di Francesco Colombrita

Edito Marsilio, 2018, pp 363
A Parigi una donna sta lavorando al computer in un caffè, distratta e presa dai suoi stessi pensieri. Nello medesimo istante, ai piedi di Monmartre, un uomo ha già sistemato la frutta e la verdura davanti al proprio negozio e punta lo sguardo, seduto su uno sgabello, sul nulla. Sono due momenti che si ripetono con costanza, ineluttabili. Lei è una giornalista freelance colpita da un crollo nervoso, lui un droghiere che porta avanti la famiglia, la casa e il negozio. Si può essere, tuttavia, se stessi senza coscienza del presente, persi in una preterintenzionale monotonia?
Helena attende che passino i minuti mentre cerca di finire articoli su articoli richiesti dall’editore, per poi recuperare il figlio uscito da scuola. Continue reading
Interpretare un panorama politico così variegato e ancora, per molti versi, irrisolto è più un lavoro da 


Nel 
L’espressione “politica culturale” è molto evocativa, ma di difficile definizione. Le parole che la compongono ci forniscono tuttavia indizi importanti. Si potrebbe sostenere che l’obiettivo di una seria politica culturale consista nel delineare un progetto a medio-lungo termine, costruendo insieme una visione futura della comunità di cui facciamo parte (aspetto politico), ponendo al centro di questo processo le risorse culturali (nelle loro diverse forme) del nostro Paese e valorizzando le competenze e le eccellenze che in questo ambito operano. Un progetto dunque che resista ai frequenti cambiamenti politici e che crei opportunità di lavoro e di ricchezza diffusa (economica e non). Parole d’ordine: partecipazione, inclusione, futuro, opportunità.

