede formidabilmente dietro una complicata scrivania. Io, Haftling 174517, sto in piedi nel suo studio che è un vero studio, lucido, pulito, ordinato, e mi pare che lascerei una macchia sporca dovunque dovessi toccare. Quando ebbe finito di scrivere, alzò gli occhi e mi guardò.
Da quel giorno io ho pensato a Pannwitz molte volte e in molti modi. Mi sono domandato quale fosse il suo intimo funzionamento di uomo, come riempisse il suo tempo, all’infuori della polimerizzazione e della coscienza indogermanica; soprattutto quando io sono stato di nuovo un uomo libero, ho desiderato di incontrarlo ancora, e non già per vendetta, ma solo per una curiosità dell’anima umana. Perché quello sguardo non corse fra due uomini; e se io sapessi spiegare a fondo la natura di quello sguardo, scambiato come attraverso la parete di vetro di un acquario fra due esseri che abitano mezzi diversi, avrei anche spiegato l’essenza della grande follia della terza Germania. Continue reading

Riprendere il percorso scolastico, un percorso interrotto nella primavera scorsa da un ostacolo, un’epidemia assai seria che continua a colpire salute e condizioni di vita, comporta la responsabilità di ideare e di promuovere
Ritengo doveroso ricordare che oggi è il 12 dicembre e che cinquantuno anni fa in questa data irruppe l’orrore di una stagione di stragi che hanno poi segnato i giorni più tremendi delle nostre vite.
In questi giorni, in cui il tempo riesce forse a farci percepire quanto sia importante, ho avuto l’opportunità di ritrovare piccole/grandi cose dimenticate nei cassetti. Ciò che potete leggere in queste pagine sono ricordi di scuola di una brava maestra. Andavo a trovarla settimanalmente quando, ormai molto anziana, non usciva più dalla sua camera e, in una di quelle occasioni, le chiesi di scrivere per noi i suoi ricordi di scuola. Come era sua abitudine, fece i compiti. Si chiamava Maria Galanti. Era mia madre.
Chiudendo le scuole, si spegne anche l’educazione? Stimolato da una richiesta di Rosalba, è questa la domanda che mi sono trovato nei pensieri. Ho cercato una prima risposta nel dedicarmi alla scrittura di una fiaba che potesse provare a incontrare le immagini che in questi giorni transitano nei pensieri dei bambini:
C’era una volta, non tanto tempo fa, un bellissimo paese: aveva il mare da tutte le parti e bellissime montagne alte e basse: montagne che arrivavano al cielo e colline tonde come panettoni.
I bambini, quando nascono, arrivano in un mondo che c’era già. Per ridurre lo smarrimento che provano rispetto a questo luogo che, non essendo conosciuto, preoccupa, cominciano, inizialmente attraverso la mediazione della mamma, a interrogarne gli aspetti e le dinamiche, cioè a farsi delle domande. Sono le domande che ne guideranno progressivamente la possibilità di conoscere cose e persone e a rendere prevedibili gli effetti del loro agire. E sono innumerevoli le domande che accompagnano i primi anni di vita. Ma perché poi, nel corso degli anni, accade assai spesso che i bambini cessino di far domande? Forse quei bambini hanno sperimentato che la loro curiosità non veniva presa sul serio o che veniva derisa, considerata ingenua, o che veniva vissuta addirittura come un fastidio. Non è forse questo il comportamento adulto che in tanti casi spegne nei bambini la curiosità, il piacere della ricerca di risposte, e che genera il conformarsi a ciò che si vede e si sente, senza più sottoporlo a riflessione critica?
Le persone disabili quale condizione hanno vissuto? Che ruolo hanno avuto? Chi hanno incontrato?